There is a business in Google but it’s a very obscure topic. The “business side” of the organization is only mentioned briefly in analyst conference calls and the conversation is not conducted with the same team that faces the public. Even then, analysts who should investigate the link between the business and its persona seem swept away by utopian dreams and look where the company suggests they should be looking (mainly the future.)

[…] this laboratory runs only as long as the grant money keeps coming.
[…] So far the money rains down from heaven, but that rain is not infinite nor permanent.

In other words, the answer seems to be that if enough great technology is developed or acquired, then a business model will appear (think about it as a probability problem) and the vulnerability of revenue sources is managed.

Horace Didieu – Asymco

So, it’s only a financial problem, wether the Google’s “phantom business model” is sustainable or not?
Not exactly:

The deeper problem is in us knowing their intentions. The absence of a purpose rooted in profit makes Google resistant to analysis. There might be a purpose, known only to the founders[or not known at all], but it’s one that is potentially naive, amoral or too abstract to be useful.

The trouble lies in that organization also having de-facto control over the online (and hence increasingly offline) lives of more than one billion people. Users, but not customers, of a company whose purpose is undefined.

Scary but (because?) illuminating.

Stay Tuned,
Mr.Frost

“This is a Gates search, even though the board is very involved,” said one source with knowledge of the situation. “But nothing is going to happen without him, especially since he will be much more involved in the company going forward.

Re/Code

Must be read as:

Soooo, the guy who picked the other guy is the guy to please in the search for a new guy to replace the other guy who was unable to lead the company successfully.

The Almighty Macalope. Pure genius, as usual.

Stay Tuned,
Mr.Frost

Nel pezzo di copertina di Wired di gennaio, Bill Wasik spiega che i Google Glass sono perfetti dal punto di vista estetico, con la loro cornice in titanio e la parte elettronica ben proporzionata, ma semplicemente non fanno sentire le persone a loro agio. Dopo sei mesi dall’acquisto, quasi nessuno degli utenti stava più usando i Glass in pubblico. Il rischio, insomma, è che la percezione negativa dell’oggetto, un po’ come è avvenuto con gli auricolari bluetooth (enfasi mia, NdR), influenzerà pesantemente le vendite.

Wired.it

Meglio tardi che mai…

Stay Tuned,
Mr.Fros

It is pretty great when you are on the road — as long as you are not around other people, or do not care when they think you’re a knob.

When I wear it at work, co-workers sometimes call me an asshole. My co-workers at Wired, where we’re bravely facing the future, find it weird. People stop by and cyber-bully me at my standing treadmill desk.

Do you know what it takes to get a professional nerd to call you a nerd? I do. (Hint: It’s Glass.)

Matt Honan

Se tre indizi fanno una prova, per Big G non si mette niente bene…

Stay Tuned,
Mr.Frost

La cultura costa fatica, è un lavoro – perché è una costante ricerca, e un costante invito all’umiltà. E ha un suo posto nella società, fondamentale. Forse è giunto il momento di dire ai tanti che invece sanno sempre tutto, e disprezzano chiunque abbia titolo per dirsi a conoscenza di qualcosa, che non ci sono lavoratori più lavoratori degli altri, che la prassi è nulla senza la teoria, che l’ora ha bisogno di una visione del passato e del futuro, e che insomma tra un amatore e un professionista non sempre dovrebbe avere la meglio il primo.

Concordo in pieno.

Stay Tuned,
Mr.Frost

Scoble fornisce molti buoni argomenti, ma se il problema fosse “sopravvivere” alle limitazioni iniziali per un prodotto, come per esempio ha fatto a suo tempo l’iPhone?

Ricordate le critiche al primo iPhone, vero? Non ha la tastiera fisica, non ha gli mms, non ha lo scambio files via bluetooth, non ha il 3G…

Ora, più ne leggo e più mi pare che questi fantomatici Google Glass siano, per essere un prodotto destinato alla commercializzazione quest’anno, ancora in uno stato di beta indecente.
Ma può essere che Google stia raccogliendo ogni singola lamentela dei suoi beta tester volontari ed un po’ masochisti (1500$ a paio…), ed abbia in serbo quindi da qualche parte l’esemplare perfetto di Glass, che servirà da modello a quello da mettere in commercio.

In ogni caso, penso che con la potenza di fuoco di Google (un’azienda che spende 12.5 miliardi di dollari per l’agonizzante Motorola e ancora non riesce a cavarci il becco di un quattrino) all’ ufo Glass possa bastare, in un primo tempo, sopravvivere.
Se la REV.1, se così vogliamo chiamarla, sarà limitata, grezza, inefficiente come pare dai tester, il colpo sarà duro; tuttavia, potrebbe non essere irreparabile, poiché (a voi decidere se sia un bene o un male) viviamo in un mondo, quello dell’hi-tech, che ha spesso e volentieri la memoria corta. E molto, molto selettiva.

Stay Tuned,
Mr.Frost