From Tumblr days:

Inspiring post from Randy Murray. The point is: why should we desire possession/ownership instead of access to our data?

Starting from the capacity of our portable devices, the question is well posed, and I agree without a doubt: today, constant, reliable access is far more important than ownership in digital world; we live in a cloud-y environment (it’s not about our future use of technology, it’s happening now), mobile connections are becoming faster and more ubiquitous each day, growing at an unexpected pace.

Sadly, I still have one question, and this could be, in my experience, something deal-breaking: does every part of the world have same possibility regarding access?

I ain’t talking about the developing world, because it’s sufficient to “cross the pond” to find countries like mine, where mobile access to the net (and everything related) is still far from being considered “normal”; more a luxury, instead of a necessary condition for effective world citizenship.

So here’s my point: without effective, widespread access to the net, ownership of data (and the ability to take them with you everywhere you could need them) gain back an incredible value.

How could i access my dropbox, if half of my country (rough approximation here, of course) seems more like New Jersey after Sandy, than a member of the G8, net-wise?

Stay Tuned,
Mr.Frost

P.S. L’avevo già pubblicato anche qui, lo so. Ma purtroppo, rileggendolo, mi son accorto che la situazione non è cambiata poi tanto…

Jared Sinclair, l’uomo dietro quella gemma che è Unread, sta sviluppando la versione per iPad.

L’altra cosa interessante è che ha deciso di documentare passo passo il processo creativo e di design; visto l’altissimo livello dell’app per iPhone, un’occasione più unica che rara per seguire da vicino lo sviluppo di qualcosa che usiamo continuamente, ma di cui forse non comprendiamo sempre fino in fondo la complessità.

Il feed RSS video lo trovate qui, mentre quello più “tradizionale” del sito dello sviluppatore è qui.

Stay Tuned,
Mr.Frost

Tumblr mi è sempre piaciuto. Veloce, graficamente complesso solo se lo si vuole, con una buona app mobile. Da quando sono passato a WordPress, però, ho abbandonato la precedente incarnazione di Life In Low-Fi.

Mi sembrava uno spreco, in effetti, quindi nei pochi ritagli di tempo libero mi sono più volte interrogato su cosa farne.

La soluzione, al momento, è quella di convertirlo in un blog “fotografico”rigorosamente low-fi, ovvio.

E dunque, per chi fosse interessato, Tumblr in Low-Fi raccoglierà i miei (scarsi) deliri fotografici, prettamente “casual” e dalla frequenza indefinibile (tratto costante e comune a tutte le mie incarnazioni digitali…).

Stay Tuned,
Mr.Frost

P.S. Ho cancellato ogni post “non fotografico” da Tumblr, ma quelli che mi sono parsi ancora “salvabili” verranno gradualmente ripubblicati qui con tag e titolo appositi. Perché chi dimentica il proprio passato, o peggio finge di non averne, non vale granché.

Post PC is computing where you need it, when you need it. It’s not based on hardware form factors or software platforms or touchscreens, or even limited to smartphones and tablets. It’s the idea that computing should adapt to areas of your life where the augmented power of a computer can help you do your tasks better and more efficiently.

Ancora una volta, la disponibilità della tecnologia ha la meglio sulla sofisticatezza, per così dire, della medesima.

È forse stato l’aspetto meno compreso dell’iPad, quello che ha dato il vero vantaggio sui concorrenti ad Apple: perché nessuno ha capito che la tavoletta era sì un concentrato molto ben assemblato di tecnologie preesistenti, ma che la vera chiave era il qui e ora che si trasformava improvvisamente in ovunque e dovunque.

Perché parliamoci chiaro: chi era tra noi davvero contento di portarsi dietro qualche chilo di laptop? Personalmente, trovo insopportabile il pur ridotto peso del MBP (oggettivamente ridotto, in confronto agli ultimi modelli è una locomotiva a vapore…) dopo l’iPad.

Eppure non sono un esempio di vita in mobilità estrema, al punto tale da potermi permettere di scrivere il 90% dei post con la tastiera bluetooth, anche quando sono in giro: raramente mi manca un piano d’appoggio.
Ma proprio per questo, forse, la mia situazione è ancora più emblematica: in questo momento sono seduto alla scrivania in casa, con Spotify che riempie le mie orecchie con questa fantastica scoperta, con davanti a me un laptop abbastanza performante per sostenere dieci volte il compito che sto svolgendo (ok, i compiti, ma siamo ad un livello che definirei di multitasking subliminale), eppure sto digitando sulla tastiera virtuale dell’Air.

Perché?

Perché aiuta la concentrazione, perché è performante abbastanza da scomparire nell’uso quotidiano, per tutti i motivi seri che volete, certo. Ma guardando con attenzione, da vicino, il perché appare chiarissimo: più di quanto accadde a suo tempo con il portatile (e difficilmente l’avrei creduto possibile), questo pezzo di metallo e vetro è il mio computer.
Un tale livello di intimitá (oddìo, mi faccio paura…) è dovuto in gran parte al fatto che, oltre a svolgere egregiamente tutti i compiti che gli sottopongo, questa macchina è con me, sempre e ovunque.

Non fatico a capire chi sostiene di scrivere la quasi totalità dei post del proprio blog con l’iPhone (io non posso, ho le manone… E nonostante ciò scribacchio abbastanza a lungo anche lì, se se ne presenta l’occasione – adoro iCloud e Dropbox).

Certo, la natura limitatamente multitasking di iOS favorisce enormemente la scrittura, almeno quella non saggistica: con la nascita di Byword, iAWriter, Editorial, Drafts, e tutto l’universo di applicazioni dedicate a scrivere senza distrazioni software (ché quelle ambientali ancora si eliminano alla vecchia maniera – cavolo, proprio bello ’sto disco…), iOS si candida ad essere LA piattaforma di scrittura.

Ma ancora una volta, il ragionamento torna al punto di origine: é la coscienza di poter scrivere ovunque ed in qualsiasi momento l’ispirazione colpisca che rende così soddisfacente l’esperienza, perché regala un senso di libertà totale, di assenza di vincoli, che tra l’altro ricorda molto la classica soluzione analogica penna+taccuino (e vai di effetto nostalgia, che come si sa è canaglia…).

Stay Tuned,
Mr.Frost

We decry the notion that tablets are only for consumption, not creation, but then the most popular uses of phones, tablets, computers, and the very internet itself is for consumption. We watch viral videos, read rehashed news stories, upvote funny comments — we consume content. That’s what tech ends up really being about. The only guy spending time wisely on Reddit is the one doing an AMA to promote his work; for everyone else, it’s almost only passive consumption of brain junk food.

Fuss about Instagram filters all you want, but at least it’s got more people than ever trying to capture moments artistically — creating something of value, at the very least to their own selves. That’s not bad.

Blogging, they say, is a dying art. Don’t let it die. Go write something, however small. Share your photos. Strive to improve. Try to take a slightly better picture every day — don’t go buy a new camera or new apps, but use what you have and improve your skills a bit at a time, and publish your efforts. Don’t read a book on coding — go try to tweak the CSS of your blog’s theme. It’s the perfect test ground where nothing can really go wrong (and if you’re that worried, go make another blog just to break.). Change some numbers here, refresh, see what broke. Now fix it. If you can’t fix it, Google the problem, and then fix it. Now go break something else. Then write another blog post, but break out the thesaurus and use words you’ve never used before. Use different sentence structures. Break English, and fix it, too.

Inspiring.

Il trucco sta nella prospettiva, bisogna saper vedere lontano, solo i visionari spiccano e capiscono appieno se una tecnologia saprà essere utile.
Vero, in linea di massima.
A volte, però, per vedere l’utilità di una tecnologia, bisogna avvicinarsi un po‘. Da un po’ di tempo sto pensando a quale potrebbe essere un utilizzo concreto di iBeacon.
Per concreto, intendo qualcosa di realizzabile al di fuori degli USA, dove pur con tutti i loro difetti tendono in linea di massima a spingere un pelino di più sull’innovazione: quindi iBeacon ti segnala i posti allo stadio quando vai a vedere i Sox vincere (; -) ), lo scaffale con la roba in promozione nel tuo mega mall di zona (in cui altrimenti ti perderesti che nemmeno Tom Hanks in Castaway…), il saldo della tua tessera fedeltà, non solo da Starbucks (che fa un caffè davvero osceno, ma va benissimo come calorifero portatile ed è una perfetta scusa per stare a far niente ad un bel tavolino minimal) ma anche nella più scrausa delle caffetterie di quartiere.

Qualcosa, insomma, che sia utilizzabile anche in un paese come il nostro, dove se chiedi la bolletta via email ti guardano come un marziano, poi cominciano a spedirtela sei mesi dopo la richiesta; per non parlare di quella volta che hai chiesto se non fosse più opportuno spedirti quei documenti fiscali ad un indirizzo di posta certificata, e poi hai dovuto farti tre docce per lavarti di dosso la sensazione di aver chiesto di fare turismo sessuale con minorenni…

Nei miei deliri, cercavo di immaginare chissà quale miglioramento della nostra onnipresente ed elefantiaca burocrazia, e via ad ipotizzare di mappe degli uffici con navigazione interna via iBeacon per non farti rimbalzare da uno sportello all’altro per ore; di guide dei musei che non richiedano più di digitare lo stupido numero dell’opera, o peggio della sala, per fornirti informazioni (cavolo, abbiamo missili a guida automatica transoceanica, e non riusciamo a mappare un dispositivo elettronico in un ambiente delimitato al chiuso?).

Poi mi sono detto: e se perdessi le chiavi tra i cuscini del divano, e la localizzazione di iBeacon mi aiutasse a trovarle? Oppure direttamente l’iPhone, senza ricorrere al classico squillo ad oltranza, magari memorizzando la posizione del terminale ad intervalli prestabiliti, in modo da poterla fornire anche una volta che la batteria si sia scaricata?
Una specie di Tile evoluto, più versatile ed integrato come solo Apple sa fare.

Perché, a volte, i problemi da risolvere per primi sono quelli più piccoli, o che sembrano tali.

Questione di scala e di messa a fuoco.

Stay Tuned,
Mr.Frost

P.S. Per chi se lo chiedesse, lo sguardo al chilometro del titolo è questo