Argomento trattato più volte[1], ma mai abbastanza sottolineato.
Ben venga, dunque, il contributo di Francesco Costa per Il Sole 24 Ore; tanto più perché, come ricorda lui stesso:

[…] c’è una seconda conseguenza ancora più inquietante e pericolosa: oggi, tra le persone – le persone normali, non i fuori di testa che credono ai complotti sull’11 settembre e ai rettiliani – esiste di fatto una realtà parallela. Se l’unica democrazia davvero compiuta è una democrazia informata, le notizie false indeboliscono la democrazia: costruiscono paradigmi culturali e creano percezioni che si riflettono nella vita di tutti i giorni, dalla scelta del partito da votare a quella dell’università da frequentare.

Ed influenza anche la nostra, di vita, perché quando fenomeni come questo diventano ambientali è impossibile semplicemente chiamarsene fuori.

Stay Tuned,
Mr.Frost

I expect the new MacBook to follow the same path as the Air. Over the next few years, it will improve, and become an affordable, indispensable tool for life in the future. But here, now, in the present day, there are more practical slim, everyday laptop choices.

Un po’ come il primo MacBook Air, il nuovo MacBook mostra qual è il futuro dei MacBook — ma per il momento è meglio restare nel passato. A meno che quello che vogliate sia più un tablet, che un portatile.

Il laptop del futuro non è pronto per il presente | Bicycle Mind

Filippo Corti cita Joanna Stern, e pur comprendendo motivi e origine delle perplessità di entrambi, mi viene in mente una domanda: da quando diamo per scontato di poterci concedere il lusso di attendere la perfezione?
Mi spiego: il nuovo MacBook segue un pattern piuttosto chiaro, familiare a chi si occupi anche solo con modica attenzione di Apple e tecnologia; prestazioni medie se non mediocri, scelte hardware che al momento (e nell’immediato futuro) appaiono come estreme, funzionalità che presuppongono una situazione ambientale che quasi sicuramente si realizzerà (già se ne vedono le avvisaglie), ma che al momento è ben lungi dall’essere comune.
Tutto sa di già visto, con l’iPhone, con l’iPad, con il primo Air.
Ed ogni volta il commento è stato quello: precorre i tempi, è meraviglioso, geniale, uno sguardo sul futuro, ma ora come ora è limitato.

Bello, ma non ci vivrei.

Io sono sicuro (ed è una certezza che mi pare condivisa anche da altri blogger, inclusi i due di cui sopra) che Apple abbia i mezzi economici e soprattutto la costanza (testardaggine) di proseguire per la propria strada anche se Watch e MacBook non dovessero rivelarsi immediatamente degli straordinari successi commerciali [1].

Questo ci porterà, history repeating, nel giro di un paio di iterazioni ad avere altri due prodotti tipici di Apple: quelli che ridefiniscono un mercato, spingono avanti l’uso di tecnologie fino a quel momento poco più che abbozzate e di nessun impiego nel mercato consumer, quelli che a posteriori sembra ovvio e così via.

Ma se non ci fosse Apple dietro questi prodotti?
Samsung ripudia tutte o quasi le proprie scelte hardware (plastica, batteria rimovibile eccetera) al primo (pur se sostanziale) crollo delle vendite.
Hp ha comprato Palm per poi chiuderla senza nemmeno provare a competere.
Microsoft, di fronte agli schiamazzi di chi non capisce Windows 8 e come sia un tentativo di rimanere importanti in un mercato che si svincola sempre più dallo schema singolo computer sulla scrivania, reagisce riportando indietro l’orologio con Windows 10, che pare assomigliare pericolosamente a Windows 7 e a tutti quelli che l’hanno preceduto.

Cosa impedirebbe ad Apple di liquidare, non tanto il Watch, quanto il MacBook, come un esperimento non troppo riuscito e tornare alla dicotomia Pro-Air?
Nessuno potrebbe fargliene realmente una colpa: sono un’azienda, puntano al profitto,ciò che non rende si abbandona.
In questo scenario, chi si accollerebbe gli oneri (a questo punto ancor di più senza onori a fare da contraltare) di spingere un passo più in là la nostra definizione di standard?

Stay Tuned,
Mr.Frost


  1. Almeno parte di questo pericolo, nel momento in cui scrivo, pare scongiurato, visti i dati dei preordini dell’Watch. E non stiamo a questionare se sia ampia domanda, scarsa disponibilità o qualunque percentuale combinazione dei due fattori: c’è chi ha venduto 300.000 esemplari di smartwatch in un anno pur avendo probabilmente i magazzini strapieni ed in grado di esaudire un numero di richieste di gran lunga superiore.  ↩

It’s like the Windows 7 zombie invasion, where pointless UI elements from older Windows versions suddenly rise from their graves, shamble over to my Surface, and leave body parts all over what once was a beautifully designed, pristine bit of software.

ignore the code: Windows 10: Re-Crappifying Windows 8

Mai stato un serio utilizzatore di Windows 8, ma ho avuto modo di fare l’amministratore di sistema abusivo di un Lumia per un paio d’anni.

Ho sempre apprezzato, se non le funzionalità di Windows Phone/8, quantomeno lo sforzo di coerenza e di differenziazione che quel design evidenziava.

Soprattutto, trovavo – come dire – rassicurante che Microsoft avesse il fegato di rompere con il passato, per il mercato (che trae giovamento quasi sempre delle innovazioni, fosse anche anni dopo e per vie traverse) e per se stessa.

Sembra che avessi cantato vittoria troppo presto.
Questa è una differenza [1] fondamentale tra Apple e Microsoft: non che la prima non sia mai tornata sui suoi passi, ma ha sempre avuto più forza contrattuale [2] nei confronti degli utenti che non capivano/condividevano la direzione intrapresa nello sviluppo hardware e software.

In questo caso, invece, pare ci troviamo di fronte ad una dittatura, nemmeno troppo silenziosa, di una parte di utenti.
Temo solo fortemente sia la parte sbagliata.

Stay Tuned,
Mr.Frost


  1. Lungi dall’essere l’unica, ovviamente, e di sicuro non la più visibile. Ma una delle più condizionanti, sicuramente.  ↩
  2. Fino al limite di sembrare, più di qualche volta, una vera e propria prova di forza, quasi fine a se stessa, un modo per far capire chi comanda  ↩

The past two days have seen the embargoes lift on the first reviews of the Apple Watch and new MacBook. If anything has emerged from the narrative so far, it’s that both products appear cut from the same cloth. Yes, the Watch appears the most high-tech of the two, effectively establishing the precedent for its market, while the MacBook is a take on the decades-old concept of a laptop, albeit an innovative interpretation. But they’re extraordinarily similar in a conceptual sense.

Future Present — Pixel Envy

Un atteso, prevedibile, legittimo perfino, rush di recensioni, impressioni, test e first look di Watch e MacBook ha inondato quasi ogni sito che si occupi di tecnologia (e avessi avuto i modelli da testare che hanno i blogger vip, avrei partecipato pure io – Mr.Schiller, can you hear me?).

Recensioni sostanzialmente buone, con qualche perplessità, legata più che altro agli sviluppi futuri – in qualche caso necessari – dei due prodotti.

Niente di nuovo, comunque; anche gli altri nuovi prodotti Apple hanno ricevuto accoglienza simile all’epoca della loro prima incarnazione: iPhone, iPad, MacBook Air.

E questa uniformità mi pare la migliore notizia possibile per Apple.

Stay Tuned,
Mr.Frost

Alcuni pensano che dentro questa specie di missione che ci siamo dati in favore dell’alfabeto telematico alberghi una spocchia da iniziati, il sentimento di superiorità di chi pretende di indicare il percorso, la presunzione intellettuale di chi si è già attrezzato per il futuro e si mostra ora benevolmente disposto ad indirizzare gli altri.
Io non credo che sia così, sono invece convinto che ne valga la pena per una ragione più semplice e meno tronfia: se internet ha migliorato la mia vita, sarei felice che fosse capace di migliorare anche la tua.
È questo l’umanesimo da cartoleria di cui dicevo poco fa, una sorta di semplificazione provinciale di cui mi sentirei di essere orgoglioso. Un sentimento che ha tracciato una traiettoria lunga ormai decenni fin dai tempi delle (mie) scuole superiori: ho ascoltato una canzone bellissima, ascoltala anche tu, dimmi cosa ne pensi. Se ti piacerà come è piaciuta a me io ne sarò contento.

Massimo Mantellini – La vista da qui. Appunti per un’internet italiana

Stay Tuned,
Mr.Frost

Google initially designed its autonomous cars so that human drivers could take the controls when necessary but abruptly changed course when the company concluded that such a set-up was not safe enough, Teller said. Google’s current self-driving car prototypes eliminate the steering wheel and brake pedal entirely, putting the machine always in control.

The decision to make such a change was not easy, he said, noting that the initial version of the company’s self-driving modified Lexus SUVs had advanced to the point where the vehicles could handle highway driving extremely well.

Astro Teller, citato da Reuters – Google X boss says company should have curbed Glass hype

In riferimento a quanto avevamo detto un po’ di tempo fa, un’ulteriore prova del fatto che la vera incognita nelle self-driving cars, come in molte, troppe altre tecnologie, non è costituita tanto dalla parte informatica (a parte quel solito problemino di Skynet), quanto da quella biologica.
Dilemmi morali insolubili a parte [1], due computer non avrebbero problemi a guidare a 250 km/h sulla stessa strada evitando incidenti [2], per una semplice ragione dovuta al loro stesso essere, per così dire: sono prevedibili [3].

Le persone, invece…beh, sono ovviamente tutt’altro.

Stay Tuned,
Mr.Frost


  1. Anche quel mezzo film di I, Robot (ottime intenzioni, buona realizzazione, ma con quel non so che che manca…) poneva la stessa questione; in sostanza, noi vediamo dilemmi morali insolubili perché abbiamo una morale le macchine, no.  ↩
  2. Guardando il GP di Cina, pensavo: ma perché, oltre al robo-soccer, molto utile dal punto di vista scientifico e di sviluppo ma noiosissimo da vedere, non sperimentiamo una specie di F1 alternativa con veicoli a guida autonoma? Circuiti prestabiliti, alte prestazioni, nessun rischio per le vite umane… non come rimpiazzo, ovviamente, ma come parco giochi.  ↩
  3. Ci sono poi decine di meravigliose storie di Asimov che dimostrano come la prevedibilità robotica risulti totalmente imprevedibile agli umani, almeno in prima battuta. Davvero, leggetevi le storie robotiche di Asimov, fatevi del bene. Soprattutto quelle con Susan Calvin.  ↩

Sia come sia, tutta la questione è una colossale perdita di tempo ma un bel guadagno per i tanti siti, da 9gag.com al Daily Mail, che stanno pubblicando questa foto (non nuova) traendone un numero di clic che si traducono in soldi provenienti dagli inserzionisti pubblicitari. E più noi perdiamo tempo a parlarne linkando alle loro pagine, più loro guadagnano sul nostro tempo perso.

Non importa se il gatto sale o scende le scale: il marketing ci guadagna sempre | Il Disinformatico

…ed infatti io rimando al post del buon Attivissimo, così il mio click (due, tiè, esageriamo) lo prende lui.
Il problema è, come giustamente fa notare, che il tutto si traduce in una colossale perdita di tempo.

Ma non eravamo quelli con il tempo contingentato, senza un minuto libero, in affanno perenne?
Drugàt’, altro che.

Stay Tuned,
Mr.Frost

P.S. Ad aggiungere indecenza al tutto, questa volta il “giochino” non è nemmeno interessante, visto che la “soluzione” al nuovo imperdibile meme non è minimamente in discussione: basta avere capacità di osservazione e analisi che vadano oltre il livello minchia Facebook

Ok, la notizia è “vecchia” (ben due mesi fa), ma è rimasta lì a macerare in attesa che mi venisse in mente qualcosa di intelligente da scrivere a commento (…quello in terza fila, penultimo a destra ha sogghignato. Procedete. Con discrezione.)

Pensate agli schermi di cui siamo circondati. I televisori da almeno 50“. Gli schermi dei desktop da 27”, 30" o più. Belli, vero? Avete visto come si vedono bene le rughe della vostra attrice preferita in UltraHD?

Adesso pensate agli schermi di cui siete (siamo) davvero circondati. Il display del termostato. Quello del frigo. Quello del forno. Della lavatrice/asciugatrice/ lavastoviglie. Quello del computer di bordo della macchina [1]. Quello del vostro – presente? futuro? – smartcoso. Quello dell’impianto hi-fi, se ancora ne avete uno in casa (e per certi versi, magari all’acqua di rose, dovreste. O almeno un buon paio di cuffie [2]).

Belli, eh?

No. Fanno schifo.

Mostrilli di pochi centimetri quadrati, dai formati e dalle risoluzioni astruse e spesso ridicole, che stentano persino a visualizzare ciò che devono, affidandosi ad icone arbitrarie o messaggi testuali smozzicati (arriviamo a toccare vette di genio assoluto con i display progettati per visualizzare l’esatto numero di caratteri necessari a comporre il messaggio in una determinata lingua [3]. Che poi ovviamente finiscono in prodotti destinati all’esportazione sui mercati più disparati).

Suscita quindi notevole interesse (per l’effettiva rilevanza vedremo poi [4]) l’iniziativa di Monotype di creare Spark, un software che serve a creare font specifici per i piccoli schermi.

Potrebbe uscirne una cosa di nicchia, destinata a finire solo sui prodotti top di gamma, ma francamente spero che diventi così diffusa da trasformarsi in un miglioramento invisibile della nostra vita. Invisibile perché piccolo, come gli schermi per cui è stato pensato, piccolo come la scintilla da cui prende il nome, eppure in grado di migliorare la nostra esperienza con la tecnologia in molti più frangenti di tante presunte rivoluzioni.

Stay Tuned,
Mr.Frost


  1. Davvero, con che fegato lo chiamino così mi sfugge.  ↩
  2. Che non sono quelle che costano una cifra esagerata, o necessariamente quelle che tutti consigliano. Sono quelle comode, robuste, che suonano la vostra musica preferita come piace a voi.  ↩
  3. Chiunque abbia avuto una Volkswagen con il suddetto “computer di bordo” settato in tedesco lo sa, avendo avuto il piacere di scoprire perché in italiano ci siano abbreviazioni tipo: “Distanz Itiner” o “Km percors” ;-).  ↩
  4. Resta anche da stabilire se un eventuale “insuccesso” – peraltro difficilmente quantificabile, come spiega il post linkato – sarà eventualmente dovuto a difetti dell’idea in sè o ad un suo semplice “precorrere i tempi”.  ↩

I have Apple-friends and normal friends. My Apple friends email me before a new iPhone launch and ask which model I’ll get. They tell me about their plans for a Space Grey 32GB iPhone 6, their latest apps and bemoan the lack of a Retina Thunderbolt Display. My normal friends email me birthday invitations. But, this time around it’s flipped. I’ve received emails about the Apple Watch from the most unlikely places. And, they seem genuinely surprised that I don’t want one.

An Atypical Watch

Stay Tuned,
Mr.Frost