Un po’ di movimento?

Ogni tanto smanetto con questo blog. In fin dei conti, è uno dei motivi per cui lo tengo “vivo” (l’altro è che – da sempre – scrivere mi rilassa).

Ho così pensato, ispirato da quest’altro blog, di provare a pubblicare ogni tanto qualche riflessione in “stile” diverso dal solito.

Il minimalismo per me non è una moda, ma uno strumento: mi consente di concentrarmi sul contenuto senza dover troppo pensare alla forma (tecnica).

Tuttavia, la possibilità di distinguere visivamente alcuni miei “pensieri” mi affascina.
Abbastanza almeno da provarci per un po’.

Stay Tuned,
Mr.Frost

Quote Of The Day

La vostra voglia di incazzarvi è molto maggiore degli argomenti che avete per farlo. (…) È come se quegli umani avessero bisogno di trovare la falla del sistema, per potergli imporre un passo più lento, per poterlo fermare ad aspettarli. Dirò di più: sembrano avere un bisogno spasmodico di trovare un cattivo, in questa storia, forse per togliersi il dubbio latente di esserlo tutti. L’astio che provano per i grandi player sembra aver ridotto a zero la possibilità di ricordarsi che abitano volentieri in un mondo che loro hanno contribuito ad allestire: gente che regolarmente ha Google odia Google, gente che non può fare a meno di WhatsApp vede in Zuckerberg il demonio, gente che ha l’iPhone pensa che l’iPhone instupidisca la gente. (…) Gente avveduta reputa una calamita il fatto che se hai simpatie neonaziste YouTube ti metta nella colonnina di destra dei materiali atti a moltiplicare questa tua singolare attitudine: cosa dovrebbe fare, mettere dei discorsi di Martin Luther King? Se mettesse a noi dei deliranti monologhi sulla supremazia della razza bianca lo troveremmo un segno di civiltà e di meritoria obiettività di YouTube?.

Alessandro Baricco – The Game

Stay Tuned,
Mr.Frost

Quote Of The Day

Apple keeps doing its own thing, regularly showing off its work in front of an adversarial media audience that mocks and derides its presentations in a way that is really never seen with the press presentations of Microsoft, Samsung, Google, and certainly not Huawei.

There’s far more media outrage about Apple putting a Lightning port on the bottom of its Magic Mouse than in Google profiting from the monetizing of child endangerment videos or shoveling ISIS radicalism in front of its most vulnerable viewers. Huawei might be outlined in scathing intelligence reports as being callously sloppy in its own security engineering, but who cares? Apple’s cancelation of AirPower is portrayed as a bigger “embarrassment.”

Roughly Drafted

Stay Tuned,
Mr.Frost

Quote of the day

Netflix estimates that it uses around 700 microservices to control each of the many parts of what makes up the entire Netflix service: one microservice stores what all shows you watched, one deducts the monthly fee from your credit card, one provides your device with the correct video files that it can play, one takes a look at your watching history and uses algorithms to guess a list of movies that you will like, and one will provide the names and images of these movies to be shown in a list on the main menu. And that’s the tip of the iceberg. Netflix engineers can make changes to any part of the application and can introduce new changes rapidly while ensuring that nothing else in the entire service breaks down.

How netflix works: the hugely simplified complex stuff that happens every time you hit play – Medium

Stay Tuned,
Mr.Frost

HomeKit è ancora un deserto?

Jason Snell, su Macworld, a proposito di HomeKit. Pare ci siano tutti gli ingredienti per una bella confutazione pezzo per pezzo.
Procediamo, dunque.

Si parte dalla notizia dell’assunzione, in quel di Cupertino, di tale Sam Jadallah, ex CEO di una compagnia che produceva serrature smart (Otto), ex dipendente Microsoft, ex “socio” di una compagnia di VC. Non proprio un ragazzino alle prime armi, insomma.

Snell si chiede quali indicazioni si possano trarre da quest’assunzione per ciò che riguarda lo sviluppo e la diffusione di HomeKit: Jadallah avrà solo la funzione di negoziatore, per migliorare ed ampliare la lista di partner terzi che supportano il sistema di domotica Apple, oppure è il segno che l’azienda intende cambiare marcia e ritiene insoddisfacente il modo in cui finora è stata gestita la “divisione” HomeKit?

There is no end to the opportunities for Apple in building more devices for the home. It just has to decide if it wants to compete in that market, or write it all off. I’m increasingly coming to believe that Apple needs to do more, not less, in building home products.

Sebbene trovi anche io abbastanza ristretto il panorama degli accessori HomeKit compatibili, penso che il problema principale non risieda nella “costruzione” da parte di Apple di un numero (o di una varietà) insufficiente degli stessi, bensì nella loro irregolare distribuzione al di fuori degli Stati Uniti.

Togliamoci subito da un fraintendimento piuttosto pericoloso: Apple è una multinazionale, ma non vede il mercato globale in maniera omogenea, soprattutto per importanza.
Cook e soci dividono, a mio avviso, il loro business globale in almeno tre fasce:

1) Gli Stati Uniti, il proprio “cortile di casa”. Massima ed immediata disponibilità di tecnologie, prodotti e servizi, prezzi più aggressivi (sì, c’entra anche il cambio, ma capisco che la versione “Apple brutta e cattiva se ne frega e ci sfrutta” costituisca una narrazione più accattivante).

2) Il resto del mondo anglofono (la Cina fa storia a sè, come sempre e per ogni ambito da anni a questa parte). Seconda fascia, a volte indistinguibile dall’ ”home turf”, a volte massacrata esattamente come tutti i non “stellestrisciati”. La lingua, ovviamente, rende abbastanza facile la diffusione di servizi e funzionalità (anche se chiunque abbia provato a confrontare l’inglese britannico con quello americano, magari aggiungendo quello australiano per farsi due risate, sa che “non si somigliano per niente”). Un’impostazione generale della società e degli stili di vita piuttosto simile riduce ulteriormente l’impegno necessario (penso, ad esempio, ad Apple Pay).

3) Il resto del mondo e basta (noi inclusi): a volte graziati da uno status di “early adopters” quasi inspiegabile, più spesso relegati alla voce “si, vabbè, appena posso lo faccio”1

Confrontando le pagine dedicate all’hardware HomeKit sul sito Apple.com e su quello .it, possiamo trovarci di fronte ad un’alternativa abbastanza netta: meno prodotti esistenti, meno prodotti riportati.
Ciò che però davvero danneggia la diffusione, a mio avviso, è l’informazione di cui dispone il grande pubblico.

Provate a recarvi in un punto vendita di elettronica di consumo “generalista” (sì, Mediaworld, sto guardando te). Banner e scaffale dedicato per i Google Home, AppleTv collegata ad un televisore in un angolo e lontanissima (in termini proporzionali di spazio del punto vendita) dagli accessori di domotica che potrebbero usufruirne come hub. Possibilità di “scoperta accidentale” del legame tra i due mondi da parte del cliente medio, zero.

Aggiungiamo a questo un prezzo mediamente più alto, sebbene parzialmente mitigato dalle offerte continue in cui viviamo immersi da quando esiste Amazon; prezzo motivato da precise scelte di Apple volte a garantire un maggior controllo sull’affidabilità dei devices (ed una conseguente maggior sicurezza per gli utenti), ma la cui ragione è ignota ai suddetti clienti medi, i quali vedono solo il cartellino (e quindi “Apple ruba/è cara perché è da fighetti”).

Jason propone allora di considerare il mercato delle soundbar, poiché i due prodotti Apple che sostengono l’ecosistema HomeKit sono AppleTv e HomePod, entrambi “nativi” del salotto.
Ciò che non mi torna, nel suo ragionamento, è questa parte:

The soundbar world, however, would seem to be a place where Apple could price a product higher than the HomePod and actually make a dent.

Siccome Apple ha problemi ad essere competitiva sul prezzo (tu quoque, Jason?), dovrebbe buttarsi in un ambito in cui Sonos riesce a vendere soundbar anche a 699$ e nessuno trova da ridire.
Ciò che il nostro sembra non considerare, è il fatto che Sonos è un marchio premium, almeno da noi (e qui si torna al concetto di “home turf” come parametro di riferimento).

Qui l’utenza media compra la soundbar Samsung/LG/Sony/Anker/Yamaha-ma-da-non-troppo in offerta nel solito Mediaworld.
In un mercato così, che rientra appieno nell’ambito delle commodities, l’hardware Apple che punti solo al prezzo non ha chances.
Un po’ lo stesso discorso che veniva fatto negli anni scorsi per un’eventuale TV marchiata con la mela.

Anche considerando la proposta reale (e definitiva, in coda all’articolo) di Snell, cioè che Apple crei una propria soundbar (lui dice genericamente “smart speaker”, ma cambia poco) in grado di fondere le funzioni di HomePod e quelle di Apple TV, sembra una proposta in grado – nella migliore delle ipotesi – di riempire l’ennesima “nicchia”, peraltro rosicchiando mercato ai due prodotti attualmente esistenti (non tutti hanno bisogno/sono interessati ad entrambi), senza contribuire ad ampliare il mercato di HomeKit stesso.2

Stay Tuned,
Mr.Frost


    1. Se dobbiamo credere alla versione ufficiale, in qualche caso le barriere linguistiche sono davvero enormi. Vedasi alla voce “Siri su HomePod e relativa disponibilità”. 
  1. Ho volutamente tralasciato la parte “nostalgia canaglia” riguardante Airport. Ho amato molto i router Apple, ma dopo essere passato ad un Orbi (grazie, Max) non posso che confermare la superiorità della concorrenza (virtuale, giacché Apple si è ritirata dal segmento in questione). 

Quote Of The Day

Non è l’app Absher in Arabia a promuovere diseguaglianze e principi inumani ma sono le leggi del Regno.

A chi tocca mettere al bando un’app diffusa dal Governo di uno Stato sovrano che traduce in bit una legge vigente?

A un paio di corporation del web su richiesta dei politici di un altro Stato o allo Stato in questione?

E, soprattutto, perché la comunità internazionale non utilizza gli strumenti della diplomazia internazionale – inclusi quelli più incisivi – per affrontare e provare a risolvere il problema?

L’avvocato del diavolo

Chiaro, conciso, allarmante (come tutto ciò che fa riflettere sui nostri “riflessi condizionati”).

Stay Tuned,
Mr.Frost

Assuefatti alla comodità

Tutto parte da molto più lontano, ma la molla a scrivere queste quattro righe (giuro che cercherò di non essere troppo prolisso. Cercherò.) si riduce a questo post del solito M.G. Siegler.

L’autore descrive la sua prima esperienza con il sistema di Amazon che consente di “servirsi” liberamente in uno degli store appositi della compagnia senza pagare al momento dell’uscita dal negozio, poiché l’importo viene addebitato “online” da Amazon stessa (al momento non ricordo se sul proprio account o su una “derivazione” dello stesso appositamente creata, ma poco importa).

A parte il simpatico aneddoto riguardante la borsa di carta non pagata, Siegler si chiede quanto tempo passerà prima che la stragrande maggioranza dei negozi funzioni con il medesimo meccanismo di “no-checkout”; questo perché, sostiene, è un sistema incredibilmente comodo per l’utente ed una volta abituatisi alla comodità risulta inspiegabile essere costretti a farne a meno.

È un concetto familiare a chiunque si sia trovato ad usufruire di sistemi semiautomatizzati, o comunque “ad attrito ridotto”, nella fruizione di servizi di cui si fa uso frequente: le casse automatiche, il Telepass, lo streaming on demand, la digitalizzazione dei documenti e così via.

Tutti i sistemi che – senza particolari “contro”, almeno in apparenza 1– offrono come principale ed evidente “pro” quello di farci risparmiare tempo che non abbiamo e farcelo usare per cose decisamente più piacevoli del sacrificarlo ad una qualche sorta di semidio burocratico, sono benvenuti. Perché l’unica risorsa non illimitata e sempre più scarsa eccetera eccetera.

La verità è che suona sempre più come un insulto disporre dei sistemi per rendere più semplice la vita e non approfittarne, considerando come non siano accessibili a tutti. Personalmente, mi fa lo stesso effetto di chi rifiuta l’automazione (soprattutto quella semplice, basilare, che richiede pochissimo sforzo mentale ed un investimento in termini di tempo di autoformazione ridicolo) nell’uso del computer; il principio del “ho sempre fatto così” (o peggio ancora, quello del “si è sempre fatto così”, come se l’altrui masochismo dovesse fungere da faro per le nostre scelte) porta un numero incredibile di persone – anche intelligenti ed istruite – a lavorare al posto di una macchina che dovrebbe lavorare per loro.
Il tutto, ovviamente, senza impedire loro di lamentarsi del tempo sprecato davanti al suddetto computer in compiti ripetitivi il cui impatto sarebbe facilmente riducibile a quasi zero.

Stay Tuned,
Mr.Frost


  1. Lo scrivo qui così la chiudiamo prima ancora d’iniziare. Lo so che gli effetti negativi, di entità variabile, ci sono quasi sempre, altrimenti non parleremmo di disruption. A mio avviso, però, il concentrarsi sui poveri casellanti sostituiti dai Telepass proponendo il ripristino dello status quo invece di esigere che vengano impiegati in compiti che il Telepass non può svolgere (assistenza ai clienti su tutti) peggiora il servizio e spreca risorse in un dibattito sterile. 

Quote Of The Day

This is hard for me. I like my little community on Twitter, but I know it is a hellscape of abuse for many. I use it to promote my work and to talk with my audience, but every time I open my replies, I brace myself for something terrible to be there, waiting for me to see it.

Regardless of all of that, I think it’s clear the leadership at Twitter has no idea what they are doing, and I think the network’s time is ticking away faster than ever.

Stephen Hackett

Stay Tuned,
Mr.Frost