Assuefatti alla comodità

Tutto parte da molto più lontano, ma la molla a scrivere queste quattro righe (giuro che cercherò di non essere troppo prolisso. Cercherò.) si riduce a questo post del solito M.G. Siegler.

L’autore descrive la sua prima esperienza con il sistema di Amazon che consente di “servirsi” liberamente in uno degli store appositi della compagnia senza pagare al momento dell’uscita dal negozio, poiché l’importo viene addebitato “online” da Amazon stessa (al momento non ricordo se sul proprio account o su una “derivazione” dello stesso appositamente creata, ma poco importa).

A parte il simpatico aneddoto riguardante la borsa di carta non pagata, Siegler si chiede quanto tempo passerà prima che la stragrande maggioranza dei negozi funzioni con il medesimo meccanismo di “no-checkout”; questo perché, sostiene, è un sistema incredibilmente comodo per l’utente ed una volta abituatisi alla comodità risulta inspiegabile essere costretti a farne a meno.

È un concetto familiare a chiunque si sia trovato ad usufruire di sistemi semiautomatizzati, o comunque “ad attrito ridotto”, nella fruizione di servizi di cui si fa uso frequente: le casse automatiche, il Telepass, lo streaming on demand, la digitalizzazione dei documenti e così via.

Tutti i sistemi che – senza particolari “contro”, almeno in apparenza 1– offrono come principale ed evidente “pro” quello di farci risparmiare tempo che non abbiamo e farcelo usare per cose decisamente più piacevoli del sacrificarlo ad una qualche sorta di semidio burocratico, sono benvenuti. Perché l’unica risorsa non illimitata e sempre più scarsa eccetera eccetera.

La verità è che suona sempre più come un insulto disporre dei sistemi per rendere più semplice la vita e non approfittarne, considerando come non siano accessibili a tutti. Personalmente, mi fa lo stesso effetto di chi rifiuta l’automazione (soprattutto quella semplice, basilare, che richiede pochissimo sforzo mentale ed un investimento in termini di tempo di autoformazione ridicolo) nell’uso del computer; il principio del “ho sempre fatto così” (o peggio ancora, quello del “si è sempre fatto così”, come se l’altrui masochismo dovesse fungere da faro per le nostre scelte) porta un numero incredibile di persone – anche intelligenti ed istruite – a lavorare al posto di una macchina che dovrebbe lavorare per loro.
Il tutto, ovviamente, senza impedire loro di lamentarsi del tempo sprecato davanti al suddetto computer in compiti ripetitivi il cui impatto sarebbe facilmente riducibile a quasi zero.

Stay Tuned,
Mr.Frost


  1. Lo scrivo qui così la chiudiamo prima ancora d’iniziare. Lo so che gli effetti negativi, di entità variabile, ci sono quasi sempre, altrimenti non parleremmo di disruption. A mio avviso, però, il concentrarsi sui poveri casellanti sostituiti dai Telepass proponendo il ripristino dello status quo invece di esigere che vengano impiegati in compiti che il Telepass non può svolgere (assistenza ai clienti su tutti) peggiora il servizio e spreca risorse in un dibattito sterile. 

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