Quote of the Day

Schools, in particular, shouldn’t be relying upon technologies built by companies with a business model dependent on mass data collection.

Nick Heer – Apple’s “New” Education Strategy

La differenza tra “sponsor” e “sponsor per interesse esclusivo di chi sponsorizza” comincia ad emergere chiara anche in chi finora sembra essersene preoccupato poco (si parla di intere fasce di utenti/clienti/soggetti coinvolti, sia chiaro, il povero Nick Heer è solo un ambasciatore).
Chi si preoccupa del fatto che Google (o Facebook, Twitter o chiunque altro “lavori” nel medesimo modo) abusi della propria competenza tecnologica per fare incetta ed abusare dei suoi dati sensibili, non cita quasi mai l’uso intensivo che dei prodotti di BigG si fa nelle scuole.
Un problema che spero riusciremo a riconoscere e gestire prima che ci scoppi in faccia stile “Cambridge Analityca”.

Stay Tuned,
Mr.Frost

P.S. Anche l’analisi da cui parte Nick per sollevare dei – legittimi – dubbi, ad opera del buon Bradley Chambers (uno che sul binomio Apple-Scuola potrebbe scrivere interi trattati) merita il tempo per una lettura approfondita.

Hai le chiavi della gabbia, ma non vuoi uscire

Like the clothes we wear, the cars we drive, or the houses we live in, our photographs are another vehicle to which the world judges us because the world expects to see proof of our beautiful, happy lives and we have grown to crave that attention. In this light, photography has grown vain in its old age.

We shoot, we shoot, and we shoot… and then we share. Sometimes to prove our good taste or creative ability, but also, in many cases, as a means to feel alive because we have generated this need to prove something to others and to ourselves.

Don’t Forget To Remember This

Pensate non sia abbastanza inquietante?
Provate ad aggiungerci questo:

“The implication is that if you don’t have it [privacy – NdR], you haven’t earned the right or aren’t capable or trustworthy,” said Christena Nippert-Eng, professor of sociology at the Illinois Institute of Technology in Chicago and author of “Islands of Privacy.”

So it’s not surprising that privacy research in both online and offline environments has shown that just the perception, let alone the reality, of being watched results in feelings of low self-esteem, depression and anxiety. Whether observed by a supervisor at work or Facebook friends, people are inclined to conform and demonstrate less individuality and creativity. Their performance of tasks suffers and they have elevated pulse rates and levels of stress hormones.

We want privacy but can’t stop sharing

Una sorta di masochistico circolo vizioso, senza nemmeno che il vizio sia quindi uno di quelli “piacevoli”, e ci lucrano anche sopra – tra l’atro in modi che nemmeno ci sono troppo chiari.

Mi ricorda il principio che rende (più) inquietante Black Mirror: le tecnologie ed i comportamenti distopici non sono imposti, ma scelti liberamente.
Forse per la ragione che ipotizza Filippo Corti, o magari ha ragione Loki (però poi non gli va granché bene 🙂 ).

Stay Tuned,
Mr.Frost

Il Grandissimo Fratello

According to a recent survey by the consumer research firm Survata, people care more about Google accessing their personal electronic data than they do the NSA, their boss, their parents, or their spouse. Which is unfortunate, given that your parents and boss will probably never see everything you search, e-mail and click — while Google logs that material more or less all the time.

Everything Google knows about you (and how it knows it) – The Washington Post

La percezione dipende da tanti fattori: la copertura data alle notizie, il modo in cui vengono riferite, quanto spesso si parla dei problemi sottostanti a qualunque tecnologia (che, ricordiamolo, se è sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia).

Viviamo in un mondo in cui ci sono persone che si preoccupano più seriamente delle scie chimiche e di Echelon che della diffusione che essi stessi danno al proprio numero di cellulare o a dati ugualmente sensibili.

Ci sono persone che pensano che gli Illuminati governino le sorti del mondo, ma nulla sanno e per nulla si preoccupano dell’ingegneria sociale.

La conoscenza è potere, si dice: quello che non si dice abbastanza, però, è che l’ignoranza è potere altrui.
E quale uomo è in grado di dire no al potere?

Soprattutto quando, considerato il nostro stile di vita, gran parte del profiling è non solo volontario, ma addirittura inevitabile

But if you want to avoid Google’s gaze entirely, some more radical lifestyle changes may be in order — like, maybe consider quitting the Internet and moving into the woods. Just make sure you bring lots of survival guides with you. In case of emergency, there will be no Google search.

Stay Tuned,
Mr.Frost

E il problema sarebbe Spotlight?

Verizon apparently created this mechanism to expand their advertising programs, but it has privacy implications far beyond those programs. Indeed, while we’re concerned about Verizon’s own use of the header, we’re even more worried about what it allows others to find out about Verizon users. The X-UIDH header effectively reinvents the cookie, but does so in a way that is shockingly insecure and dangerous to your privacy. Worse still, Verizon doesn’t let users turn off this “feature.” In fact, it functions even if you use a private browsing mode or clear your cookies. You can test whether the header is injected in your traffic by visiting lessonslearned.org/sniff or amibeingtracked.com over a cell data connection.

EFF.org

Una funzione disattivabile dall’interfaccia utente trattata come un cookie non standard che ignora le sessioni di navigazione privata ed è non ripulibile con i sistemi convenzionali (aka quelli alla portata dell’utente standard).

Come dicevo, potenza di fuoco implica responsabilità…

Stay Tuned,
Mr.Frost

P.S. Anche Lucio Bragagnolo la pensa in maniera molto simile. Mi fa piacere essere in ottima compagnia (e numerosa).