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Un computer per allacciarsi le scarpe

(…) the Internet of Things becomes a branded end goal rather than a means to a new kind of experience. At the 2015 Consumer Electronics Show the GasWatch display even featured a callout that read, “Part of the Internet of Things” as a selling point. Today, the relevance of any consumer product requires the addition of superfluous computing.

The Internet of Things You Don’t Really Need – The Atlantic

Ok, è un po’ pessimistica, come visione, lo riconosco. Ma non è assolutamente priva di fondamento, temo.
È una tendenza che mi ricorda quella di alcuni giocattoli degli anni 80/90, che pubblicizzavano il loro essere dotati di “luci e suoni”, anche quando questi facevano ribrezzo e poco nulla aggiungevano al divertimento (levandone anzi potenzialmente una gran parte, data la maggiore fragilità degli stessi rispetto ai giochi puramente “meccanici”).

La smania di voler apparire “elettronici” a tutti i costi mi pare si ripeta in questa fase di “connessione a prescindere”.
Se è vero che l’Internet delle cose rappresenta, al suo meglio, la possibilità di automatizzare e rendere controllate da remoto funzioni più o meno basilari dei nostri sistemi (in senso molto lato, dalla climatizzazione, all’automotive, alla domotica in generale) tramite raccolta di dati ed informazioni, il voler rendere tutto controllabile da remoto potrebbe essere un eccesso.

Ho dato un’occhiata ad un controller per condizionatori, citato in una delle ultime puntate di Digitalia. È un prodotto interessante, applicabile su qualunque modello o quasi, mobili compresi, e costituisce un interessante assaggio di domotica. Stessa cosa per i NetAtmo e simili, che diventeranno ancora più interessanti se e quando saranno resi compatibili e quindi raggruppati sotto l’ombrello di HomeKit.

Poi considero un progetto come quello citato nell’articolo dell’Atlantic di cui sopra, ed il mio entusiasmo si trasforma in una domanda: perché? Non stiamo aggiungendo un ulteriore, inutile livello di complessità?
Ma la vera domanda che mi infastidisce, da amante della tecnologia, è: siamo in grado di distinguere la differenza?
Siamo capaci di riconoscere quei casi (sempre più numerosi) in cui “luci e suoni” sono solo un richiamo, un proverbiale specchietto per le allodole, anziché una reale feature?

Despite its claims for efficiency and facility, the Internet of Things might better name the process of enclosing ordinary life within computational casings. One partakes of Internet of Things because they’re told it will make life easier or more convenient. Sometimes it even does! But mostly, the Internet of Things makes life more computational. And even that’s a stretch, since most Internet of Things devices do scarcely little computational work beyond coupling their key functional mechanisms to smartphone- or Internet-driven actuators.

Stay Tuned,
Mr.Frost