Così, siccome qualche idiota non legge indicazioni ovvie e palesi come “Offre Acquisti In-App” o banner enormi in mezzo allo schermo che recitano, più o meno testualmente, sicuro che vuoi spendere questi 6 dannatissimi milioni di euro in puffbacche?, ora la dicitura “Gratis” sotto le apps che non prevedono un pagamento upfront (immediato, potremmo dire) è stata sostituita da un osceno ottieni.

Grazie, pirla uniti di tutto il mondo.

Stay Tuned,
Mr.Frost

Odore di vecchio. Anzi, no, peggio. Odore di mobilificio semiabbandonato, di cose lasciate a se stesse, dimenticate in balia di una sottile muffa pateticamente coperta da troppa cera e lacca.

Il corridoio sembra infinito, quasi si allungasse ulteriormente ad ogni mio passo. Ed è deserto. Ai lati, due file di porte, che paiono anch’esse interminabili nella loro stupida, anonima ed apparentemente studiata ripetitività.

Non un suono, umano o meno, mi viene in soccorso.

Nulla che risponda al sordo e ritmico suono dei miei passi, in sincronia quasi perfetta con il pulsare del sangue nelle mie orecchie.

Questo posto mi consentirà, qualora ne uscissi vivo, di appiccicare una bella polaroid mentale accanto al concetto di “limbo”.

Ognuna delle marroni interruzioni di finto mogano e falso ottone che scandiscono il mio avanzare potrebbe celare dietro la sua apparente solidità qualunque cosa; non sono sicuro di volerne sapere di più.

Dopotutto, non ha detto forse quel poeta che l’unico modo per battere il drago è non sfidarlo, coscienti della assoluta impossibilità dell’impresa?

La luce, dannazione, ci mette del suo.
Non fioca, non violenta, abbagliante.

Neutra.
Immobile.
Morta.

Cosa ci faccio qui?
Di preciso non lo so, non ricordo soprattutto come ci sono arrivato.
Forse lo scoprirò aprendo quell’ultima porta.
La numero 22.

Clack.

(Colonna sonora – Man Next Door by Massive Attack)

Stay Tuned…
Mr.Frost

Procrastination.
In inglese, ché fa piú figo.

Il male del millennio per alcuni, una normale abitudine umana per altri.

Sarebbe a dire che uno vorrebbe fare le cose, ma poi succede che invece.
Poco tempo, poca voglia (mai ammessa), o magari la piu nobile (davvero?) intenzione di dedicare ad un particolare articolo/argomento/autore il tempo che merita, soprattutto in termini qualitativi.
E allora vengono in soccorso i servizi che potremmo definire di lettura differita, il cui peso massimo è Instapaper (ok, Pocket nella sua precedente incarnazione come Read It Later è stato fondato un anno prima, ma ritengo sia una differenza puramente cronologica).

Solo che.

Solo che poi la coda di lettura si allunga a dismisura. E siccome in prima istanza uno utilizza questo tipo di servizi perchè ha poco tempo, si entra in una spirale di delirio e procrastination. Per l’appunto.

Ho deciso allora di provare ad interromperla, almeno in parte, diminuendo l’uso dei suddetti servizi.
In aggiunta, ma per tutt’altro motivo, ho deciso di passare da Instapaper a Reading List (“Elenco lettura” in italiano).

La ragione è una sola, soggettiva e semplice allo stesso tempo, difficile da spiegare (forse) e complicata talora: i siti web attuali sono molto diversi da quelli di 6/7 anni fa.
Non abbiamo più bisogno di un’opera di declutter, non dobbiamo più filtrare tonnellate di spam, banner sbrilluccicanti, filmati in flash ad ogni passo.

Non ovunque, almeno. 😉

Al contrario, oggi disponiamo di una quantita di fonti, che per comodità di catalogazione chiameremo blog (definizione alquanto lasca, ne sono cosciente), che presentano tra i propri punti di forza la veste grafica.
Ogni font, ogni colore, il logo, l’impaginazione, tutto viene studiato per dare una personalità al proprio pezzo di Internet.

I readers, anche quelli eccellenti come Instapaper o Pocket (e credetemi, sono davvero eccellenti) annullano la grafica del sito, in nome di una leggibilità pressoché assoluta.
E se in alcuni casi, come detto, questo costituisce una vera e propria ancora di salvezza in un mare di potenziali attacchi di epilessia fotosensibile (COMPLIMENTI!!!!!SEI IL MILIARDANESISSIMO VISITATORE, HAI VINTO LE LUNE DI GIOVE!!!!), in molti altri ormai mi sembra di voler inutilmente vanificare sforzi concettuali di chi si è impegnato a rendere un po’ più “suo” il proprio sito/weblog (così, in maniera desueta… 😉 ).

Stay Tuned,
Mr.Frost

I think there an increasingly prevailing notion that the internet, wifi, or some other new technology automatically makes everything better. That adding more technology means convenience or ease of use. It doesn’t. And, in many cases it means the exact opposite. It means one more point of failure or one more thing to manage or one more corporation to be beholden to. In many cases, sticking the internet into the middle of things makes them worse.

What I am saying most is that I don’t want my home, or anything for that matter to be too smart. I want to be more mindful and intentional about adopting technology in a smart way. Before bringing today’s technology in as a solution, I want to make sure it is not a problem more easily solved without it. And, I want companies that consider such technology to do the same.

Patrick Rhone

L’eterno tentativo di bilanciare semplicità e potenza d’uso. I migliori strumenti sono, spesso, quelli che lasciano all’utilizzatore la scelta su quanto complicati diventare.

Stay Tuned,
Mr.Frost

Verizon apparently created this mechanism to expand their advertising programs, but it has privacy implications far beyond those programs. Indeed, while we’re concerned about Verizon’s own use of the header, we’re even more worried about what it allows others to find out about Verizon users. The X-UIDH header effectively reinvents the cookie, but does so in a way that is shockingly insecure and dangerous to your privacy. Worse still, Verizon doesn’t let users turn off this “feature.” In fact, it functions even if you use a private browsing mode or clear your cookies. You can test whether the header is injected in your traffic by visiting lessonslearned.org/sniff or amibeingtracked.com over a cell data connection.

EFF.org

Una funzione disattivabile dall’interfaccia utente trattata come un cookie non standard che ignora le sessioni di navigazione privata ed è non ripulibile con i sistemi convenzionali (aka quelli alla portata dell’utente standard).

Come dicevo, potenza di fuoco implica responsabilità…

Stay Tuned,
Mr.Frost

P.S. Anche Lucio Bragagnolo la pensa in maniera molto simile. Mi fa piacere essere in ottima compagnia (e numerosa).