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Un giro sul fuffovolante

Cinture allacciate, signori, che qui si fa sul serio.
Su Medium, Roy Gillmor ci tiene a far sapere a tutti che Apple, Google e Microsoft gli fanno schifo, e che lui è passato a Linux. Se anche la vostra iniziale reazione è stata un pensoso ’sticazzi, fidatevi di me e seguitemi in un meraviglioso mondo in cui The Macalope galopperebbe per giorni libero e felice, nutrendosi di boiate fresche di rugiada…

Because, first of all, I can get my work done fine. I can play games. I can surf endlessly. The platform alternatives have reached a stage where they’re capable of handling just about everything I need.

Certo. A parte il non poter usufruire di taluni servizi, il rivolgersi comunque agli stessi motori di ricerca – che ti traccino oppure no – disponibili su tutte le altre piattaforme, dover attendere – a volte per sempre – l’arrivo di applicazioni innovative, ed il dipendere da hardware creato da quelle stesse società brutteccattive che ci fanno tanto schifo.

More important, I’ve moved to these alternative platforms because I’ve changed my mind about the politics of technology. I now believe it’s essential to embed my instincts and values, to a greater and greater extent, in the technology I use.

Quindi la perla di saggezza su cui hai basato cronologicamente e filosoficamente la tua carriera come giornalista (sostanzialmente l’essere aconfessionali riguardo alla tecnologia, concetto che condivido in pieno) era una minchiata. Buono a sapersi.
Per carità, solo gli stupidi non cambiano mai idea, ma come sia possibile vantarsi di due posizioni opposte in meno di 20 righe, mi risulta misterioso.

The Clinton administration, weak-kneed earlier in the decade, finally realized it needed to prevent Microsoft from unfairly leveraging its Windows/Office dominance to rule the next generation of computing and communications, and the late–1990s antitrust suit helped give innovators such as Google a chance to emerge.

Google non è emerso ai danni di Microsoft (il core business di uno è la ricerca e la pubblicità, quello dell’altra il software ed i servizi IT), quanto piuttosto grazie alla miopia di Microsoft che non ha capito per molto tempo quanto sarebbe aumentata l’importanza e la centralità di Internet. Abbiamo appurato che il nostro ospite non ha capito nulla della storia recente delle corporations informatiche.

I’m not acting on some paranoid fantasies here. I’m emulating, in the tech sphere, some of the principles that have led so many people to adopt “slow food” or vegetarian lifestyles, or to minimize their carbon footprint, or to do business only with socially responsible companies.

Quindi usare Linux equivale filosoficamente ad essere vegetariani? A parte non farci una gran figura, non vedo il nesso. E come potresti, in un’epoca in cui una società come Apple spedisce hardware e rende immateriale il software (niente scatole, né manuali cartacei, nè trasporto fisico), contemporaneamente sviluppando in tecnologia e quantità le proprie fonti rinnovabili, sostenere che usare un laptop IBM (come quello in foto) o di qualsivoglia altro produttore minimizzi l’impronta di CO2 rispetto ad un hardware Apple (che ha pensato, anni fa, a ridurre le dimensioni delle scatole dei propri computer, in modo da poterne stivare di più in fase di trasporto)?

In Steve Jobs’s eras as CEO, Apple reflected his character and qualities. That was thrilling in most ways, because he demanded something close to perfection. But then the underdog revolutionized mobile computing and became the winner—one day we all realized it was one of the planet’s most powerful, profitable and valuable companies. Apple became the kind of company I prefer not to support: control-freakish to a fault with customers, software developers and the press; and, I came to believe, even dangerous to the future of open networks and user-controlled technology.

Il link alle manie di controllo verso gli utenti porta ad un articolo del Telegraph – meravigliosamente intitolato “Le Apps che Apple non vuole che tu usi” in cui, oltre a mancare vistosamente le parole GOMBLODDO!!!!1!!11!!!1 e SCIICHIMICHI!!!1!11!11!!!!!, si enumerano alcune tra le gemme che Apple brutteccattiva non ci fa usare perchè le rimuove dallo store.
Tra esse, capolavori dell’ingegno umano come: il giochino che ti sfida a lanciare in aria più in alto che puoi l’iFon e riprenderlo al volo (ma magari no, così poni fine alle sue sofferenze derivanti dall’avere te come proprietario); una piattaforma di programmazione rudimentale per bambini talmente figa ed innocua e avvanti (l’ha progettata un team del MIT, deve essere figa) che non esiste su nessun’altra piattaforma (il giochino geniale di prima invece, ovviamente è disponibile su PlayStore – tanto i terminali costano 59€…); una app per calcolare quante radiazioni stai assorbendo dal tuo cellulare (poco importa che ancora non ci siano studi chiari sugli eventuali danni, tranne quelli che concludono con: se tenete il cellulare con wifi e bluetooth acceso incollato all’orecchio 25 ore al giorno, forse sarebbe meglio usare un auricolare); un repacking del sito di Wikileaks (malfatto, per altro) ed un giochino che consente di far rimbalzare caricature di politici per lo studio ovale (chissà come mai, ritenuto offensivo); un’app che trasforma i vostri Tweet in (letteralmente, è il nome dell’App) Ghetto Tweets (anche questa non disponibile al di fuori dello store brutteccattivo) aggiungendo in maniera pressoché casuale termini dello slang tipo drug gangsta e amenità simili (chissà perchè è stato rimosso, qualche negro gangsta spacciatore o strafattone pappone può spiegarmelo? 🙁 ); la famigerata “I am rich” (se non la conoscete, lmgtfy ); e altre primizie simili.

Il link agli sviluppatori software conduce ad un post del Time in cui si riferisce della policy che prevede di non raffigurare armi o soggetti violenti nelle preview delle app in vendita sullo Store: lo stesso articolo fa notare che (grassetto mio – NdR):

Apple has long had a written policy of keeping violent images out of the App Store so it can maintain its 4+ age rating.

Il link che difende la povera stampa si riferisce ovviamente a quella di settore, e rimanda ad un post di 9to5mac, scritto nell’interregno dopo l’uscita da Cupertino di Katie Cotton, storica capo dei PR Apple e legata ai giornalisti che parlano dell’azienda da un rapporto di amore-odio, in cui si analizzano appunto le strategie di marketing e pubbliche relazioni della Mela.
Il pezzo, elefantiaco tanto da dover essere diviso in 9 (!) sezioni e con un proprio indice dei link, nulla aggiunge e nulla toglie alla conoscenza della spettacolare e spregiudicata politica di PR applicata dall’azienda di Tim Cook.

Ma perchè fermarci? Il fuffovolante ha ancora tante sorprese in serbo per noi!

Dopo aver affermato che Google e Facebook “riducono la nostra privacy in cambio della grande comodità che ci offrono”, ovviamente glissando su come l’utilizzo di Linux impedirebbe a FB di monitorare ogni mio passo sul web, il buon Dan Gillmor ci delucida su quale sia stata una fondamentale ragione per il suo passaggio a Linux:

In a conversation with Cory (Doctorow, NdR) one day, I asked him about his use of Linux as his main PC operating system. He said it was important to do what he believed in—and, by the way, it worked fine.
Could I do less, especially given that I’d been public in my worries about the trends?

Il non perdere la faccia come motivo per scelte – tecnologicamente – radicali. Proprio il genere di persona libera e non influenzabile da cui accetterei consigli.
Ora, sappiamo che il nostro eroe possiede un ThinkPad (diversi, in realtà, per motivi di normale upgrade nel tempo): se qualcuno non ne fosse a conoscenza, IBM non è più la proprietaria del marchio ThinkPad, avendolo ceduto a Lenovo. Il produttore cinese ha gestito benissimo il brand, arrivando ad essere il primo produttore al mondo di PC, davanti ad HP e Dell.
Rcentemente, però, è inciampata su una questioncina di poco conto.
Ebbene, la soluzione dell’alfiere della privacy, della libertà e dell’onestà, fustigatore delle società brutteccattive è stata…rullo di tamburi…questa:

Ubuntu supports lots of hardware, but has been especially friendly to ThinkPads over the years. It’s also possible to buy computers preloaded with Linux, including several laptops from Dell, to avoid a lot of the hassle. (After Lenovo’s stunningly incompetent violation of its Windows customers’ security in a recent debacle, I’m glad that I a) don’t use Windows, and b) have hardware alternatives.)

Esatto! Come direbbe Lino Banfi:“Ecchemmenefott’ammé?”. Lui non usa Windows, e poi può comprare un Dell, casomai.
Riassumendo: rifiutarsi di distribuire software che discrimina razzialmente su base di beceri luoghi comuni = brutto. Mettere a repentaglio la sicurezza delle transazioni bancarie dei tuoi utenti per raccattare du’ spicci = amici come prima.

Capitolo software: un paradiso in terra.

Most major browsers come in Linux versions; I use Mozilla Firefox most of the time.

Accidenti, che bello! E poi, una scelta davvero fuori dagli schemi, Firefox! Meno male che gli piace perchè, anche se lui non ne è stato informato, il panorama dei major browsers su Linux fa discretamente piangere:

  1. Chrome è disponibile (ma lui non lo usa, perchè non vuole essere tracciato da Google, no?)
  2. Opera è disponibile (anche se l’ho sempre ammirato per determinate funzioni, definirlo major browser mi pare un po’ azzardato. Ma tant’è…
  3. Safari non è disponibile dalla versione 6 (siamo alle 8.0.3)
  4. Internet Explorer è disponibile…se installi un emulatore. Un emulatore per un browser. Il massimo dello user-friendly!

Some tasks I can’t do as well with Linux, such as complex screencasting — recording what the screen is doing, adding a voice-over track and perhaps a video inset, and zooming in to highlight specific items. I’d gladly pay for something like this in Linux, but it’s simply not available, as far as I can find. So I switch back to Windows, the operating system that came with the ThinkPad, and run a program called Camtasia.

Quindi non tutto è fattibile con Linux: strano, mi era parso di aver visto scritta una cosa diversa… Certo che, se per parte del tuo lavoro, devi tornare ad un sistema operativo che ti fa schifo ed è pure insicuro (vedi affaire Lenovo di cui sopra) come Windows, non so quanto sia praticabile la vita wild and free del solo utente Ubuntu.

Fronte mobile: Gillmor usa un telefono Android, ma non Google Android, ché Google fa schifo e ci traccia tutti. Così, pur non potendo, per i fondatissimi motivi sopra esposti usare “la migliore combinazione di hardware e software che qualsiasi compagnia possa offrire”, in un dispositivo “più sicuro per progetto” (sono parole sue), ovvero l’iPhone, utilizza Cyanogenmod.
Grande distro, mi dicono gli androidiani, cui va aggiunto il pregio di supportare impostazioni *rinforzate“ di portezione della privacy nonché la crittazione di default dei messaggi. Che macchinone, eh? Indovinate quale altro telefono offre la medesima crittazione out of the box, senza dover installare alcun software aggiuntivo? Suggerimento: inizia con i, finisce con Phone. E lui lo sa (”messaging is encrypted by default — something every phone and carrier should emulate (Apple does, but the Android providers are slow on this)”).

Infine, la pietra tombale su tutta questa serie di idiozie:

And, after all I’ve done to become more independent, a confession: I’m still using some Microsoft and Google software—making me at least a partial hypocrite. Google Maps is one of the few indispensable features of my smartphone (Open Street Map is a fantastic project but not wonderful enough), and as I mentioned above, I still have an occasional need for Windows.

Segue delirio para filosofico sulla fatica di svincolarsi dal controllo e riguadagnare libertà e bla bla bla…

È da circa metà post che cerco una conclusione adeguata per seppellire questo coso nel ridicolo che merita. Devo confessare di non riuscire a concepire nulla di originale ed allo stesso tempo abbastanza crudele, quindi, anche in virtù degli ultimi due paragrafi del delirio in oggetto, chiedo l’aiuto da casa:

Buona visione

Stay Tuned,
Mr.Frost