All these options add a degree of complexity to purchasing Launch Center Pro, but I like the idea of giving customers more choice when it comes to paying for the experience they want. And in this case there’s a lot of choice. I’ve seen different companies try various approaches for their transitions to freemium, but this is the first time I’ve seen an iOS app switch from a paid upfront model to three different purchase options based around an initial free download. Adding purchase flexibility may be one way to quell criticism of the switch from “paid and simple” to “free with options”, and I’m curious to see how it works out for Contrast.

MacStories

I miei migliori auguri agli sviluppatori di Launch Center Pro. Trovo che la modulazione offerta e la possibilità di pagare in abbonamento, in formula “tutto e subito”, oppure per sbloccare le singole features volute sia una dimostrazione di estrema sensibilità verso il cliente/utente.
Chiunque può stabilire,in base alle proprie esigenze e tipo di “consumo”, come contribuire allo sviluppo dell’app.
Con un business model così, non ci sono più scuse per non supportarne lo sviluppo.

Stay Tuned,
Mr.Frost

Fraser Speirs scrive un interessante post sul suo passaggio dall’accoppiata iPad-MacBook Pro all’uso esclusivo di un Pixelbook.

Un sacco di spunti notevoli, inframezzati da alcune imprecisioni colossali e mezze verità.

Tenendo conto che tutta la discussione nasce dall’assoluta necessità dell’autore di utilizzare la suite di Google, combinata con la volontà (non penso si tratti d’incapacità) di Mountain View di rendere difficilmente utilizzabile la stessa su iPad (delicato eufemismo) procediamo con qualche brandello di analisi in ordine rigorosamente sparso1.

A proposito del fatto che – per utilizzare GSuite – un Pixelbook sia la macchina perfetta, mentre un iPad richiede l’ausilio di un Mac:

Macs can do some things that an iPad can’t do – like access the full GSuite – and an iPad can do some things that a Mac can’t do.

Eccellente sintesi di un concetto che Apple ha chiarito dal primo istante di vita dell’iPad. Ricordate la metafora del camion e della macchina? Meglio tardi che mai.

Assistiamo poi ad una notevole serie di elogi per il Pixelbook in quanto ibrido tra un laptop ed un tablet, che consente di sfruttare “il meglio dei due mondi” senza spendere le cifre esose che Apple richiede per l’acquisto di due terminali (tralasciamo il fatto che, a fronte della suddetta cifra esosa, si hanno per l’appunto due terminali, invece che uno). Peccato che, per ammissione dello stesso Speirs:

Is the Google Pixelbook a genuinely great tablet computer? No, certainly not. It’s a very good laptop that does a passable job of some kinds of tablet tasks.

Quindi, gli serve un laptop. Tant’è vero che:

In tablet mode, it’s great for Netflix, YouTube, casual web browsing and that sort of thing.

Il che, bizzarrìa, è precisamente l’uso orientato al consumo che si rinfaccia ciclicamente ad iPad. Ma se a questo “buonissimo laptop che svolge decentemente alcuni compiti da tablet” si perdona in apparenza quasi tutto, ad iPad lo si rinfaccia come un peccato mortale.

Ad ulteriore conferma di questo doppio metro di giudizio, abbiamo la seguente perla:

Would I put the Pixelbook into tablet mode to go deep on a Google Sheets document? Of course not.

Quindi, un utente professionale ed esperto, che trova impossibile utilizzare l’iPad come unica macchina per usufruire del software non ottimizzato di un concorrente, non si sogna minimamente di utilizzare una macchina prodotta dal concorrente stesso per il medesimo compito.

Having said that, I reflect on how often I used my iPad Pro in pure “tablet mode” too – it wasn’t all that often either.

Verrebbe da dire di nuovo che forse – forse – Mr. Speirs non abbia tutta questa necessità di un tablet.
Ma proseguiamo.

The Pixelbook isn’t a better laptop than a MacBook, and it isn’t a better tablet than an iPad, but this one device satisfies 98% of my computing needs in a single package. It also costs less than half of what I would need to buy from Apple to get the same set of capabilities.

Un terminale che è peggiore di un MacBook nel fare il laptop e peggiore di un iPad nel fare il tablet e non copre nemmeno la totalità delle proprie esigenze è migliore perché costa meno.

Ed oltretutto:

Google, on the other hand, has a numerically successful phone platform that still has some quality challenges and an all-but-abandoned tablet strategy. They have a moderately up-and-coming hybrid laptop/tablet platform in ChromeOS that is seeing significant work and investment and is shipping significant feature updates on a regular basis. (Interestingly, said platform is also adopting mobile APIs/runtimes to fill functionality gaps).

2Siccome però, come sempre, tutto si riduce alle necessità personali, abbiamo un sunto della questione in una sola frase:

Google also have a genuinely wonderful collaboration platform in GSuite that has become the most important software in my life bar none. Clearly, it’s become more important to me than any software that Apple makes.

Da ultimo, una nota a margine sul confronto tra ChromeOS e iOS. Sostiene Speirs che:

One other thing that hurts to say but I believe is true is this: ChromeOS is getting better faster than iOS on iPad.

Tralasciando il fatto che ciò possa essere dovuto alla necessità da parte di Google d’inseguire Apple e recuperare terreno, nonché dalla probabile maggiore facilità di gestione che comporta l’avere un solo OS ibrido tra desktop e mobile, ciò che viene portato come argomento a sostegno della tesi mi pare alquanto traballante:

many people who have dropped laptop money on the 3rd generation iPad Pro are really buying it on more of a hope, even, than a promise that iOS 13 will make it sing.

Molte persone che hanno comprato un iPad Pro l’hanno fatto perché soddisfa le loro esigenze di computing, personali, professionali e miste che siano. Nessuno compra una macchina di alta gamma che fa 10 chilometri al litro sperando che in futuro ne faccia 20.
iPad Pro soddisfa ora le esigenze di una varietà incredibile di persone, le quali evidentemente non si trovano a dover dipendere così pesantemente da GSuite come il nostro autore.
Per costoro, comprare un PixelBook non avrebbe senso, o fornirebbe loro un’esperienza – per dirla nella lingua di Speirs – sub-par.

Se le sue esigenze sono mutate (peraltro abbastanza lentamente nel tempo, visto che per sua stessa citazione la transizione ad iPad è del 2015), bene fa a rivolgersi altrove; ma rimproverare ad una piattaforma che non fa ciò che ci serve mentre d’altro canto lodiamo chi non ci fa nemmeno passare per l’anticamera del cervello di provare a chiedere di più non mi pare molto equo.

Stay Tuned,
Mr.Frost


  1. Il fatto che non sia d’accordo con la metà di quanto scrive nel post non riduce l’interesse per il contenuto, anzi. 
  2. L’adottare API mobili per colmare le lacune viene citato anche nel caso di MacOS, solo che qui il pacchetto viene presentato come “a legacy desktop platform that’s adopting mobile app APIs to fill functionality gaps.” In ChromeOS, miracolosamente è solo “un aspetto interessante”. 

Ogni tanto, rivedo gli strumenti con cui scribacchio queste righe.
Dopo più di un anno con Ulysses, pur ritenendolo nel complesso il miglior editor Markdown su iOS/Mac, nonché un programma splendidamente realizzato, mi ha preso la curiosità di provare altro.

Non è sperimentazione fine a se stessa, sia chiaro: non sento il “bisogno” di cercare l’app definitiva, pure divertendomi molto a leggere le migliaia di parole che vengono scritte sull’argomento. La questione ha origine dal medesimo motivo per cui ho scelto di scrivere in Markdown: voglio essere – per quanto possibile – indipendente da uno specifico software e/o piattaforma.

Una breve ricerca svela una quantità imbarazzante di editor per quello che sta diventando (forse lo è già) il più diffuso linguaggio di scrittura “text only”: oltre ai big (Ulysses e Byword su tutti), noto però che gode di ottima fama 1Writer.
Un’app che avevo scaricato letteralmente ere fa, direi addirittura ai tempi del fine carriera del mio iPad 1.

Ovviamente, non posso resistere alla curiosità, tanto più che soddisfa almeno due dei requisiti per me fondamentali: sincronizzazione via iCloud e “multipiattaforma Apple” completo (iPhone, iPad e Mac con specifiche versioni).

Quindi nelle prossime settimane proverò a “svincolarmi” da Ulysses, controllando se l’erba sia altrettanto verde in altri prati.

Avevo scritto queste righe qualche giorno fa. Poi ho pensato di testare iA Writer, che già conoscevo ma non ho mai utilizzato a lungo.

Infine ho provato mWeb: molto bello, molto flessibile, ma questa varietà di editor, tutti i con i propri punti di forza, rivela solo una cosa: i fuoriclasse qui sono solo due, almeno per chi non ha esigenze di automazione estrema (escludendo quindi Working Copy e Editorial).

Quei due fuoriclasse sono Ulysses e Byword.

Completi, personalizzabili, semplici da usare finché non si vuole scavare sotto la superficie, questi due editor sono – quasi – tutto ciò che il 90% dei blogger/scrittori generalisti può desiderare.

Non resta che scegliere se si preferisce la modalità ad abbonamento o quella una tantum, certi che, qualunque sia la scelta, si cadrà in piedi.

Stay Tuned,
Mr.Frost