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Tweetbot 4, Tapbots e l’arroganza dei bravissimi

Alla fine è arrivato Tweetbot 4. Unico neo, sono passati solo due anni dall’ultima major update.

E la release è a pagamento.

Chi legge queste pagine sa quale sia la mia posizione sul software a pagamento.

TL;DR:

  1. Se mi serve, mi migliora la vita informatica o meno, ritengo abbia un prezzo ragionevole, sono ben felice di pagare upfront.
  2. Se una o più di queste condizioni non sono soddisfatte, rinuncio o mi rivolgo altrove.
  3. Se ritengo un software meritevole del suo prezzo, preferisco mille volte un pagamento upfront rispetto ad un abbonamento.

Tweetbot 4 costa 4,99€. In sconto al 50% per il lancio.

Ammetto che all’inizio la cosa mi abbia – diciamo così – lasciato perplesso.

Dopo quella che ritengo tutt’ora una lentezza ingiustificabile nell’adeguamento dell’applicazione ai tempi, far pagare l’update mi è parso discutibile.
Poi ho pensato a Reeder.

Reeder è stato il mio primo amore per gli RSS su iOS. Sono stato felice di poterlo acquistare per entrambi i sistemi operativi che uso, convinto che la qualità del software giustificasse l’aspirazione dello sviluppatore, Silvio Rizzi, se non di viverci, almeno di guadagnarci qualcosa.

Reeder ha sofferto – dopo la dismissione di Google Reader – di un lunghissimo periodo di stallo, in attesa che Rizzi implementasse la possibilità di usare altri backend.
Senza sincronizzazione tra i miei tre dispositivi, mi sono a malincuore rivolto altrove (Mr.Reader).

Ma quando Reeder è tornato ad essere pienamente utilizzabile, non ho avuto il minimo dubbio.
Ho pagato per gli aggiornamenti e sono tornato a casa.

La stessa cosa è successa con Tweetbot.

È quella che sono arrivato ad identificare – tra me e me – come l’arroganza dei bravissimi; Rizzi e i Tapbots hanno creato due applicazioni per me perfette. Due pezzi di bravura software che è piacevole usare, e che – soprattutto per ciò che riguarda Reeder – superano agevolmente la concorrenza più numerosa e agguerrita [1].

Questo ha concesso loro tempo ed una certa benevolenza da parte degli utenti: in un caso, Reeder ha forse perso “quote di mercato” (sono però piuttosto sicuro che non sia mai stato dominante, ammesso che ci sia mai stata un’app per RSS in quella posizione), ma ha conservato una base di utenti fedeli (presente!) che ha atteso l’uscita degli aggiornamenti, magari nel frattempo rivolgendosi alla concorrenza per brevi flirt.
Per ciò che riguarda Tapbots, l’irritazione è stata maggiore e le critiche decisamente numerose ed aspre; complici anche l’attesa ed una certa atmosfera di indolenza nello sviluppo che traspariva dai tweet degli stessi sviluppatori (Paul Haddad in primis).
Eppure l’uscita di Tweetbot in versione aggiornata è stato salutato da un impressionante unanimità di giudizi positivi.

Può dunque uno sviluppatore (uno inteso in senso lato, sia chiaro) permettersi quasi qualunque cosa in virtù della bontà del proprio lavoro? O della reputazione che si è costruito – indipendentemente dal fatto che questa sai meritata o meno? [2]

Stay Tuned,
Mr.Frost


  1. Per Tweetbot, come giustamente sottolineato anche da Federico Viticci, non c’è più molta concorrenza:  ↩

    As I reminisced last year in my look at the state of Twitter clients, iOS apps for Twitter are no longer the welcoming, crowded design playground they once were.
    Macstories

  2. A tal proposito risulta emblematica la storia recente di Marco Arment: sviluppatore di livello assoluto, blogger dotato dell’insolita capacità di suscitare discussioni anche molto animate all’interno della community Apple semplicemente esprimendo le proprie opinini (in modo di sovente piuttosto tranchant), Marco ha compiuto recentemente quello che a tutti gli effetti può essere definito come un clamoroso voltafaccia: argomentato, legittimo in quanto parte della propria libertà di cambiare idea, ma strepitoso per velocità e apparente incoerenza.  ↩