Features, even features that help us build faster, more capable, more powerful web applications are only great if they work well. And herein is the problem; Google implements features that (usually) work at a high pace, but they very rarely make them work efficiently.

Chrome has had such a problem with performance they formed a special group just to work the problem, but in nearly two years time that group has yet to produce anything tangible. Instead, they introduced us to shiny few features (…) in the hope that new tools would magically make their performance gap go away. It doesn’t matter to them that even these shiny new tools are 3x+ slower than their peer’s counterparts.

The end result of this is that we’ve been brainwashed into believing Chrome is the best browser, when the reality is that across all metrics, Chrome is 3x to 300x slower than Safari. The situation is dire enough that even desktop Chrome often gets beat by mobile Safari in performance benchmarks.

Chris Thoburn on Medium

Grazie a Luca Zorzi per la segnalazione (via Pocket feed 😉 ).

Stay Tuned,
Mr.Frost

Despite its archaic nature and stale protocols, email works – it’s the closest thing to a common standard for digital communication we have. Messaging services may rise and grow and fall and shut down, but email will always be there, humbly humming along, hoarding thousands of unread messages in your inbox. You have to believe that, if this planet were to end tomorrow, cockroaches and IMAP would survive it.

Federico Viticci – Macstories.

Felice di sapere che almeno in parte siamo d’accordo, sono molto curioso di provare Airmail.
Solo un paio di cose mi trattengono: le precedenti esperienze con Dispatch (gran bella applicazione, ma non ha – come dire – attecchito) e la ridotta mole di mail con cui ho a che fare.

Entrambe, senza contare il mio stato di lutto informatico permanente da quando è stato sospeso lo sviluppo di Sparrow (che funzionava perfettamente, ma che non avrei definito come dedicato ad un’utenza particolarmente evoluta), mi hanno spinto a pensare che in realtà le mie esigenze in ambito di gestione della posta elettronica non siano niente di più di quelle che possono essere soddisfatte dal client di default fornito da Apple; il quale avrà (ha) i suoi difetti e i suoi momenti di inspiegabile follia, ma dispone dei soliti, evidenti pregi delle applicazioni di serie: è gratis, dotato dello status – per ora esclusivo – di applicazione di default, ed è presente su iOS come su X.

Airmail però è ora disponibile anche per iPad (da pochi giorni), coprendo così lo “strano cross platform” Apple. Grosso punto a favore.

Questo rende molto allettante la prospettiva di adottarlo come client unico, ma il problema resta sempre uno, basilare:

...è che poi mi rompo
…è che poi mi rompo

Stay Tuned,
Mr.Frost

P.S. Ovviamente, Federico copre anche la versione iPad con l’immancabile recensione. La quale, peraltro, mi fa pensare come spesso mi accade: ma non è uno sbattimento atomico cambiare applicazione di default ogni volta? Gh.

Si chiama Steve – The Jumping Dinosaur Widget Game, è un semplicissimo ma ben fatto endless runner, con grafica da Gameboy (il primo, eh, non pensate chissà che) ed un effetto sonoro per il salto secondo me plagiatissimo da Super Mario Bros (sempre il primo).

È gratis, con un acquisto in-app che consente di utilizzare anche l’amico di Steve, Alex il leone.

Qual è la sua utilità, oltre ad essere divertente? Potrebbe essere l’alfiere di un utilizzo più “complesso” da parte degli sviluppatori del Notification Center, con la benedizione di Apple.

Stay Tuned,
Mr.Frost

[…] the act of being with someone – or better yet, a group of people – and on one’s phone is just the modern iteration of a key pleasure of family life: to be among those whom one is sufficiently comfortable with to drift in and out of communication.

Like doing homework at the kitchen table, it is the state of doing your own thing while others do theirs around you. The point is, whatever you are doing on your phone, it would be less pleasurable were you to be doing it alone in your room.

Screen addiction alters this, and there are levels of disengagement that can turn a sentient being into a piece of furniture, but the parameters of acceptable phone use should surely widen at this point to permit some middle way between being on one’s phone and considered rude, or turning the device off altogether.

In praise of being alone on our smartphones, together | Emma Brockes | Opinion | The Guardian

In many ways, social class can be defined by the chores you don’t do. The rich have personal assistants, butlers, cooks, drivers. The middle class largely do their own errands — with the occasional babysitter, pizza boy, maybe a cleaner. The poor do their own chores, and the chores of other people.

Lauren Smiley

Stay Tuned,
Mr.Frost

La Mossack Fonseca c’entra con alcuni dei crimini principali delle ultime decadi—per esempio con quello che i media inglesi hanno definito “il crimine del secolo”, la rapina da 26 milioni di sterline al Brink’s MAT del 1983—e 33 dei suoi clienti sono nel mirino del governo americano per traffici con i signori della droga americani, con le organizzazioni terroristiche e con “stati canaglia” come la Corea del Nord e l’Iran. Nei documenti si citano anche operazioni per due milioni di dollari riconducibili a Vladimir Putin. Uno dei clienti della Mossack Fonseca ha avuto un ruolo centrale nel Watergate. Un altro è stato in carcere per tortura e assassinio di un agente della narcotici americana.

Drew Schwartz

Vice Italia spiega in maniera lampante (se mai ce ne fosse ancora bisogno) perché dovremmo tutti seguire con molta attenzione l’affare Panama Papers.

Anche a costo di fare un po’ più della fatica necessaria a liquidare il tutto con una reaction su Facebook.

Stay Tuned,
Mr.Frost

Wordfence details how the Mossberg Fonseca (AKA The Panama Papers) breach occurred, “thanks” to the vulnerabilities in the Revolution Slider WordPress Plugin and two mail plugins; one of them, the WP SMTP plugin, apparently stores email server address and login information in plain text in the WordPress database (yippie ki-yay for cryptography!).

Esay enough to understand how the culture, knowledge and training about cybersecurity (so 80’, uh?! 😀 ) is a fundamental asset for every company today (for everyone, indeed).

Mandatory reading.

Stay Tuned,
Mr.Frost

P.S. Icing on top of the cake, there’s also a version of Drupal involved with 23 known vulnerabilities. Too good to be true, from hacker’s point of view.

Overall, the balance was in favor of keeping TextExpander. Until today’s announcement of The New TextExpander: Snippets as a Service™. Now I’m being asked to pay more, and continuously, to subscribe to a utility that does less than another utility I already own.

[…]

So unless I discover some compelling reason to stick with the new TextExpander, at some point in the near future I’ll start exploring ways to migrate my collection of snippets over to Keyboard Maestro. I understand from Twitter that this makes me a horrible person who doesn’t want software developers to make a decent living. So be it.

Dr.Drang

Chiunque abbia letto anche solo una minima parte dei miei deliri online, o mi conosca di persona, sa benissimo come abbia sempre sostenuto l’opportunità (quando non addirittura la necessità) di pagare per il software che si usa.
Con questo non voglio certo dire che sia terribilmente infelice di avere gli aggiornamenti di OSX e iOS gratuitamente ogni anno, né che il non pagare per servizi come Dropbox e simili non mi faccia dormire la notte.

Il problema di TextExpander è che sembra aver cordialmente dato un calcio alla sua base utente consumer, per focalizzarsi su quella *aziendale*: condivisione potenziata, sincronizzazione interna, annunci di prossimi mirabolanti sviluppi per i team sono praticamente tutto ciò che viene indicato come novità degna di un upgrade.

Allo stesso tempo, però, le funzioni che gli utenti privati perdono hanno un impatto elevatissimo anche (direi in alcuni casi soprattutto) sui clienti *commerciali*: salta la sincronizzazione via Dropbox, sostituita come detto da un servizio proprietario che però non è criptato (cui è obbligatorio ricorrere anche senza bisogno di utilizzare la sincronizzazione tra differenti dispositivi, visto che il login viene chiesto all’avvio dell’applicazione).

Insomma, anche ammesso che si sia disposti a concedere il beneficio del dubbio a Smile sul fatto che l’incredibile aumento di prezzo (da 20$ a 142.56$ in un triennio per la sola versione OSX, come dettagliato da Mchael Tsai in un post che vi raccomando di leggere), valga la pena di essere affrontato, il grosso errore sembra risiedere nel fatto di aver appiattito la propria utenza su una sola tipologia, che pare essere presente nella mente degli sviluppatori più che in un’analisi della user base reale.
È vero, TextExpander ha potenzialità enormi e se sfruttato a pieno – il che include anche l’utilizzo di scripting – consente un’automazione testuale enorme, ma c’è anche un ampio numero di utilizzatori tutt’altro che Pro come il sottoscritto: questi resisteranno fino a che l’applicazione si dimostrerà affidabile, dopodiché probabilmente si guarderanno intorno in cerca di alternative.

Simile potrebbe dunque essersi garantita un flusso di denaro ben più consistente dell’attuale, e soprattutto costante, anche solo grazie a chi rimarrà utente accettando la formula dell’abbonamento; non sono sicuro però che il gioco valga la candela degli utenti persi in seguito ad una polemica facilmente evitabile (vedi 1Password for Teams and Family).

Stay Tuned,
Mr.Frost

P.S. Più chiaro di così, come al solito, non è possibile: “This switch to service feels forced, feels more like renting an app than paying for the kind of availability and convenience deployed on a large scale that’s provided by an entity like Spotify, if you know what I mean.” Riccardo centra nel segno, individuando questa sensazione di “disagio latente” nel concepire un software “da residenza permanente” sul sistema in un servizio disdicibile quando non più interessati. Come mettere in abbonamento il Finder.