I must say, Music Player & Playlist Playtube manager is a truly remarkable app. Its novel colour scheme of black, gold, grey, and coral breaks new ground. The various bugs that immediately present themselves prove that this developer understands how important it is to “always be shipping”. Perhaps most notably, in a market suffering a race to the bottom, this developer showed true entrepreneurial spirit by charging $3 and putting up a full-screen modal advertisement every few seconds.

The Worst App – Allen Pike

Geniale riassunto (e, partendo da un fatto reale, divertentissima aneddoto – finchè non si è parte in causa) di una gran parte dei problemi che affliggono l’AppStore.

Quello per iOS, tra l’altro, non quello universalmente riconosciuto come negletto per OSX.
Oltretutto, trattandosi di problemi legati al mondo dietro le quinte, la storiella è utile per renderci conto che – pur con i suoi molti problemi evidenti “lato utente” – l’AppStore riserva insidie comlpetamente diverse a chi è fonte della sua fortuna, gli sviluppatori.

Stay Tuned,
Mr.Frost

Alla fine è arrivato Tweetbot 4. Unico neo, sono passati solo due anni dall’ultima major update.

E la release è a pagamento.

Chi legge queste pagine sa quale sia la mia posizione sul software a pagamento.

TL;DR:

  1. Se mi serve, mi migliora la vita informatica o meno, ritengo abbia un prezzo ragionevole, sono ben felice di pagare upfront.
  2. Se una o più di queste condizioni non sono soddisfatte, rinuncio o mi rivolgo altrove.
  3. Se ritengo un software meritevole del suo prezzo, preferisco mille volte un pagamento upfront rispetto ad un abbonamento.

Tweetbot 4 costa 4,99€. In sconto al 50% per il lancio.

Ammetto che all’inizio la cosa mi abbia – diciamo così – lasciato perplesso.

Dopo quella che ritengo tutt’ora una lentezza ingiustificabile nell’adeguamento dell’applicazione ai tempi, far pagare l’update mi è parso discutibile.
Poi ho pensato a Reeder.

Reeder è stato il mio primo amore per gli RSS su iOS. Sono stato felice di poterlo acquistare per entrambi i sistemi operativi che uso, convinto che la qualità del software giustificasse l’aspirazione dello sviluppatore, Silvio Rizzi, se non di viverci, almeno di guadagnarci qualcosa.

Reeder ha sofferto – dopo la dismissione di Google Reader – di un lunghissimo periodo di stallo, in attesa che Rizzi implementasse la possibilità di usare altri backend.
Senza sincronizzazione tra i miei tre dispositivi, mi sono a malincuore rivolto altrove (Mr.Reader).

Ma quando Reeder è tornato ad essere pienamente utilizzabile, non ho avuto il minimo dubbio.
Ho pagato per gli aggiornamenti e sono tornato a casa.

La stessa cosa è successa con Tweetbot.

È quella che sono arrivato ad identificare – tra me e me – come l’arroganza dei bravissimi; Rizzi e i Tapbots hanno creato due applicazioni per me perfette. Due pezzi di bravura software che è piacevole usare, e che – soprattutto per ciò che riguarda Reeder – superano agevolmente la concorrenza più numerosa e agguerrita [1].

Questo ha concesso loro tempo ed una certa benevolenza da parte degli utenti: in un caso, Reeder ha forse perso “quote di mercato” (sono però piuttosto sicuro che non sia mai stato dominante, ammesso che ci sia mai stata un’app per RSS in quella posizione), ma ha conservato una base di utenti fedeli (presente!) che ha atteso l’uscita degli aggiornamenti, magari nel frattempo rivolgendosi alla concorrenza per brevi flirt.
Per ciò che riguarda Tapbots, l’irritazione è stata maggiore e le critiche decisamente numerose ed aspre; complici anche l’attesa ed una certa atmosfera di indolenza nello sviluppo che traspariva dai tweet degli stessi sviluppatori (Paul Haddad in primis).
Eppure l’uscita di Tweetbot in versione aggiornata è stato salutato da un impressionante unanimità di giudizi positivi.

Può dunque uno sviluppatore (uno inteso in senso lato, sia chiaro) permettersi quasi qualunque cosa in virtù della bontà del proprio lavoro? O della reputazione che si è costruito – indipendentemente dal fatto che questa sai meritata o meno? [2]

Stay Tuned,
Mr.Frost


  1. Per Tweetbot, come giustamente sottolineato anche da Federico Viticci, non c’è più molta concorrenza:  ↩

    As I reminisced last year in my look at the state of Twitter clients, iOS apps for Twitter are no longer the welcoming, crowded design playground they once were.
    Macstories

  2. A tal proposito risulta emblematica la storia recente di Marco Arment: sviluppatore di livello assoluto, blogger dotato dell’insolita capacità di suscitare discussioni anche molto animate all’interno della community Apple semplicemente esprimendo le proprie opinini (in modo di sovente piuttosto tranchant), Marco ha compiuto recentemente quello che a tutti gli effetti può essere definito come un clamoroso voltafaccia: argomentato, legittimo in quanto parte della propria libertà di cambiare idea, ma strepitoso per velocità e apparente incoerenza.  ↩

What’s more valuable for your content: relevancy or recency?

Put another way, is the relevance of your content based on the content itself or the timestamp?

We have so many people writing incredible things on the web — it’s time to stop using the time stamp as the primary qualifier for relevancy.

And, for those of us who are creating great content for the web, it’s time to think more about how we can keep that content relevant for months and years to come.

Relevancy vs. Recency — Shawn Blanc

Stay Tuned,
Mr.Frost

Complimenti a Marco Torretta, che oltre ad aver dato un seguito alla sua grandiosa applicazione per la conversione, Amount, ha adottato una soluzione a mio avviso brillante per favorire chi avesse acquistato la prima versione.

Amount 2 costa – se acquistato da solo – 1,99€, e già così è regalato.
Ma se avete acquistato Amount, vi viene data la possibilità di “completare” un bundle apposito che li contiene entrambi.
In questo modo, il prezzo che pagherete per la versione 2 scenderà a 1,10€.

Bella mossa, Marco.

Stay Tuned,
Mr.Frost

There’s been a lot of talk in the past couple of years about the great “un-bundling” of apps. That is, big, bloated apps that spin off certain features into their own apps. For some massive services, like Facebook, this makes sense. For the vast majority of apps, this makes no sense. It’s hard enough to get people to download one app, let alone two or three. Instead, what these developers should do is utilize 3D Touch to create one-touch access to certain functionality. Brilliant OS-level move by Apple.

A Level Deeper — 500ish Words — Medium

Ovviamente questo è l’effetto voluto da Apple, nonché quello di cui beneficerà qualunque utente anche poco sopra il minimo sindacale di capacità d’uso della piattaforma.
Non posso però fare a meno di chiedermi se l’altra faccia della medaglia non abbia le caratteristiche di un appiattimento di talune applicazioni alle loro funzioni base (che suppongo saranno in molti casi quelle che gli sviluppatori decideranno di collocare nelle “scorciatoie” offerte dal 3DTouch).
Penso ad un’applicazione come quella di Facebook che potrebbe tranquillamente avere come opzioni rapide (non so se le abbia e non posso verificare direttamente – come sempre, voleste ardentemente rimediare a questo torto cosmico non fatevi scrupoli 🙂 ) Post, Upload foto e Upload video, il che ridurrebbe il numero di volte in cui viene aperta alquanto bruscamente.
Poca perdita, non trovate?
Ma Facebook è, a mio avviso, già adesso un’app “bidimensionale”, per l’uso tipico che ne fanno i suoi utenti e per la preponderante importanza che hanno quelle tre funzioni succitate (e forse qualche altra, ma ne dubito) rispetto al complesso delle interazioni possibili.

Pensate ora ad una power app come Clips, che potremmo definire un gestore evoluto della clipboard su iOS; applicazione impagabile per chi scrive tanto su iOS, visto che consente la gestione di multipli ritagli e l’aggiunta semiautomatica di dati estratti per esempio dalla pagina web che si sta consultando (io uso uno schema per automatizzare la formattazione Markdown delle citazioni come quella in testa a questo post).

Provate ad immaginare Clips ridotto alle sue funzioni essenziali: salva il contenuto corrente della clipboard, copia il contenuto corrente della clipboard, copia l’ultimo prima di questo. risultato? Un’app di per sè potentissima, ridotta ad un Command-V qualsiasi o poco più.

Starà agli sviluppatori non cadere nel tranello dell’ipersemplificazione, ma nonostante tutto temo che qualche vittima ci sarà.
Almeno fino a quando il 3DTouch non sarà tanto diffuso da smettere di essere “the last big thing” da implementare a tutti i costi per non restare indietro.

Stay Tuned,
Mr.Frost