Fino a quando Internet rimane oggetto periferico, com’era nelle intenzioni dei suoi creatori, il problema non si pone. Ognuno di noi frequenterà le piccole parti di rete che preferisce, si costruirà una propria lista di stimoli e preferenze basata su relazioni deboli e su sensibilità che gli sono vicine (o in alcuni casi diametralmente opposte). Nel momento in cui Internet si accentra in piattaforme forti nascono i guai.

Massimo Mantellini – Facebook e l’Origine del Mondo

Stay Tuned,
Mr.Frost

Users are happy because in many cases they get to learn to do everything the app lets them do rather quickly. And if a certain app doesn’t provide a specific feature they need, they can always find another one that does. And another one. And another one until a full range of tasks can be accomplished. Everything gets more easily digested because it’s assimilated in small bites. This is one very important strength of iOS and I think it’s what makes iOS appealing to many tech-averse people.

Riccardo Mori

Anche se credo che la contrapposizione – per così dire – assoluta che Riccardo vede negli articoli di lode sperticata ad iOS sia effettivamente una sottovalutazione (o un errore di valutazione) a danno del Mac, la sua analisi è come sempre molto precisa e stimolante.

Inoltre, questa parte sintetizza alla perfezione il rapporto tra iOS e OSX:

More than one platform being simpler/easier than the other, I believe that with iOS and Mac OS X we have two different types of simplicity:

iOS has smaller, more straightforward apps that usually have little to no learning curve. Combined with the directness of the touch interface, they create an overall pleasant, fun, less intimidating experience for the user.
Mac OS X usually has bigger, more complex apps, but with a broader scope. In some cases it’s necessary to spend a bit more time learning how to take advantage of everything an app can offer, but the reward is a simpler workflow and fewer switches from one app to another, because certain tasks can easily be accomplished without leaving an app, without needing assistance from other apps.

Stay Tuned,
Mr.Frost

While it’s certainly possible that the great days of iPhone sales growth are over, I wouldn’t make that prediction just yet. In fact, I was surprised to learn that iPhone sales were merely flat. I was expecting a decline—not because the iPhone is losing popularity, but because the iPhone 6’s first quarter of sales was such a gigantic leap upward. The pent-up demand for a larger iPhone caused sales to increase nearly 50% year over year, to 74.47 million from 51.03 million the year before. This was the biggest percentage jump in year-over-year sales since the introduction of the 4S (which was goosed a bit because the 4S was delayed). I just didn’t think the 6S could keep up with that. And maybe it won’t.

Dr. Drang- How the iPhone 6 ruined Apple – All this

Stay Tuned,
Mr.Frost

[…] it’s tremendously unnerving to have someone tell you out of nowhere that they “own” you now. That your name and likeness is being traded on an app you had no knowledge of and hadn’t given permission to. The whole concept of people being able to own, buy and sell other people without their consent is absolutely abhorrent to us, and raises a slew of problems that it’s clear the team at Stolen haven’t anticipated.

Gadgette via The Loop

Quello che trovo preoccupante, anche se forse non quanto il resto del mondo, a giudicare dal tono degli articoli che ho letto, nella vicenda Stolen, non è tanto il fatto che qualcuno possa aver scritto tanto male un software da far nascere il dubbio che una “collezione di figurine virtuale” basata sugli account Twitter potesse essere una “vera” (seppure virtuale) compravendita di persone.
Nemmeno il fatto che per essere tirati in mezzo a questa idiozia telematica fosse sufficiente essere nella lista degli account seguiti da qualcuno che aveva deciso di dare un’occhiata all’app.
In fin dei conti, come fa giustamente notare l’imbarazzato CEO della compagnia dietro Stolen, il gioco delle figurine funziona solo se ci sono dentro personaggi famosi (quindi appetibili), ai quali non si può chiedere individualmente il consenso – per quanto la cosa risulti rude.

Quello che mi lascia perplesso è la facilità con cui scattiamo di fronte ad applicazioni o servizi “controversi”.
Parliamoci chiaro, in molti casi l’allarme era giustificato, se non da un reale pericolo, quantomeno dalla spaventosa assenza di buon gusto che lo sviluppo di certe app lasciava trasparire. Servizi che – decisamente senza bisogno di consultare un sensitivo – avrebbero avuto come effetto principale (involontario o meno poco importa) quello di aumentare la facilità con cui i bulli avrebbero potuto agire, ampliandone contemporaneamente il raggio d’azione e d’influenza.
Ma non sono – non erano – una novità.

È l’effetto di tutta la “storia delle pessime idee in forma di app” ad essere molto diverso da quello che mi aspettavo.
Temevo che – analogamente a quanto successo per gli scandali, la cronaca nera e simili amenità – la frequente o addirittura continua esposizione ad applicazioni del genere inducesse una sorta di mitridatismo, rendendoci incapaci di riconoscere e dribblare (o denunciare) le “minchiate sullenni” (cit.) di cui il mondo digitale (che non è come quello reale, bensì è quello reale) è purtroppo ricco.
Stiamo osservando, invece, il sorgere del problema opposto: anche quelle che sono palesemente scemate che nemmeno verrebbero notate, annegate nel mare di applicazioni disponibili per i nostri dispositivi, ed in virtù di una tale precondizione andrebbero lasciate scivolare verso il naturale, rapido ed inevitabile oblio, vengono additate come la prossima grande minaccia alla civiltà.

Da quando abbiamo imparato a guardarci inconsciamente in continuazione le spalle?
Da quando chiamare le cose con il proprio nome – nella fattispecie una scemenza di cattivo gusto, originata da incompetenza o volontà scientifica di cercare lo “scandalo facile” poco importa – si è trasformato automaticamente in sottovalutazione della minaccia?
Da quando abbiamo accettato – con entusiasmo, per di più – di fare da cassa di risonanza per qualunque affarista senza scrupoli o programmatore frustrato voglia provare ad uscire dall’anonimato in cui – con tutta probabilità giustamente – versa tramite la ricerca del suddetto scandaletto da manuale?
Da quando abbiamo deciso di contribuire a qualsiasi tentativo di Shock and Awe in campo informatico e non solo?

Stay Tuned,
Mr.Frost

P.S. Ovviamente, app e servizio sono già spariti. La Galassia è salva un’altra volta.

Vagavo per AppleMusic, cercando qualcosa di sconosciuto da ascoltare che mi incuriosisse abbastanza…

Oltre ad essere sempre più convinto che questa condizione di “bambino con le chiavi del negozio di giocattoli” sia il vero punto di forza dei servizi di streaming, mi sono trovato a pensare in almeno un paio di casi la stessa cosa:“Questi tizi somigliano tantissimo a…”.

Se è vero che le note sono solo sette, dunque le loro combinazioni sono in numero finito, d’altra parte credo sia un segno di maturità come ascoltatore ritrovare il “vecchio” nel “nuovo”.

Cosa non si fa per non ammettere che si sta invecchiando.

Stay Tuned,
Mr.Frost