Ogni tanto, rivedo gli strumenti con cui scribacchio queste righe.
Dopo più di un anno con Ulysses, pur ritenendolo nel complesso il miglior editor Markdown su iOS/Mac, nonché un programma splendidamente realizzato, mi ha preso la curiosità di provare altro.

Non è sperimentazione fine a se stessa, sia chiaro: non sento il “bisogno” di cercare l’app definitiva, pure divertendomi molto a leggere le migliaia di parole che vengono scritte sull’argomento. La questione ha origine dal medesimo motivo per cui ho scelto di scrivere in Markdown: voglio essere – per quanto possibile – indipendente da uno specifico software e/o piattaforma.

Una breve ricerca svela una quantità imbarazzante di editor per quello che sta diventando (forse lo è già) il più diffuso linguaggio di scrittura “text only”: oltre ai big (Ulysses e Byword su tutti), noto però che gode di ottima fama 1Writer.
Un’app che avevo scaricato letteralmente ere fa, direi addirittura ai tempi del fine carriera del mio iPad 1.

Ovviamente, non posso resistere alla curiosità, tanto più che soddisfa almeno due dei requisiti per me fondamentali: sincronizzazione via iCloud e “multipiattaforma Apple” completo (iPhone, iPad e Mac con specifiche versioni).

Quindi nelle prossime settimane proverò a “svincolarmi” da Ulysses, controllando se l’erba sia altrettanto verde in altri prati.

Avevo scritto queste righe qualche giorno fa. Poi ho pensato di testare iA Writer, che già conoscevo ma non ho mai utilizzato a lungo.

Infine ho provato mWeb: molto bello, molto flessibile, ma questa varietà di editor, tutti i con i propri punti di forza, rivela solo una cosa: i fuoriclasse qui sono solo due, almeno per chi non ha esigenze di automazione estrema (escludendo quindi Working Copy e Editorial).

Quei due fuoriclasse sono Ulysses e Byword.

Completi, personalizzabili, semplici da usare finché non si vuole scavare sotto la superficie, questi due editor sono – quasi – tutto ciò che il 90% dei blogger/scrittori generalisti può desiderare.

Non resta che scegliere se si preferisce la modalità ad abbonamento o quella una tantum, certi che, qualunque sia la scelta, si cadrà in piedi.

Stay Tuned,
Mr.Frost

It’s old news that people are bastard coated bastards with bastard filling. It’s old news that this is how the internet works. It doesn’t have to be that way though. We’re better than this

Yin and Yang — Liss is More

La stupidità è qualcosa con cui bisogna fare i conti, specialmente su internet. [1]
Quanto all’assuefazione, è triste constatare come essa sia “necessaria”, una sorta di corazza.

Stay Tuned,
Mr.Frost


  1. No, non è come dice Umberto Eco, cioè che internet abbia moltiplicato gli imbecilli.
    Li ha solo resi molto più visibili; e (proprio per questo?) un bel po’ più molesti e pericolosi.  ↩

The key rule in evaluating the flood of new hardware and software that’s constantly being hawked at you is this: If you’re happy with what you already use, if it works well for you, don’t upgrade.

Yes, the tech industry employs a massive marketing machine to get you on the upgrade treadmill and keep you there, but you don’t have to do so. Resistance isn’t futile.

Walt Mossberg – Re/Code

Il mio Mac è un MacBookPro del 2008 (prima un iMac G5), l’iPhone è un 5 (prima un 3GS), l’iPad un Air (prima un iPad 1G).

Posso definirmi sufficientemente esperto nell’arte di valutare le mie esigenze ed adattare i cambi di hardware al mutare di esse.
È interessante come anche i non habitué del minimalismo stiano sposando questa sorta di autoregolamentazione tecnologica.
Insomma, la teoria del minimum fit me l’aspetto da un Patrick Rhone…

Il vantaggio di questo endorsement VIP potrebbe risiedere nello zittire finalmente i soloni che basano la propria ragion d’essere sulla falsa equivalenza rilascio annualeupgrade annuale automatico (e via con le sciocchezze tipo obsolescenza programmata e simili).

Spiegherebbe, inoltre, perché Apple non si preoccupi minimamente della flessione anno su anno dei dati di vendita di iPad.
IL tablet è ormai assimilabile ad un computer a tutti gli effetti (esistono macchine uniche di casa decisamente meno performanti di questa sottiletta di vetro e alluminio che tengo in mano), Apple lo sa e sa anche che questo porta ad un ciclo di upgrade molto più lento.
Gli unici a non accorgersene sembrano essere gli analisti.

Stay Tuned,
Mr.Frost

P.S. L’iPhone nel frattempo è diventato un 6, ma solo perchè ho approfittato di un cambio operatore…

PREMESSA Questo potrebbe essere il primo esemplare di una nuova categoria di post, che per comodità potremmo definire come “le bozze perenni”. Post nemmeno troppo malriusciti, almeno per lo standard, ma che non sono mai usciti dallo stato di “work in progress” per ragioni insondabili (ricordatevi il sottotitolo del blog) e per cui ormai è “passato il momento”. Questo non implica che non siano più validi, solo che il sottoscritto non abbia più intenzioni di “sgrezzarli” a sufficienza da farne un post “ufficiale”….

Oltre che scattare per condividere, ora si ipotizza una specie di sindrome da leggere per condividere, o meglio per riscriverne.
Forse esiste un grado patologico di condivisite (si dirà così?), e dev’essere qualcosa di non troppo dissimile alla follia che coglie chi non riesce più a mangiare alcunché senza fare un (molesto e per lo più indesiderato) reportage su Instagram, o non vive se non posta su Facebook di quanto gli sono cresciute le unghie dei piedi.

Ma, al di là dei casi estremi, penso sia semplicemente un caso di volontà di sapere che si trasforma in volontà di far sapere.

Almeno nel mio caso, i motivi per un linkpost sono principalmente due:

  • Ritengo che ciò che che è stato scritto da qualcun’altro sia meritevole di attenzione e lettura “as is”, e quindi contribuisco (in maniera risibile) alla sua diffusione.
  • Ho qualcosa da dire rispetto alle tesi esposte (sono d’accordo/le trovo ridicole e tutte le sfumature intermedie) o da aggiungere.

Mentre per le foto riesco a cogliere la sindrome (e rabbrividisco), nella questione repost compulsivo sul blog mi pare ci sia un eccesso di critica.

Dopotutto, che vuole scrivere un blog pensa (indipendentemente dal fatto che abbia ragione) di avere qualcosa da dire. E le opinioni vengono formate in gran parte tramite il confronto con le opinioni altrui…

Rimane il problema, ma di atro tipo e “portata” completamente differente, del repost con delirio acchiappa click annesso: se lo scopo di un linkpost è esclusivamente quello di aumentare il traffico sul proprio sito, trollando o ripetendo supinamente le tesi dell’autore cui si fa riferimento, il livello qualitativo comincia pericolosamente ad avvicinarsi a quello di una qualsiasi #ereditànigerianamilionaria.

Stay Tuned,
Mr.Frost