È una bella lotta. Anche impari, potremmo definirla.
Hai un problema da risolvere, di natura puramente pratica: può essere la gestione di una coda in un ospedale, l’accessibilità di funzioni complesse in modo semplice, oppure più banalmente il far accettare a qualcuno che – anche se non capisce come sia possibile – stai lavorando per il meglio ed esclusivamente nel suo interesse.
E allora imbastisci sistemi guida chiarissimi, ridondanti, che ritieni persino insultanti mentre li concepisci, da tanto che sembrano tarati per un’utenza di ottusi.

Eppure.

Eppure qualcosa che non funziona c’è sempre.
Sia la coda che salta, magari per un validissimo cambio di priorità cui il tuo ottuso ma cristallino sistema informatico non sta (e non puo e non deve) dietro; o la funzione indicata da una convenzionale icona che ad un’intera fascia di utenti non dice assolutamente nulla; o ancora la semplice frustrazione che deriva dal non riuscire al primo colpo a svolgere un’attività o ad ottenere un risultato che ti ripetono essere elementare.

Perché in ogni sistema complesso, in ogni fase di progettazione, test e realizzazione, ed ancor più nell’assistenza all’utente, bisogna sempre tenere presente la variabile impazzita, la più difficile da gestire, prevedere e controllare, quella impossibile da imbrigliare in qualsivoglia schema: le persone.

Per le quali, ricordiamocelo sempre, non c’è bugfix che tenga.

Stay Tuned,
Mr.Frost

The bottom line is this: developers should be able to work on their product in a sustainable way. Realmac are some of the good guys, and to have to backtrack on a business decision is a damn shame, especially in a world where people pour money into IAP-based games day and night.

Qualche euro per un’App che mi piace, uso continuamente e migliora la mia vita, da installare sul mio smartphone da 900€? Inconcepibile.
Le casette inutili IAP dei Simpson a 4€ l’una? Le voglio.

Ben Brooks pone la questione su cosa sia la vera intelligenza artificiale e su quanto manchi al raggiungimento di un così ambito traguardo (che probabilmente si risolverebbe il giorno dopo nella nascita di Skynet e buonanotte ai suonatori).

In effetti, deve trattarsi di un paradosso mica da poco, in fase di progettazione: per ottenere un risultato quanto più simile possibile all’intelligenza artificiale, serve analizzare una miriade di dati (da cui l’interesse spasmodico per i meta-dati, i cosiddetti big data e addirittura i computer quantistici), ed allo stesso tempo la capacità di astrarre ad un livello che sembra essere al momento peculiarmente umano.

Manca, insomma, quella capacità di “dare un’occhiata” che ci consente di sbuffare con cognizione di causa se la settimana che ci attende appare un inferno.

Stay Tuned,
Mr.Frost

Solito doppio cross-post carpiato, cui aggiungerei un paio di righe.

Non solo l’usabilità, ma anche la velocità e ampiezza (potremmo dire il rateo) di adozione determinano il successo di una tecnologia.
Non ci sentiamo ridicoli a scattare una foto con un telefono, et voilà la super fotocamera dell’iPhone 5S, i 41 megapixel del nuovo Lumia e le migliaia di applicazioni fotografiche sui vari Store.
Al capo opposto della corda tesa tra “mi sento figo” e “mi sento ridicolo” sta… …ma l’avrete già intuito se mi avete seguito per un po’.

The biggest realization came for me when I turned on my MacBook Air after a week. (I had to because I needed to take a Skype call.) It was so … fast. And I could use every Chat service I wanted. And the battery life was much better than the Pixel. And it was so much lighter. And I could run the full version of Spotify. And I could open iTunes. And I could edit Microsoft Office documents without a lengthy conversion process. And I could use Dropbox. And it didn’t slow down for me. And, best of all, I could use the Chrome browser, and every Chrome app I had installed, on my Mac. It was wonderful and such a relief to not have to think about what I couldn’t do, or worry if my next email attachment will open or not.

Come direbbe Gruber, open always wins.

Stay Tuned,
Mr.Frost

Perchè il Markdown?

Questa è una domanda che mi viene posta sempre (e subito preceduta da "Markcosa?). La risposta è sempre la stessa: potenza, flessibilità e facilità d’uso. Se scrivete per il Web, non c’è niente di meglio del Markdown.
Il Markdown
1. è potente perchè consente di utilizzare il 99% delle funzioni dell’HTML.
2. è flessibile perchè può essere esportato in una miriade di formati diversi (HTML, PDF, RTF, Word, solo per citarne alcuni) ed è clamorosamente cross-platform.
3. è facile da utilizzare perchè è facile da padroneggiare e si mantiene incredibilmente leggibile, a differenza dell’HTML.

Come imparo ad usare il Markdown?

Semplice, si comincia da San Google, che riporta qualche risultato di ricerca. Poi si continua con l’ottimo iBook di David Sparks e Eddie Smith (due blog da aggiungere al vostro lettore RSS post-GReader preferito), pieno di tutorial, screencast e ghiottonerie del genere.

A me i blogghi mi fanno schifo, che me ne faccio del Markdown?

Te ne fai che è il miglior metodo per prendere appunti schematizzati che conosca. È la versione ragionata ed evoluta di ciò che tutti abbiamo cercato di ottenere dai nostri appunti universitari, o dalle conferenze cui abbiamo partecipato: un riassunto schematico, veloce da stendere e leggibile anche con i postumi di una sbronza. Il Markdown nasce digitale, ma convive perfettamente con l’analogico.
Tanto per dirne una, sto cercando di prendere appunti volanti su taccuino in Markdown, per testare se un programma OCR può leggerli abbastanza correttamente da darmi il testo formattato: se così fosse, avrei di fatto, per la principale attività che vi svolgo, un computer/tablet a batteria infinita, nella forma della mia buona vecchia Moleskina.

Ma se uno non conosce il Markdown e si trova un testo/documento scritto con questa formattazione, che fa?

Come detto, il Markdown ha possibilità di esportazione fantastiche: il solo Byword, che gestisce nativamente questa sintassi, esporta in tutti i formati su elencati, e non solo.
Quindi, un documento scritto in Markdown può essere praticamente sempre adattato al destinatario (quanti utenti conoscete che non hanno la possibilità di leggere PDF, RTF, Word?).
In ogni caso, in virtù del punto tre dell’elenco succitato, anche un documento scritto e visualizzato con tutta la sintassi Markdown resta comunque tranquillamente leggibile.
I vostri amici, al massimo, vi prenderanno un po’ in giro chiedendovi se avete la tastiera posseduta o se siete diventati più alcolizzati del solito.

Stay Tuned,
Mr.Frost

P.S. In fase di revisione e ricerca hyperlink, mi sono imbattuto in questo articolo di uno dei miei blog preferiti, che traduce gentilmente la spiegazione del perché usare Markdown di Brett Terpstra: come direbbero gli Aerosmith, same old song and dance.

Ryan Toohil ci presenta una discreta mezz’oretta di amarcord personale per introdurre le motivazioni che l’hanno spinto ad acquistare Radium.
Per me è sufficiente il fatto che sia un’eccellente applicazione, che mi consente di fare in maniera semplice e curata una cosa (ascoltare la radio ad libitum) che amo alla follia da sempre.

Di notevole nell’articolo c’è, a mio avviso, una perfetta descrizione dei motivi per cui la radio è una compagnia insostituibile, in particolare (ma non solo) quando si viaggia.

Certo, mi sento un po’ vecchietto, a voler “forzare” un concetto come quello di broadcast “cieco e indifferenziato” in un’epoca di streaming iperpersonalizzato e a comando, ma tant’è…

Stay Tuned,
Mr.Frost