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The Interview Affair – Part II

Un altro pezzo del puzzle Sony, a cura del solito, lucido Filippo Corti.

Sempre a proposito del tema dell’autocensura, pur se con un differente casus belli (o meglio, più di uno oltre a quanto accaduto in Sony), è interessante e a mio avviso molto “a fuoco” questo pezzo di Dave Pell.

Il rischio di valutare ciò che si scrive e l’opportunità di pubblicarlo solo o prevalentemente secondo il criterio del potenziale fastidio arrecato a chicchessia (con ciò intendendo, ovviamente, una considerazione di portata ben superiore alle legittime ed auspicabili dosi di tatto ed educazione necessarie ad esprimere le proprie opinioni) è alto, e personalmente non credo di essere disposto a correrlo.

Anche perché tra il problema posto da Filippo e quello paventato da Dave vi è un salto terribile.
Quello che intercorre tra il contenere i propri peggiori istinti o semplicemente cercare di esprimere proprie opinioni, più o meno controverse, nel modo più accettabile e, sì, educato possibile (termine abusato o sottoutilizzato, a seconda dell’ampiezza di significato che gli conferisce), e il dover temere di divenire bersaglio di una serie di rivelazioni sulla propria vita privata, a volte quasi “senza un perché” (i dipendenti Sony sono stati colpiti in quanto tali, non individualmente).

Chiaro, non ci distanziamo granché da un concetto già espresso altre volte: ciò che è privato è pubblico.
Ma se prima quest’assioma valeva quasi esclusivamente per i personaggi pubblici, ora non vi è categoria che sia esclusa dal poter essere un bersaglio.
Come civili in una guerra tra eserciti irregolari: se sei anche solo nelle vicinanze del campo di battaglia, sei sulla linea del fuoco.
E il campo di battaglia, con Internet come scenario ed arma allo stesso tempo, è ovunque.
Fregato.

So don’t tweet. It’s not worth the risk. Don’t make phone calls. You’re being recorded. Don’t send emails. Sooner or later, we’ll all be reading them. Don’t take naked selfies, because some freak will find a way into your phone and share your photos in the seediest corners of the Internet. And the rest of us will have to look. Again, it’s not you. It’s us. On one hand, sorry for taking away your privacy, security and dignity. On the other hand, nice tits. […] If it’s digital, it’s public. That should make you scared of losing your privacy. But I’m more concerned about it scaring you away from publishing or sharing your thoughts and opinions at all. But I wouldn’t blame you for holding back. More and more, I find myself holding back too. We all do. Even my cat wants his likeness scrubbed from the interwebs.

I worry that these new realities will lead us down path towards self-censorship. Sharing was fun at first. But now we can see the potential costs. And the risks associated with broadcasting our thoughts just might be enough to turn the era of open digital communication into the age of shut the fuck up.

But you didn’t hear that from me.

Stay Tuned,
Mr.Frost