Allergia da spot

Riflessione interessante come al solito di Om Malik, incentrata sulla possibilità (assai remota) vagheggiata dagli inserzionisti che la pubblicità nella sua forma “classica televisiva” possa traslare pressoché invariata sulle piattaforme di streaming, ed in generale sui “contenuti video online” Link

Questo brano in particolare mi suona familiare:

If Netflix (and the like) continue to grab both mind-share and time-share, the kids that grew up watching such programming are going to be a lot less patient when it comes to sitting through advertising. It will be increasingly foreign to them.

È un concetto che – come ammette lo stesso Malik – non è nuovo, anzi; ricordo distintamente un post di anni fa, in cui l’autore faceva notare come i figli piccoli, in trasferta in casa altrui e con a disposizione solo la tv “live”, guardassero con fastidioso sospetto gli spot che interrompevano la visione del loro cartone preferito.

Ricordo anche di aver pensato che sarei stato felicissimo di “abituare” i miei figli a concepire la pubblicità come un “corpo estraneo” che disturba la visione di ciò che veramente c’interessa.

Non credo di esserci ancora riuscito del tutto, ma sono sulla buona strada.

Stay Tuned,
Mr.Frost

P.S. Non è solo una questione di generazione nativa Netflix: come tutte le cose che migliorano la fruizione di qualcosa che ci interessa, ci si abitua in fretta. Personalmente, sono cresciuto nel momento di massimo splendore degli spot tv (e della loro massima invadenza, temo); tuttavia, trovo fastidiosi i trailer “imposti” (per quanto pochi siano) di Amazon Prime Video.

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