L’iPad Pro e la potenza discreta

Ho aggiornato l’iPad, ormai a tutti gli effetti mia principale macchina da anni. Non uso più portatili, l’iMac 5k funziona in pratica da server casalingo (anche se quel meraviglioso schermo mi dà soddisfazione ogni volta che lo uso), l’iPhone attende un refresh (essendo ormai un 6 abbastanza “bollito”).

L’iPad Air di prima generazione che usavo fino a poco tempo fa cominciava a mostrare segni di stanchezza, ma nulla di problematico: almeno fino a quando non è stato annunciato iOS12. Il fatto di non poterlo installare sulla macchina principale (paradossalmente su iPhone 6 invece sì) mi ha dato la spinta decisiva per cambiare hardware.

Che dire, l’iPad non cambia, con gli anni, ma migliora. Sempre, più o meno percettibilmente, ma in maniera costante.

Solo una cosa diventa più evidente ad ogni cambio generazionale. iPad è una macchina elegante. Non (solo) a livello estetico, ma soprattuto a livello concettuale.

È ormai un dispositivo dotato di hardware dalla potenza impressionante, non solo considerato all’interno del campo del mobile, ma in assoluto.
Consente un utilizzo, stante l’esistenza delle app adeguate (e sono pochissimi i casi in cui ciò non si verifica) professionale1 ad altissimo livello.
Dispone di autonomia e capacità di connessione eccellenti, senza penalizzare le prestazioni.

Eppure.

Eppure resta, nella sua essenza, un’interfaccia. Un dispositivo pensato per sparire, lasciando il posto al contenuto (di cui si intende fruire o che si sta creando, poco importa).
In questo risiede la sua vera eleganza, nel farsi da parte; la stessa caratteristica che, secondo me, manda in paranoia chi non ha idee su come utilizzare tanta potenza e versatilità (o pensava di averne, magari di sfavillanti, ma alla prova dei fatti si scontra con la dura realtà) e incolpa il mezzo per la pochezza del risultato.

Stay Tuned,
Mr.Frost


  1. Non intendo ricominciare la querelle su cosa sia professionale e cosa non lo sia. Chiunque legga queste righe sa come la penso, non credo se ne uscirà mai davvero se non rinunciamo a definire come Pro solo ciò che serve a noi. 

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