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Tumblr in the Shell

Reggetevi, ché qui si va addirittura a sezioni.

Introduzione

Cos’è che detesto, con tutte le mie forze?
No, non quella roba lì.

Nemmeno, riprovate.

Insomma, no! Così sembro davvero una persona orribile…

Riformulo: cosa detesto con tutte le forze, quando si parla di dati personali (e non è la leggerezza con cui vengono sparsi ai quattro venti da chi poi ti fa lezione di privacy)?
Esatto, diventare archivisti di se stessi.
Expense trackers, Fitness trackers e simili, vade retro.

Ma poiché sono convinto che si debba conoscere il nemico, o se preferite criticare con cognizione di causa, ho fatto ciò che mai avrei creduto possibile: per poco più di un mese, ho scatenato le forze oscure di IFTTT e Tumblr.

Toglietevi quel punto interrogativo da sopra la testa. Davvero, ingombra ed è piuttosto imbarazzante.

Mi rifiuto di descrivere cosa sia Tumblr a gente che legge un blog. IFTTT,
invece, potrebbe meritare tre/quattro parole.
IFTTT è, in breve, un collettore di servizi, Internet e non. L’acronimo sta per “If This Than That”, letteralmente “Se Questo Allora Quello”: il servizio attende un input specificato dall’utente (la pubblicazione di un post, una foto caricata su Instagram, un brano riprodotto su Spotify) e attiva un’azione corrispondente, anch’essa definita dall’utente (pubblica un post, aggiorna un log, scarica un file in Dropbox).

A livello molto basico, potremmo definirlo un sistema di automazione di Internet, e quindi l’idea è stata: perché non provare a far svolgere ad IFTTT quel tedioso lavoro di tener traccia della mia vita online, raccogliendo in un unico posto quanti più contributi possibili tratti dai miei social network o dai servizi online che utilizzo?

Il risultato è stato Automatic in Low-Fi, un Tumblr autocompilato tramite il rilancio di tweet, post provenienti da LifeinLowFi, materiale preso da Facebook, likes da Instagram, da 500px e dagli altri Tumblr che seguo, preferiti di Vimeo e YouTube.

Ora è tempo di smantellare l’esperimento e trarre le conclusioni: è possibile creare un Blog che si autoscriva, è possibile realizzare un sunto della propria esistenza nella Rete?

TL;DR: sì, ma con parecchi compromessi.

Questi post dove li metto?

Innanzitutto, la scelta della piattaforma che ospiterà il nostro compendio di vita digitale; Tumblr è parsa da subito la scelta più logica e comoda.
Ampiamente supportata da IFTTT (forse una delle meglio supportate in assoluto), semplice da gestire, agile e, volendo, sufficientemente neutro a livello grafico da accogliere contributi da fonti così disparate.
L’aver aperto, da molto tempo, un account Tumblr tutto sommato inutilizzato ha facilitato ulteriormente la scelta.

Un pezzo qua, un pezzo là…

Secondo passo, le fonti.
Va detto a totale merito di IFTTT che la quantità di servizi utilizzabili come trigger, ovvero come elementi in grado di dare il via all’azione impostata, è davvero enorme.
Certo, ci sono molti casi di doppioni, spesso con differenze di personalizzazione in apparenza minime ma in realtà fondamentali (ci torneremo su più avanti).
Tra gli utilizzati, come detto, troviamo: Facebook, Twitter, Instagram, lo stesso Tumblr, Vimeo, YouTube.
Ma la lista dei compatibili, se così vogliamo definirli, comprende tra gli altri: 500px, Flickr, Pocket, LaunchCenterPro, WordPress, Vimeo, Reddit, app di sistema di iSO quali Siri, Foto e Contatti, quasi tutti i servizi di Google, Digg, eBay, Etsy, Hue
Se ancora non avete afferrato, possiamo andare avanti.
Per ore.
Insomma, raccattare materiale, se non si vive da eremiti digitali (ma quale eremita digitale rispettabile si imbarcherebbe in un’impresa del genere?) è davvero facile.
Meno facile è far sì che IFTTT faccia esattamente ciò che vogliamo.

Tuning estremo?

Le ricette, come vengono chiamate, di IFTTT non sono complesse.
Ciò non vuol dire che siano poco flessibili. I parametri impostabili, anche se variano di parecchio da un servizio imbrigliato all’altro, sono sufficienti a creare più o meno quello che vogliamo.
Parte di questa flessibilità dipende a mio avviso dal fatto di utilizzare Tumblr come terminale; un servizio che, mai mi stancherò di dirlo, rappresenta una sintesi spettacolare tra completezza e facilità d’uso.
O.T.: pur preferendo personalmente WordPress, non avrei esitazioni a raccomandare a chiunque voglia creare un blog di affidarsi a Tumblr. Davvero un gran bello strumento.
Tornando ad IFTTT: facilità d’uso, parametri per la personalizzazione sufficienti…tutto bello? Quasi.
L’unica, grossa pecca è rappresentata da quella che potremmo definire come scarsa granularità.
Le opzioni non vanno oltre la gestione dell’output tra un servizio e l’altro, e questo è senza dubbio legato alla natura di interprete di IFTTT stesso tra servizi che normalmente non si parlano affatto.
Spesso, però, una qualità accettabile dei post, soprattutto sotto l’aspetto della pulizia – grafica e non solo – degli stessi, può essere raggiunta solo riducendo al minimo le informazioni estratte dalla fonte.
Questo aspetto è facilmente verificabile con Twitter, ad esempio: i post risultanti sono, di default, pieni di URL di riferimento nella solita forma astrusa di Twitter e di ridondanti informazioni su autore e/o testo del tweet. Per non parlare dei retweet, in cui si sfiora il delirio.
Anche se una buona parte di questo bel risultato dipende a mio avviso da una malcelata chiusura di Twitter al mondo esterno digitale, sorta di protezionismo che porta ad adottare sintassi proprietarie e difficoltose da maneggiare al di fuori del servizio madre, la conseguenza immediata è l’estrema limitatezza delle informazioni trasferibili senza impazzire.

Va da sé che i servizi che meglio si sono prestati, alla fine, sono risultati essere quelli affini a Tumblr: WordPress (piattaforme di blogging entrambe), ma anche i servizi foto-centrici (Instagram, 500px, Flickr e soci) e video-centrici (Youtube e soprattutto Vimeo).

Conclusioni

Il giochino funziona.
A tratti anche bene.
È interessante, a mio avviso, poter osservare la propria scia di lumaca digitale in un solo posto, una sorta di alter ego automatico.
Spesso la specializzazione e frammentazione dei servizi di cui usufruiamo non ci consente una salutare vista a volo d’uccello sulla nostra vita online.

La seconda considerazione è duplice, quasi al limite della schizofrenia (strano, eh?).

È possibile, selezionando accuratamente le fonti, dare vita ad un blog che si gestisca – in senso lato – da sé.
Qualche follow giusto su Tumblr, un bell’account su Instagram pieno di foto da foodie o presunti tali, Flickr o 500px, magari un canale Youtube e/o Vimeo (a seconda che vi sentiate più o meno alternativi) et voilà: la ricetta per un – magari moderato ma piuttosto sicuro – successo in termini di followers è pressoché completa.

Tuttavia.

Tuttavia proprio questo crea una specie di disagio in chi, come il sottoscritto, pur appoggiandosi pesantemente a tutto ciò che vede, sente e legge per trovare gli spunti per i propri deliri, crede fermamente che o si ha qualcosa, anche poco, da aggiungere al discorso, oppure un link sia più che sufficiente a rendere un buon servizio ai propri lettori, senza che questo sminuisca in alcun modo le parti in causa.
L’idea di poter creare un blog che viva solo ed esclusivamente di materiale rilanciato, poco più di un aggregatore, senza contenuto editoriale originale (prendete i termini in senso lato) e senza pressoché alcuno “sforzo, non riesce a risultarmi granché piacevole, sotto nessun punto di vista.

Note sparse (un grosso post scriptum)

  • Spotify non sembra offrire supporto diretto a IFTTT, ma solo i dati rimbalzati a Last.FM
  • Fate attenzione prima di attivare una ricetta precompilata: spesso, soprattutto nei commenti e nei link, vengono inseriti riferimenti a Blog e/o profili social dell’autore della ricetta in questione: ripulite tali parametri eliminandoli o sostituendoli con i vostri dati e link, se non avete intenzione di fare pubblicità gratuita.
  • Per carità, fatevi del bene: disattivate, dopo i primi dieci minuti massimo, le notifiche su iOS. Non perché non servano, ma perché la loro effettiva funzione può essere svolta dall’app (molto ben fatta), la quale indica quante volte e a che orario una ricetta è stata attivata. Senza però, a differenza delle notifiche, frantumarvi i maroni. E no, non è una questione di notifiche in generale: è che queste possono essere davvero, davvero tante.

Automatic in Low-Fi, come detto, verrà smantellato a breve. Cosa ne sarà, è da vedere. In fin dei conti, una delle meravigliose possibilità che ci offre Internet è questa pressoché infinita possibilità di rinascere, come un’araba fenice digitale.

Stay Tuned,
Mr.Frost