Per molto tempo il problema di cui si è dibattuto di più in Italia è stato il digital divide, cioè la presenza marginale di internet nella “dieta mediatica” degli italiani. Ma oggi il gap appare in gran parte superato.

Il digital divide è finito: andate in pace

Desolante. Oltre al fatto che la dicitura “quasi tutti i giorni” mi fa venire in mente una vecchia battuta sul nonno che a 90 anni faceva ancora l’amore quasi tutti i giorni (quasi il Lunedì, quasi il Martedì, quasi il Mercoledì…), il non considerare neppur lontanamente quella che potremmo definire la qualità del tempo-internet, la tipologia d’uso che se ne fa (sempre e solo Facebook?), la coscienza del mezzo e delle sue potenzialità azzera credibilità ed utilità di questo rapporto.

Stay Tuned,
Mr.Frost

Many boys want to be a firefighter when they grow up. Or maybe a race car driver, a police officer or a solider. I wanted to work on the USS Enterprise.

Sci-fi fantasies realized: the iPhone is the best computer I’ve ever owned

When I bought the original iPhone on launch day, June 29, 2007, I used it to call my wife as I drove home from the mall. “It’s the coolest thing I’ve ever owned,” I said. Today it’s the most useful thing I’ve ever owned. Cool fades, usefulness lasts.

Per non dimenticarci mai, con tutti questi smartcosi rampanti, che il vero oggetto meraviglioso l’abbiamo in tasca (e per le mani) da anni.

Stay Tuned,
Mr.Frost

Il nostro approccio generale nei confronti dell’innovazione è nella migliore delle ipotesi minimizzante e guardingo, nella peggiore di aperta e netta contrapposizione in nome di un presunto interesse generale da buon padre di famiglia.

Massimo Mantellini – Internet è bella ma non ci vivrei – Il Post

Un altro problema? Non ci si pone minimamente il problema se valga la pena forzare un po’ la mano nel far adottare una tecnologia, indipendentemente da quale e quanto vantaggio possa creare.
Vi è una minima (e spesso, ahinoi, tutt’altro che minima) resistenza? Allora non ne vale la pena.
Il 730 precompilato? Dice: “Ma gli anziani non hanno Internet o non lo sanno usare” (e se magari, magari, non lo volessero usare? Così, per partito preso. Sembra così assurdo?)
I movimenti di denaro sopra una certa soglia solo in formato elettronico? Idem con patate (Tralascio per umana pietà “l’argomento” dello “Stato di polizia fiscale”, tanto odioso nei toni quanto inconsistente negli argomenti).

Gente con diritto di Facebook, che non ha la minima intenzione di imparare ad usare Internet per qualsivoglia altro scopo.

E se questo è dovuto, come dice Mantellini, ad una precisa scelta operata da un’intera classe dirigente (in senso lato, politica, culturale, religiosa e via pontificando), d’altra parte mi cadono le braccia (per non dire altro) quando sento persone della mia età giustificare tutto questo.

Per gli umbertiechi, i titoli terrorizzanti, gli psicologi da strapazzo che sapevano tutto fin da prima, ci sarà tempo e modo: c’è sempre tempo del resto per spiegare con un giro di parole di leggera superiorità e senza nemmeno accorgercene quanto siamo vecchi e stanchi e senza speranza.

Vecchi, qualcuno non solo anagraficamente.

Stay Tuned,
Mr.Frost

Non è proprio recentissimo, ma ancora fresco.
Jim Dalrymple spezzetta allegramente l’articolo (ma gli facciamo un grandissimo favore a chiamarlo così, quindi d’ora in poi sarà battezzato il “coso”) che il Guardian ha avuto il fegato di pubblicare.

Oltre ad una spaventosa pochezza di analisi – se così vogliamo chiamarla, ed è fargli un altro immeritato favore – il “coso” è viziato sul nascere dal curriculum dell’autore.

Ma vi lascio alle parole del buon Jim che sintetizza il problema alla perfezione:

One thing’s for sure, this is not a Steve Jobs move.

What do you know about what Steve Jobs would do? You don’t, so shut the fuck up.

The truth behind The Guardian’s negative Apple Watch story

Stay Tuned,
Mr.Frost

P.S. Da non perdere anche il martellamento a puntate operato da “The Beard” su Twitter ai danni dell’irrintracciabile autore del pezzo.

Having covered Apple events over the Internet for years, my first reaction was that I had been catapulted into a bizarre Real Life Twitter where profile pictures moved and talked and interacted with each other.

Thoughts on Apple’s March 9th Event – MacStories

Come se non bastasse la solita ottima copertura da parte di MacStories, questa volta abbiamo il bonus.
Chi ha avuto la fortuna di sentire chiacchierare o di leggere Federico quando parla anche di altro, sa cosa aspettarsi.
Per la restante fetta di Internet, enjoy the ride.

Stay Tuned,
Mr.Frost

Dopo questa, credo di aver letto tutto.
Marco Arment che deve difendersi dall’accusa di essersi autocensurato per restare nelle grazie di Apple.

Marco Arment.

Per fortuna, la risposta è di livello, da par suo, e come spesso capita merita una tranquilla ed attenta lettura:

My words on this site sometimes, and unpredictably, have a sizable influence, which is both flattering and terrifying. If I write something critical, there’s a decent chance that the people whose work I’m criticizing will see what I wrote and be hurt or offended by it. That doesn’t make me afraid to criticize anyone, but it demands that I choose my words very carefully to ensure that I’m making a solid, fair argument.

Censoring myself for Apple

Stay Tuned,
Mr.Frost

What excited me about the iPhone in 2007 was, of course, the device itself from a hardware standpoint, then its technologies (how seamlessly Multi-Touch worked, for example), then the software, and finally and most importantly its potential. I immediately thought about how much the iPhone’s functionality could be extended with third-party apps, and the resulting emotional impact I had as the 2007 Macworld keynote unfolded was I want to have this. This is definitely going to be my next phone.

And potential is really what excites me now with the Apple Watch. As crazy as it may sound, what makes me want to have an Apple Watch isn’t (just) what Apple showed about it in September 2014 and last Monday. It’s what it’s going to come up for it down the road. The possible applications and use cases. It’s a huge bet, the same bet Apple is taking, I think, but that’s what it is for me in the end. It is a most intriguing direction.

Personal observations about the Apple Watch | Riccardo Mori

Al di là delle solite considerazioni, piuttosto interessanti, di Riccardo (che da buon scrittore dà a mio avviso il meglio di sè quando naviga “a vista”), quello che mi ha solleticato é stata la considerazione riportata qua sopra.

Spesso, nel corso degli ultimi anni, Apple è stata accusata di dedicarsi troppo alla “gallina dalle uova d’oro” che è indubbiamente iOS, tralasciando il Mac.
Tutte teorie sistematicamente smentite dai fatti, sia chiaro, ma ora mi chiedo: qual è, attualmente, il potenziale dei personal computer classici (siano essi desktop o laptop)?

Al di là di soluzioni ingegneristiche innovative, quali sono alcune di quelle adottate nel nuovo MacBook, non vedo nuovo ambiti di uso imprevedibili e sviluppi sorprendenti per i pc.

Watch, come è stato per iPhone, è uno sguardo sul futuro; come tale, è promettente, abbozzato, non fornisce minimamente la visione complessiva di ciò che ci aspetta e nemmeno indizi su come arrivarci, almeno non in forma chiara a tutti.
Tuttavia, proprio per questo, dev’essere terribilmente stimolante lavorarci sopra.

Questo, a mio avviso, è il vero significato di post-pc: abbiamo di fronte nuovi paradigmi d’uso, che per essere definiti, perfezionati ed adottati su scala sufficientemente vasta da risultare significativi richiederanno anni di tentativi, molti dei quali quasi alla cieca.
Ma questo non possiamo aspettarcelo dai pc.

Stay Tuned,
Mr.Frost

Uscire dall’ umbra mortis della tecnologia, almeno quando questa cerca di imporre a tutti indistintamente le sue pretese sociali, dovrebbe diventare una strategia condivisa. Una forma di difesa nei confronti di una degenerazione servile del concetto di passaparola che da presidio del nostro essere uomini e donne solidali prova a trasformarsi in strategia commerciale. Per nessuna ragione al mondo vorrei entrare in una libreria ad acquistare un libro sottolineato da un mio amico: la gestione dei fili sociali che collegano le nostre esperienze online sta semplicemente diventando un reticolo tanto fitto quanto forzoso. E quando questa interazione cessa di essere una nostra esigenza, l’unica risposta possibile è quella di dedicare parte del nostro tempo ad allontanare simili legami da noi stessi.

Massimo Mantellini – La vista da qui. Appunti per un’internet italiana

Stay Tuned,
Mr.Frost

A differenza di quanto sostengono alcuni autorevoli esperti di tecnologia, l’infrastruttura deve precedere l’offerta, e questo per una ragione fondamentale: molti degli utilizzi delle reti trasmissive ad alta velocità sono oggi difficili da immaginare. Saranno gli utenti che se li inventeranno domani. Dovremmo smetterla di sentirci tanto superbi da voler indovinare il futuro. Il futuro è complicato, fuori dalla nostra portata e sovente usato come alibi. Le dissertazioni odierne sul «a cosa ti servirà mai una connessione a un gigabit» assomigliano enormemente a certe imbarazzanti affermazioni sulla prevedibilità del futuro tecnologico. Domani forse ne sorrideremo ma quando questo accadrà probabilmente sarà troppo tardi.

Massimo Mantellini – La vista da qui. Appunti per un’internet italiana

Stay Tuned,
Mr.Frost