Interessante riflessione sui possibili motivi di un eventuale flop delle auto “a guida autonoma” (ok, siamo nell’iperuranio delle congetture, ma tant’è…).

Abbastanza sorprendentemente, l’autore prende in scarsa o nulla considerazione l’effetto “straniante” che sempre deriva da una tecnologia così differente da quelle che l’hanno preceduta e cui siamo abituati.
Viene invece svolto un interessante parallelismo tra la futura macchina auto-guidante ed uno dei mezzi di trasporto più antichi che l’uomo conosca: il cavallo.

Il punto cardine è abbastanza chiaro e, a mio avviso, applicabile ad una vasta gamma di tecnologie (e proprio per questo il ragionamento è affascinante): siamo disposti a cedere solo una (più o meno modesta) quantità di controllo sulla nostra tecnologia alla tecnologia stessa.
In altre parole: mi va benissimo che una tecnologia mi sostituisca in determinati compiti, purché sia opt-in, ovvero sotto il mio controllo in ogni momento e disattivazione a mia discrezione.
Un navigatore GPS può suggerirmi la strada migliore per raggiungere la destinazione, ma non può impedirmi di percorrere la lunga, stretta e piena di curve strada panoramica.
Un cavallo può camminare da solo finché c’è strada da fare “normalmente”, ma farà quello che dico io quando e se decidessi di dargli istruzioni (con il beneficio aggiunto di richiedere esplicitamente il mio intervento in caso di condizioni “anomale” o pericolose).

Il modello, insomma, è quello dell’auto del film iRobot: perfetta per viaggiare in autonomia nel traffico composto da altre vetture simili ed ugualmente impostate (un altro problema da non sottovalutare: la capacità di predire e gestire le situazioni di traffico dipende pesantemente dalla prevedibilità del comportamento degli altri mezzi su strada, e dal grado di conoscenza che la macchina ha dei pattern decisionali dei conducenti; se tutti seguono il codice della strada alla lettera, la situazione è perfetta, altrimenti…), ma il cui controllo può essere in ogni momento reclamato da parte di chi è a bordo, con uno switch immediato da “passeggero” a “conducente”.

Insomma, controllo, fiducia, (in)dipendenza, e tutta una serie di questioncine minori del genere.
La strada, è il caso di dirlo, è lunga.

Stay Tuned,
Mr.Frost

[…] take the cover off of your iPad (if you have one), it doesn’t matter the model.

Don’t even bother turning the screen on.

Just hold it a bit.

Just think about everything it can do.

Think about the fact that while it may not be best at doing those things, it’s rarely shitty at doing those things.

I can’t let myself do that exercise too often, because I always find myself with the overwhelming urge to wipe everything from my desk and just put the iPad down in the middle of my desk. As if I have suddenly reached the plateau where my desk is on par with Picard’s.

My, is the iPad a magical device.

Ben Brooks

Stay Tuned,
Mr.Frost