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Un pagherò

Shaun McGill tramite un link abbraccia una interessante teoria: l’utilizzo di software P2P per scaricare illegalmente musica (così come il medesimo uso di YouTube, forse addirittura più diffuso in fasce demografiche più giovani) potrebbe fungere da prodromo ad un futuro acquisto, favorendo la scoperta di nuovi artisti.

In effetti, ho provato più volte a considerare la questione da questo punto di vista, e almeno per quanto mi riguarda le cose sono andate esattamente così.
Per un periodo della mia vita informatica ho fruito in maniera indiscriminata di “opere dell’ingegno“ anche via Youtube o P2P, durante quello che potremmo definire un periodo di ”bulimia da mp3″ (dove il formato tipico della musica su internet fa solo da segnaposto per una varietà enorme di files di formati e contenuti assortiti).

Finché.

Finché non si è almeno in parte realizzato ciò che già all’epoca chiedevo ed auspicavo: un modo semplice, veloce e legale di accedere a moltissime (lungi dall’essere tutte) quelle risorse che mi interessano.

Ed ecco un utente abbastanza esperto da poter usare virtualmente qualsiasi sistema P2P, con svariati terabyte di spazio disco disponibili, trasformato in un fedele e – il più delle volte soddisfatto – utente di Spotify e cliente di iTunes – reparto film.

Insomma, facilità, qualità, prezzi che possano essere presentati al potenziale pubblico senza dover per forza indossare un passamontagna ( 🙂 ).

L’unico modo efficace di combattere la pirateria, è essere migliori di lei.
In tutto.

Stay Tuned,
Mr.Frost

P.S. @Tim_Cook , please, put the tv shows on the italian iTunes Store… 🙂