Just Plane Ugly – NYTimes

“In the clouds as on land, the rich get richer, social mobility wanes and people are funneled ever more ruthlessly into gradations of privilege: those in sections with names like “economy comfort”; those eligible for the exit row; those who get to board in the first, second or third waves; those consigned to later stages and middle seats.”

Just Plane Ugly – NYTimes.com

Come ogni microcosmo umano, l’aereo racchiude molte peculiarità della nostra specie; come ogni ambiente ristretto, tende ad esacerbare i tratti peggiori di noi.

Nessuna sorpresa, dunque, ma l’amara constatazione che poco o nulla cambia…

Stay Tuned,
Mr.Frost

Comunicazione di servizio

…poiché sto ancora abbondantemente giocherellando con i vari aspetti (grafici e non) del blog, potreste essere così sfortunati da imbattervi in qualche orrore di font o in un colore particolarmente mal riuscito.

Di solito il delirio dura secondi, al massimo minuti, ma comunque sappiate che non è quella la pazzia cui ogni tanto mi appello come scusante…

Stay Tuned,
Mr.Frost

AppStore e Mister Hyde

Questo vale la pena leggerlo, come molti altri post del medesimo autore, ma il mio innato ottimismo mi porta a considerare anche un’altra ipotesi come plausibile per il pauroso distacco schizoide manifestatosi tra AppStore Team e Review Team negli ultimi tempi (queste faccende poi vanno ad ondate, e quindi sembra sempre siano tantissime in determinati periodi).

Vittime illustri, non tanto di rejections quanto di modifiche a posteriori imposte, tre app che sono veri fiori all’occhiello di iOS: PCalc, Transmit e Drafts.

Funzioni avanzate, pur se previste dal sistema e dall’SDK, nel caso di Transmit; un uso evoluto ed intelligente dei widget di iOS per ciò che riguarda PCalc e Drafts.

Tanto è bastato per sollevare sdegno diffuso attraverso la numericamente ridotta ma assai rumorosa comunità dei cosiddetti iOS power users, e con ragione: l’impressione era quella di un inutile azzoppamento della piattaforma, per motivi che andavano dall’arbitrario all’incomprensibile, passando attraverso vari gradi di masochismo (non ultimo l’aver castrato App che figuravano regolarmente tra le evidenziate, le fondamentali o le migliori).

Eppure.

Eppure come detto sono ottimista, quindi semplicemente ritengo possa trattarsi non di un caso di guerra intestina ad Apple tra team differenti come da qualcuno ipotizzato, bensì semplicemente di un differente passo.
È come se l’AppStore Team fosse composto da persone che appartengono alla categoria summenzionata dei power users, portato a guardare con entusiasmo ogni applicazione che sveli nuovi paradigmi d’uso o spinga al limite l’uso dei devices (in particolar modo l’iPad), mentre il Review Team tendesse a tenere a freno una percepita eccessiva esuberanza degli sviluppatori.

Se lasci inserire un widget che fa qualcosa di più rispetto all’offrire una semplice visualizzazione di dati, forse domani verranno scritti widgets che prescindono dalla presenza di app sottostanti (anche se in qualche caso è già quasi così).

Probabilmente si tratta di una fase di assestamento, in fin dei conti i widget in casa Apple sono terra incognita, e sappiamo come l’approccio di base a Cupertino sia conservativo (vero, copiaeincolla, MMS, App native, App di default definibili dall’utente ecc. ecc. ?).

È una speranza, lo so, quella che il tempo renda Apple più consapevole dei limiti che deve imporre per mantenere l’eccellente livello qualitativo della piattaforma e di quelli che invece vanno giocoforza allentati per permettere lo sviluppo che l’ecosistema merita.

Ma come detto, sono un ottimista…

Stay Tuned,
Mr.Frost

P.S. C’è anche chi la vede ancora più nera, anche se sotto un punto di vista leggermente diverso e a mio avviso molto affascinante (realistico?).

Quote Of The Day

La terza alternativa è l’abolizione dei sistemi Drm. Immaginiamo un mondo in cui tutti i negozi online vendano musica non protetta in formati aperti utilizzabili dietro licenza da chiunque. In questo mondo qualsiasi lettore potrebbe suonare qualsiasi brano comprato su qualunque negozio, che a sua volta venderebbe musica riproducibile su qualsiasi lettore. Sarebbe chiaramente l’alternativa migliore per il pubblico e Apple la adotterebbe in un battito di ciglia. Se le big four concedessero in licenza ad Apple la loro musica senza il prerequisito di un Drm a proteggerla, venderemmo su iTunes Store solo musica libera da Drm. Qualunque iPod potrebbe usare musica libera da Drm.

Perché le big four potrebbero decidere di lasciare distribuire musica ad Apple e ad altri senza un sistema Drm a proteggerla? La risposta più semplice è: perché i Drm non hanno funzionato, e può darsi che non funzioneranno mai, per fermare la pirateria musicale.

Steve Jobs

Stay Tuned,
Mr.Frost

Why we hate Uber?

Maybe we hate Uber because it’s a typical Silicon Valley startup. It’s not unusual for technology companies to be despised — in fact, it’s much more unusual for them to not tap into vast, unexpected wells of hate as they grow. Every big tech company begins life as a scrappy upstart, working out some kink in the system that makes it useful, and then using that as leverage to build itself into a giant, sprawling service — whereupon it becomes both invaluable and infamous. It’s a rite of passage to really fuck things up somewhere along the way. Yahoo’s exclamation mark didn’t look so fun the moment it started handing over people’s personal details to the Chinese government and getting dissidents thrown in jail. […] Is that where Uber’s at?

Bobbie Johnson on Medium

Quindi, odiamo le startup?
Le odiamo perché poi diventano colossi bruttieccattivi?
Una specie di processo alle intenzioni?
Peraltro, si potrebbe obiettare che sia ormai storia già vista e rivista (lo stesso autore dell’articolo cita, oltre a Yahoo!, Facebook e Google, tanto per vincere facile), quindi dovremmo essere in grado di prevedere un simile orrendo sviluppo e disporre degli anticorpi necessari (ché personalmente ritengo il processo quasi del tutto inevitabile, e la trasformazione in Mister Hyde legata semplicemente ad una questione che potremmo definire di massa critica).

Il fulcro del problema viene messo a fuoco meglio poco dopo:

Amazon also started out with a simple, attractive proposition in a single, focused market. It sold books online! Suddenly, at least theoretically, the sum of all human knowledge could be delivered to your doorstep with a click. Who could argue — I mean really argue — with that? Sure, booksellers could feel the pinch. And publishers got collywobbles about the changing relationship between the producer and the distributor. And Jeff Bezos was a notorious shitbag, who became infamous for upbraiding employees, pushing them to work every waking hour, treating them like dirt. But the reality? It didn’t take long until Amazon seemed indispensable. For every human being who was being trounced behind the scenes, there were many more who started using Amazon and just couldn’t stop. It made everything so easy. A glance, a click, a package delivered right to your door. The pure convenience was an addiction.

Amazon. Come sempre. Il peggior caso di non vedo, non sento, non parlo del consumismo moderno.
Tutti sappiamo come funziona Amazon, giusto?
Vende poco più che al costo, perché punta più o meno letteralmente a far chiudere i concorrenti, cominciando dai piccoli, romantici, indifesi negozi di quartiere (anche se almeno in qualche caso che mi viene in mente, sarei contentissimo se esemplari della suddetta specie si estinguessero…).
Usa pratiche commerciali opache, ponendo in una condizione di visibilità quasi nulla i prodotti di partner commerciali su cui intende esercitare pressione.
Tratta i dipendenti come macchine, forse peggio, con salari indecenti e condizioni di lavoro che fanno sembrare quel posto come vogatore di fila su una galera romana oltremodo attraente.
Eppure, ne siamo tutti felicemente dipendenti, incapaci di rinunciare alla comodità assoluta ed al micidiale misto di convenienza ed immediata soddisfazione che sembra essere un fulcro irrinunciabile della nostra vita.

We know where Amazon has ended up, more or less, but we don’t know where Uber’s going to stop. Maybe, for Uber, it doesn’t stop at all. For Kalanick and his team, the means are the end. There is no greater mission. There is only hunger.

Coscienza sporca, dunque?
Forse, in gran parte, sì.
Ed è a mio avviso significativo il fatto che Amazon non subisca l’esame di questo tribunale di coscienza, pur agendo di fatto in condizione di monopsonio (…e che è?), mentre chi de facto si pone come l’antagonista naturale di una delle (vere? presunte?) lobbies più odiate (i tassisti) finisce invariabilmente sotto uno scrutinio molto approfondito.

Stay Tuned,
Mr.Frost

P.S. Come sempre, i problemi hanno molte facce, resta da vedere quale diventerà preponderante…

The New Way to Edit Photos — The Brooks Review

I’ve spent considerable time, more time that one should, thinking about and strategizing about this system and workflow. It won’t be complete until Apple releases the Photos app for the Mac, but until then editing on my iPad is:

Substantially easier

Substantially better

More shareable

Way more fun

And I lose very little overall. As time progresses, what I lose, will become less and less. I could not be happier editing outside of the clunky Lightroom workflow.

Editing photos should be fun, not slow and painful — the iPad achieves all of that and then some.

Ben Brooks

Parafrasando Patrick Rhone: what i believe in.

Stay Tuned,
Mr.Frost