Apple, iBeacon e lo sguardo “al chilometro”

Il trucco sta nella prospettiva, bisogna saper vedere lontano, solo i visionari spiccano e capiscono appieno se una tecnologia saprà essere utile.
Vero, in linea di massima.
A volte, però, per vedere l’utilità di una tecnologia, bisogna avvicinarsi un po‘. Da un po’ di tempo sto pensando a quale potrebbe essere un utilizzo concreto di iBeacon.
Per concreto, intendo qualcosa di realizzabile al di fuori degli USA, dove pur con tutti i loro difetti tendono in linea di massima a spingere un pelino di più sull’innovazione: quindi iBeacon ti segnala i posti allo stadio quando vai a vedere i Sox vincere (; -) ), lo scaffale con la roba in promozione nel tuo mega mall di zona (in cui altrimenti ti perderesti che nemmeno Tom Hanks in Castaway…), il saldo della tua tessera fedeltà, non solo da Starbucks (che fa un caffè davvero osceno, ma va benissimo come calorifero portatile ed è una perfetta scusa per stare a far niente ad un bel tavolino minimal) ma anche nella più scrausa delle caffetterie di quartiere.

Qualcosa, insomma, che sia utilizzabile anche in un paese come il nostro, dove se chiedi la bolletta via email ti guardano come un marziano, poi cominciano a spedirtela sei mesi dopo la richiesta; per non parlare di quella volta che hai chiesto se non fosse più opportuno spedirti quei documenti fiscali ad un indirizzo di posta certificata, e poi hai dovuto farti tre docce per lavarti di dosso la sensazione di aver chiesto di fare turismo sessuale con minorenni…

Nei miei deliri, cercavo di immaginare chissà quale miglioramento della nostra onnipresente ed elefantiaca burocrazia, e via ad ipotizzare di mappe degli uffici con navigazione interna via iBeacon per non farti rimbalzare da uno sportello all’altro per ore; di guide dei musei che non richiedano più di digitare lo stupido numero dell’opera, o peggio della sala, per fornirti informazioni (cavolo, abbiamo missili a guida automatica transoceanica, e non riusciamo a mappare un dispositivo elettronico in un ambiente delimitato al chiuso?).

Poi mi sono detto: e se perdessi le chiavi tra i cuscini del divano, e la localizzazione di iBeacon mi aiutasse a trovarle? Oppure direttamente l’iPhone, senza ricorrere al classico squillo ad oltranza, magari memorizzando la posizione del terminale ad intervalli prestabiliti, in modo da poterla fornire anche una volta che la batteria si sia scaricata?
Una specie di Tile evoluto, più versatile ed integrato come solo Apple sa fare.

Perché, a volte, i problemi da risolvere per primi sono quelli più piccoli, o che sembrano tali.

Questione di scala e di messa a fuoco.

Stay Tuned,
Mr.Frost

P.S. Per chi se lo chiedesse, lo sguardo al chilometro del titolo è questo

Colto sará Lei!

La cultura costa fatica, è un lavoro – perché è una costante ricerca, e un costante invito all’umiltà. E ha un suo posto nella società, fondamentale. Forse è giunto il momento di dire ai tanti che invece sanno sempre tutto, e disprezzano chiunque abbia titolo per dirsi a conoscenza di qualcosa, che non ci sono lavoratori più lavoratori degli altri, che la prassi è nulla senza la teoria, che l’ora ha bisogno di una visione del passato e del futuro, e che insomma tra un amatore e un professionista non sempre dovrebbe avere la meglio il primo.

Concordo in pieno.

Stay Tuned,
Mr.Frost

Apple vuole fregarti

Non dirò che è un articolo delirante. Non dirò nemmeno che è campato in aria.

Perché sono espressioni non in grado di rendere l’idea della colossale sequela di tavanate galattiche contenuta in queste righe.

Dovete leggerle da voi, se proprio volete farvi male.
Io vado a mettermi il cappellino di stagnola…

Stay Tuned,
Mr.Frost

P.S. Grande sunto (all’interno di una divertente "demolizione" punto per punto) da parte di Gizmodo:"Saying Apple plans the obsolescence of iPhones is like saying Dole plans the obsolescence of bananas."

Una volta, qui, era tutta AM….

Ryan Toohil ci presenta una discreta mezz’oretta di amarcord personale per introdurre le motivazioni che l’hanno spinto ad acquistare Radium.
Per me è sufficiente il fatto che sia un’eccellente applicazione, che mi consente di fare in maniera semplice e curata una cosa (ascoltare la radio ad libitum) che amo alla follia da sempre.

Di notevole nell’articolo c’è, a mio avviso, una perfetta descrizione dei motivi per cui la radio è una compagnia insostituibile, in particolare (ma non solo) quando si viaggia.

Certo, mi sento un po’ vecchietto, a voler “forzare” un concetto come quello di broadcast “cieco e indifferenziato” in un’epoca di streaming iperpersonalizzato e a comando, ma tant’è…

Stay Tuned,
Mr.Frost

La differenza esiste, è gigantesca, ed è l’unica cosa che conta davvero.

Matt Gemmell sulla differenza (sostanziale, decisiva, eppure così difficile da definire ed ancor più difficile da apprezzare) tra scelte di design e compromessi voluti e l’opposta, sinistra tendenza ad offrire apparenti maggiori possibilità di scelta, mentre invece semplicemente ci si lava le mani dei problemi, demandandone quindi la soluzione all’utente finale.

Penso che un limite a questa filosofia del mazzo di carte (AKA: “scegli un’opzione, quella che preferisci, ma non pretendere che ti indichi la migliore perché non ho idea di quale sia”) verrà posto – in maniera ancor più decisa di quanto non emerga già ora – nel momento in cui devices intrinsecamente limitati come tablet e smartphones (anche se andrebbe fatto un discorso a parte sulle “limitazioni” di macchine tascabili dalla spaventosa flessibilità e potenza, che superano in ogni aspetto o quasi ciò che fino a qualche anno fa era considerato un sogno fantascientifico – bisogna che ci mediti un po’ su…) soppianteranno definitivamente nell’uso comune i PC.

Non posso svolgere seriamente e serenamente il mio lavoro, quale esso sia, se dipende da un oggetto cui il progettista non ha saputo e/o voluto dare un’identità (potremmo dire un’anima, ma poi di solito si finisce male, o molto male…).

Stay Tuned,
Mr.Frost

Perché ad Apple potrebbe non interessare vendere un televisore Apple

Interessante articolo sui modi in cui potrebbe concretizzarsi una delle bestie informatiche mitologiche più chiacchierate degli ultimi anni: la già famosa ancorché inesistente televisione Apple.

Una riflessione collaterale: uno degli argomenti spesso utilizzati da chi non crede alla futura reralizzazione dell’iTV (chiamiamola così, anche se è veramente urendo), è quello del basso ciclo di aggiornamento del prodotto (in media credo si attesti sui cinque/sei anni, paragonabile a quello delle console) e della concomitante necessità di venderlo ad un prezzo alto (anche molto alto, se davvero dovesse trattarsi di una UltraHD, anche se va considerata l’impressionante discesa dei prezzi nel giro di mesi) per mantenere i margini di profitto.

E se invece Apple decidesse di cambiare la fonte dei suoi profitti, in questo caso? Sappiamo essere sempre stata una hardware company. iLife, iWork, lo stesso OSX sono forniti di serie con ogni Mac, perché ciò che interessa (interessava?) ad Apple è vendere la ferraglia.
Stesso discorso per iPhone e iPad.
O meglio, quasi lo stesso.
Perché se tre indizi fanno una prova, allora iTunes Match/iRadio (senza ads), iCloud (oltre gli oggettivamente pochi, in confronto alla concorrenza, 5GB) e iWork non incluso negli iDevices, fanno pensare ad un leggero shift nella strategia di Cupertino.
Non un cambio drastico, chiaro, ma un “riallineamento” verso una fornitura di hardware e servizi; il che, tra l’altro, sarebbe compatibile con l’importanza data ai malfunzionamenti degli stessi (Messaggi che ha un sync ed una gestione della cronologia oscena, iCloud che all’inizio non vantava proprio un’affidabilità da record, e così via).

Insomma, se già di fatto AppleTV è un mini computer, in grado di gestire (in potenza, ma neppure poi tanto) le Apps di iOS, perché non presumere che l’iTV (bleah) sia a tutti gli effetti un computer camuffato (o embedded), e che la fonte di profitto possa in quel caso essere la pletora di servizi cui potrebbe dare accesso? Streaming on demand, SD o HD, noleggio o vendita film da iTunes, opzioni per la registrazione o lo skip della pubblicità in tempo reale, applicazioni che supportino servizi informativi o di produttività personale (una sorta di tassello aggiuntivo all’ecosistema, con per esempio sync via iCloud di calendari, promemoria e così via). Il tutto a pagamento, secondo il modello già sperimentato con il Mac e gli iDevices, che prevede prezzi abbordabilissimi (iTunes Match costa 2€/mese, meno della metà di XBOX Live), ma che moltiplicati per una base d’installato potenzialmente enorme (in confronto ai prodotti finora disponibili, ma anche in assoluto: quanti hanno due o tre computer a casa, e quanti due o tre televisori?) potrebbero generare introiti enormi.

Insomma, forse l’iTV non vedrà mai la luce, forse sarà qualcosa che non riusciamo a prevedere (in fondo, anche con iPhone e iPad è andata così), forse sarà semplicemente l’AppleTV ad uscire dalla condizione di hobby (un hobby molto interessante, tuttavia, a giudicare da questi dati): ma c’è anche la possibilità che noi si stia semplicemente guardando intensamente il dito, invece che la luna che esso indica.

Stay Tuned,
Mr.Frost