Pocket Casts è stato acquisito da un consorzio formato principalmente da radio pubbliche americane.

Due commenti riassumono perfettamente la reazione ambivalente di chi, come me, ritiene Pocket Casts il più versatile software per la riproduzione di podcast attualmente in circolazione.

Il primo è dell’immancabile Viticci, che pare condividere una certa preoccupazione di fondo, anche se sulla carta l’affare è più che buono:

According to Ivanovic, Pocket Casts will remain a standalone, open, and premium podcast client in the short term. I’m curious to see how Pocket Casts will change over the next several months though. Large radio stations and podcast companies seem to have a certain affinity for locked-in ecosystems and proprietary listening features at the expense of the open nature of podcasting. I won’t be surprised if Pocket Casts eventually prioritizes programming by the companies that own the app. However, I also hope that the folks at Shifty Jelly will be able to continue making the open, elegant, and powerful podcast app I’ve used over the years.

Macstories

L’altro, forse leggermente più ottimista, è di quelli di The Verge:

For those of us who’ve used and enjoyed Pocket Casts, this should be good news and points to a promising future. Some might have pause over content from Pocket Cast’s new owners potentially getting preferential treatment and visibility over other podcasts. But that scenario seems unlikely to me.

The Verge

Certo, resta un’ombra su tutta l’operazione, ben esplicitata da quello “should”. Tuttavia, per non devastare completamente un gran pezzo di software, è sufficiente a mio avviso non toccare la formula d’acquisto (questa cosa degli abbonamenti ci sta sfuggendo di mano, prima o poi ci tornerò…devo ancora mettere a fuoco) e non istituire corsie preferenziali troppo “sfacciate”.

(Quasi) tutto il resto sarà benvenuto.

If ain’t broken, don’t fix it.

Stay Tuned,
Mr.Frost

The latest Facebook and Cambridge Analytica fiasco gave Cook the opportunity to rightly point out how much more strict Apple is about privacy and security than most other big tech companies. Swisher asked him what he would do if he was in Mark Zuckerberg’s shoes, to which he replied, “I wouldn’t be in this situation.”

He said Apple’s business model simply doesn’t require it to collect and monetize user data.

“The truth is, we could make a ton of money if we monetized our customer—if our customer was our product,” he said. “We’ve elected not to do that. We’re not going to traffic in your personal life. Privacy to us is a human right, a civil liberty.”

Cook spoke about the potential need for regulation to protect users in an increasingly connected world, even though he’s not a fan of government regulation in general.

“I’m personally not a big fan of regulation because sometimes regulation can have unexpected consequences to it,” he said. “However I think this situation is so dire, and has become so large, that perhaps some well-crafted regulation is necessary.”

Tim Cook on MSNBC

Stay Tuned,
Mr.Frost

Non è una novità, anzi pare essere un fenomeno ciclico, quello che auspica/prevede/constata un ritorno di fiamma per gli RSS.

Ne parla anche Wired, in un articolo che parte dal livello niubbo totale appena affacciatosi al mondo, per arrivare poi ad una discreta (per essere su una testata ormai “generalista”, stante l’involuzione che ha subito Wired1) analisi di alcune tra le alternative offerte dal panorama dei servizi/software RSS.

Un mondo che – sopravvissuto all’apocalisse della chiusura di GoogleReader (altro che YouTube) – sta riacquistando fascino ed attrattiva, soprattutto in questi tempi di cyber warfare su Twitter e di crisi totale di credibilità di Facebook2.

I vantaggi – sempre da un punto di vista personale – sono relativamente pochi, ma chiarissimi ed enormi:

  • totale controllo sulle fonti delle informazioni (bisogna iscriversi ad ogni singolo feed), con annessa possibilità di eliminare quasi del tutto il “rumore di fondo”.
  • scarsissima possibilità di leggere la medesima notizia semplicemente linkata millemila volte3.
  • varietà notevolmente più ampia di client, a loro volta differenti per stile, interfaccia, addirittura approccio filosofico al concetto di RSS; non ci credete? Provate ad utilizzare Reeder (ora e da sempre il mio preferito, suiOScome su Mac) e Unread, poi ditemi se sembrano anche solo lontanamente parenti.
  • atmosfera di lettura decisamente più rilassata; probabilmente qui tocchiamo la vetta dell’argomentazione personale, ma io navigo nell’aneddotica, come sapete, quindi vi sorbite anche questa. Per quanto il numero di feed cui sono iscritto sia alto, per quanto il badge indichi articoli non letti nell’ordine delle tre cifre (è capitato raramente, ma è capitato), mai gli RSS mi hanno trasmesso neppure l’ombra di quella sottile angoscia da “flusso ininterrotto” che invece talora su Twitter fa la sua comparsa. Potrei definirla una specie di variante in tono minore di ciò che gli americani definiscono come Fear Of Missing Out (http://www.lmgtfy.com/?q=Fear+of+missing+out). Considerando la quantità di stress da cui siamo circondati anche senza andarsene a cercare altro, è impagabile.

Un ottimo modo, dunque, per tentare di districarsi tra le infinite fonti d’informazione attualmente reperibili sulla Rete, ottenendo magari nel contempo il piacevole effetto collaterale di renderci un po’ più snob quando si tratta di decidere con quali autori dividere il nostro risicato e perciò preziosissimo tempo libero.

Stay Tuned,
Mr.Frost


  1. Simile a quella che ha colpito, tempo fa, Rolling Stones, rapidamente trasformatosi in un atro Vanity Fair che se la tira troppo
  2. Ok, mettiamo le cose in chiaro velocemente qui, ché noi ho intenzione di scriverci un intero post: solo con l’intero assortimento della Salumeria Beretta sugli occhi – e sulle orecchie, e su qualsiasi altro apparato percettivo umano – si sarebbe potuti rimanere sorpresi del fatto che Facebook facesse la crana vendendo a chiunque i dati profilabili dei propri iscritti. Ciononostante, la portata dell’affaire è davvero ampia, la sistematicità e normalità della cosa sono irritanti, ed il tutto è stato giustificato con argomentazioni che spaziano dall’empatia zero ad una spocchia che ha dell’ultraterreno. Quindi, bacchettate sulle mani per ciò che ci aspettavamo, ma coppini a più non posso per come è stata gestita la crisi
  3. Può sembrare una differenza trascurabile, più attinente alla forma che alla sostanza, ma l’effetto è incredibilmente meno frustrante. Invece di una marea di tweet sostanzialmente identici con gli stessi due/tre link e quasi null’altro, abbiamo nella maggior parte dei casi almeno uno straccio di commento, anche quando si limita alle proverbiali – in questo caso letterali – due righe