Some things NEVER change

Ho velocemente classificato il “bendgate” come una stupidaggine, e credo che alla fine questi stress-test abbiano la stessa utilità dei deliri di chi mette i cellulari o le console portatili nel frullatorone ’mmerecano.
Tuttavia non sono il CEO di Samsung, e anche se lo fossi (in virtù anche dei trascorsi tra le due aziende) non credo mi sognerei mai di sfottere un concorrente nella posizione e della forza di Apple.
Evidentemente in Corea la pensano in modo diverso, perché Il suddetto CEO, Younghee Lee, non ha trovato niente di meglio da fare che citare a sproposito l’inesistente bendgate durante la presentazione dei due nuovi top di gamma Made in Seoul.
Letteralmente, da CNet:

“This stuff will not bend,” she said to laughter and applause.

Poi è successo che è arrivata la realtà.

The Samsung Galaxy S6 edge deformed at 110 pounds and created a crack in the screen. When pushed to catastrophic failure, its breaking point was 149 pounds, at which point it ceased to function.

The Apple iPhone 6 Plus deformation occurred at 110 pounds, but it continued to function normally. When pushed to catastrophic failure, its breaking point was an impressive 179 pounds.

Jim Dalrymple – Oh Samsung

La dimenticata arte di tacere.

Stay Tuned,
Mr.Frost

Non solo, ma anche

Circolano le prime (serie) recensioni dei nuovi modelli di punta di Samsung, il Galaxy S6 e S6 Edge.
La cosa interessante, al momento, oltre al cambio di rotta di cui abbiamo già parlato , sembra risiedere nel fatto che Samsung abbia preso coscienza delle proprie capacità (attenzione, non stiamo parlando di potenzialità, ma di capacità attuali, hic et nunc) di produrre ottimo hardware.
Ricordandoci di non stupirci (non a caso è uno dei principali fornitori di Apple), suona comunque positiva una presa di coscienza delle proprie qualità manifatturiere da parte di un player così importante.
(Cinico mode on) Magari, a questa prima fondamentale illuminazione, ne seguirà un giorno anche una riguardante il design non scopiazzato. (Cinico mode off)

Certo che.

Certo che fa impressione leggere frasi come queste:

Since the dawn of the smartphone wars, there have been basic truths about Samsungs: They’re made of flimsy plastic, their cameras can’t keep up with the iPhone’s, and their modified Android software is ugly and intolerably cluttered.

With the Galaxy S6 and S6 Edge, which arrive at U.S. carriers on April 10, none of that is true anymore. I am not afraid to say it: I love Samsung’s new phones, maybe even more than my own iPhone 6.

Joanna Stern – Samsung Galaxy S6 Review: The iPhone 6 Has Met Its Match – WSJ

La fonte non è il Giornalino di quartiere, quindi il problema sembra porsi seriamente.
Per fortuna, l’universo è in salvo anche questa volta, grazie al meraviglioso riassunto che ne fa Farhad Manjoo sul NYT:

Samsung goes far in checking off every other hardware box: The S6 and S6 Edge are blazingly fast, their cameras are excellent, their fingerprint sensors work very well, and — with an add-on charging pad — they can be recharged wirelessly.

But if the new phones are beautiful and functional, they are still something of a pain to use. The S6 and S6 Edge run Samsung’s modified version of Google’s Android operating system. Despite Samsung’s engineers’ efforts to clean up the software, the phone’s interface is a hodgepodge of odd design decisions and overly complicated functions.

Fahrad Manjoo – With Galaxy S6 and S6 Edge, Samsung Tries to Regain Its Footing – NYTimes.com

Si diceva: non solo, ma anche.

Stay Tuned,
Mr.Frost

A chi vende, veramente, Samsung

The problem is Apple is now selling larger screen iPhones, and Xiaomi and other local Chinese smartphone vendors are selling decent hardware at lower prices. Samsung’s differentiation has disappeared. Samsung may not be at the point of utter desperation, but they certainly came off as remaining quite nervous. Samsung says they want to be first in mobile, but they show great discomfort in leading.

Above Avalon: Samsung’s Smartphone Dilemma

Ancora su Samsung, ancora dubbi.
Anche volendo escludere – per pietas nei confronti di un rivale evidentemente alla frutta – dal ragionamento le vaghe similitudini tra il nuovo arrivato Galaxy S6 e l’iPhone 6 (in qualsiasi altra azienda, avrei già visto rotolare mestamente per terra la testa del genio del marketing che ha prodotto questa foto promozionale, occorre interrogarsi seriamente su quale sia la filosofia di design e di prodotto dietro le ultime scelte.

Detto in termini professionali: che cavolo gli passa per la testa, a ’sti coreani?

L’S6 viene definito da Samsung stessa basato sul “design of the future,” e su un “design with a purpose.”

Viene da chiedersi quale inscindibile legame con la tradizione abbia impedito di adottare prima questo mirabolante nuovo design.

Sorge al contempo il dubbio sull’effettivo vantaggio che Samsung pensa di ottenere eliminando, di fatto, quei fattori di differenziazione che costituivano la principale attrattiva dei Galaxy nei confronti degli iPhone: niente più batteria rimovibile, niente slot per schede di memoria (quante volte ho sentito il mantra della superiorità del Galaxy perché compri il modello base e poi ci aggiungi la memoria che vuoi – come se fosse logico spendere centinaia di euro in un telefono e poi risparmiarne decine sulla quantità di memoria).

Anche dal punto di vista software, oltre ad un sostanziale (necessario, benvenuto) alleggerimento dell’interfaccia proprietaria TouchWiz – universalmente riconosciuta come pesante e “faticosa” da gestire per il terminale – si è voluta dare una bella limata al tutto: si parla di 40 features rimosse.

Anche qui, si prega di astenersi da facili battute su come riusciremo a sopravvivere senza funzioni essenziali nella vita quotidiana come lo spegnimento dello schermo quando dormi, la pausa del video quando non guardi, e lo scorrimento senza toccare lo schermo (realizzo solo ora che – non avendo seguito la diretta della presentazione – non so quali features siano state effettivamente rimosse: potrebbe essere toccate ad altre più utili e “normali”).

The problem facing Samsung is that nearly every one of the changes made with this current crop of phones was the right move. Better hardware and fewer features have been the trend in the premium phone segment for years and the current winners have been busy building their platforms on the trust such a strategy has formed with consumers. However, Samsung’s loyal customer base had remained engaged because Samsung was trying to be different, offering consumers choice and options, while design was considered an after-thought. These consumers place more value in removable batteries and the ability to swap out memory, not the look of the device. By trying to be like another premium smartphone manufacturer, Samsung may have shot itself in the other foot.

Ormai Samsung non riuscirà più, a mio avviso, a togliersi di dosso la fama di imitatrice di Apple; ecco allora che ha senso, e parecchio, l’ipotesi che questo due nuovi terminali, oltre alla consueta dose di sindrome da me too, puntino ad altro.
Un ottima dimostrazione di capacità produttiva, uno sfoggio di forza e contestualmente di qualità dei prodotti, teso ad accreditarsi sempre di più come il partner tecnologico ideale (d’altra parte, checchè ne pensino i fan più sfegatati, faccio fatica a pensare che non esistano svariate versioni dei biglietti da visita aziendali con la dicitura “Apple top hardware provider”) per chiunque voglia creare prodotti ancche top di gamma.

Insomma, due banner ben visibili da tutti, che recitano chiaro e tondo: non siamo solo plasticoni.

Stay Tuned,
Mr.Frost