HomeKit è ancora un deserto?

Jason Snell, su Macworld, a proposito di HomeKit. Pare ci siano tutti gli ingredienti per una bella confutazione pezzo per pezzo.
Procediamo, dunque.

Si parte dalla notizia dell’assunzione, in quel di Cupertino, di tale Sam Jadallah, ex CEO di una compagnia che produceva serrature smart (Otto), ex dipendente Microsoft, ex “socio” di una compagnia di VC. Non proprio un ragazzino alle prime armi, insomma.

Snell si chiede quali indicazioni si possano trarre da quest’assunzione per ciò che riguarda lo sviluppo e la diffusione di HomeKit: Jadallah avrà solo la funzione di negoziatore, per migliorare ed ampliare la lista di partner terzi che supportano il sistema di domotica Apple, oppure è il segno che l’azienda intende cambiare marcia e ritiene insoddisfacente il modo in cui finora è stata gestita la “divisione” HomeKit?

There is no end to the opportunities for Apple in building more devices for the home. It just has to decide if it wants to compete in that market, or write it all off. I’m increasingly coming to believe that Apple needs to do more, not less, in building home products.

Sebbene trovi anche io abbastanza ristretto il panorama degli accessori HomeKit compatibili, penso che il problema principale non risieda nella “costruzione” da parte di Apple di un numero (o di una varietà) insufficiente degli stessi, bensì nella loro irregolare distribuzione al di fuori degli Stati Uniti.

Togliamoci subito da un fraintendimento piuttosto pericoloso: Apple è una multinazionale, ma non vede il mercato globale in maniera omogenea, soprattutto per importanza.
Cook e soci dividono, a mio avviso, il loro business globale in almeno tre fasce:

1) Gli Stati Uniti, il proprio “cortile di casa”. Massima ed immediata disponibilità di tecnologie, prodotti e servizi, prezzi più aggressivi (sì, c’entra anche il cambio, ma capisco che la versione “Apple brutta e cattiva se ne frega e ci sfrutta” costituisca una narrazione più accattivante).

2) Il resto del mondo anglofono (la Cina fa storia a sè, come sempre e per ogni ambito da anni a questa parte). Seconda fascia, a volte indistinguibile dall’ ”home turf”, a volte massacrata esattamente come tutti i non “stellestrisciati”. La lingua, ovviamente, rende abbastanza facile la diffusione di servizi e funzionalità (anche se chiunque abbia provato a confrontare l’inglese britannico con quello americano, magari aggiungendo quello australiano per farsi due risate, sa che “non si somigliano per niente”). Un’impostazione generale della società e degli stili di vita piuttosto simile riduce ulteriormente l’impegno necessario (penso, ad esempio, ad Apple Pay).

3) Il resto del mondo e basta (noi inclusi): a volte graziati da uno status di “early adopters” quasi inspiegabile, più spesso relegati alla voce “si, vabbè, appena posso lo faccio”1

Confrontando le pagine dedicate all’hardware HomeKit sul sito Apple.com e su quello .it, possiamo trovarci di fronte ad un’alternativa abbastanza netta: meno prodotti esistenti, meno prodotti riportati.
Ciò che però davvero danneggia la diffusione, a mio avviso, è l’informazione di cui dispone il grande pubblico.

Provate a recarvi in un punto vendita di elettronica di consumo “generalista” (sì, Mediaworld, sto guardando te). Banner e scaffale dedicato per i Google Home, AppleTv collegata ad un televisore in un angolo e lontanissima (in termini proporzionali di spazio del punto vendita) dagli accessori di domotica che potrebbero usufruirne come hub. Possibilità di “scoperta accidentale” del legame tra i due mondi da parte del cliente medio, zero.

Aggiungiamo a questo un prezzo mediamente più alto, sebbene parzialmente mitigato dalle offerte continue in cui viviamo immersi da quando esiste Amazon; prezzo motivato da precise scelte di Apple volte a garantire un maggior controllo sull’affidabilità dei devices(ed una conseguente maggior sicurezza per gli utenti), ma la cui ragione è ignora ai suddetti clienti medi, i quali vedono solo il cartellino (e quindi “Apple ruba/è cara perché è da fighetti”).

Jason propone allora di considerare il mercato delle soundbar, poiché i due prodotti Apple che sostengono l’ecosistema HomeKit sono AppleTv e HomePod, entrambi “nativi” del salotto.
Ciò che non mi torna, nel suo ragionamento, è questa parte:

The soundbar world, however, would seem to be a place where Apple could price a product higher than the HomePod and actually make a dent.

Siccome Apple ha problemi ad essere competitiva sul prezzo (tu quoque, Jason?), dovrebbe buttarsi in un ambito in cui Sonos riesce a vendere soundbar anche a 699$ e nessuno trova da ridire.
Ciò che il nostro sembra non considerare, è il fatto che Sonos è un marchio premium, almeno da noi (e qui si torna al concetto di “home turf” come parametro di riferimento).

Qui l’utenza media compra la soundbar Samsung/LG/Sony/Anker/Yamaha-ma-da-non-troppo in offerta nel solito Mediaworld.
In un mercato così, che rientra appieno nell’ambito delle commodities, l’hardware Apple che punti solo al prezzo non ha chances.
Un po’ lo stesso discorso che veniva fatto negli anni scorsi per un’eventuale TV marchiata con la mela.

Anche considerando la proposta reale (e definitiva, in coda all’articolo) di Snell, cioè che Apple crei una propria soundbar (lui dice genericamente “smart speaker”, ma cambia poco) in grado di fondere le funzioni di HomePod e quelle di Apple TV, sembra una proposta in grado – nella migliore delle ipotesi – di riempire l’ennesima “nicchia”, peraltro rosicchiando mercato ai due prodotti attualmente esistenti (non tutti hanno bisogno/sono interessati ad entrambi), senza contribuire ad ampliare il mercato di HomeKit stesso.2

Stay Tuned,
Mr.Frost


  1. Se dobbiamo credere alla versione ufficiale, in qualche caso le barriere linguistiche sono davvero enormi. Vedasi alla voce “Siri su HomePod è relativa disponibilità”. 
  2. Ho volutamente tralasciato la parte “nostalgia canaglia” riguardante Airport. Ho amato molto i router Apple, ma dopo essere passato ad un Orbi (grazie, Max) non posso che confermare la superiorità della concorrenza (virtuale, giacché Apple si è ritirata dal segmento in questione). 

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