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TextExpander diventa un abbonamento – La mossa del cavallo zoppo

Overall, the balance was in favor of keeping TextExpander. Until today’s announcement of The New TextExpander: Snippets as a Service™. Now I’m being asked to pay more, and continuously, to subscribe to a utility that does less than another utility I already own.

[…]

So unless I discover some compelling reason to stick with the new TextExpander, at some point in the near future I’ll start exploring ways to migrate my collection of snippets over to Keyboard Maestro. I understand from Twitter that this makes me a horrible person who doesn’t want software developers to make a decent living. So be it.

Dr.Drang

Chiunque abbia letto anche solo una minima parte dei miei deliri online, o mi conosca di persona, sa benissimo come abbia sempre sostenuto l’opportunità (quando non addirittura la necessità) di pagare per il software che si usa.
Con questo non voglio certo dire che sia terribilmente infelice di avere gli aggiornamenti di OSX e iOS gratuitamente ogni anno, né che il non pagare per servizi come Dropbox e simili non mi faccia dormire la notte.

Il problema di TextExpander è che sembra aver cordialmente dato un calcio alla sua base utente consumer, per focalizzarsi su quella *aziendale*: condivisione potenziata, sincronizzazione interna, annunci di prossimi mirabolanti sviluppi per i team sono praticamente tutto ciò che viene indicato come novità degna di un upgrade.

Allo stesso tempo, però, le funzioni che gli utenti privati perdono hanno un impatto elevatissimo anche (direi in alcuni casi soprattutto) sui clienti *commerciali*: salta la sincronizzazione via Dropbox, sostituita come detto da un servizio proprietario che però non è criptato (cui è obbligatorio ricorrere anche senza bisogno di utilizzare la sincronizzazione tra differenti dispositivi, visto che il login viene chiesto all’avvio dell’applicazione).

Insomma, anche ammesso che si sia disposti a concedere il beneficio del dubbio a Smile sul fatto che l’incredibile aumento di prezzo (da 20$ a 142.56$ in un triennio per la sola versione OSX, come dettagliato da Mchael Tsai in un post che vi raccomando di leggere), valga la pena di essere affrontato, il grosso errore sembra risiedere nel fatto di aver appiattito la propria utenza su una sola tipologia, che pare essere presente nella mente degli sviluppatori più che in un’analisi della user base reale.
È vero, TextExpander ha potenzialità enormi e se sfruttato a pieno – il che include anche l’utilizzo di scripting – consente un’automazione testuale enorme, ma c’è anche un ampio numero di utilizzatori tutt’altro che Pro come il sottoscritto: questi resisteranno fino a che l’applicazione si dimostrerà affidabile, dopodiché probabilmente si guarderanno intorno in cerca di alternative.

Simile potrebbe dunque essersi garantita un flusso di denaro ben più consistente dell’attuale, e soprattutto costante, anche solo grazie a chi rimarrà utente accettando la formula dell’abbonamento; non sono sicuro però che il gioco valga la candela degli utenti persi in seguito ad una polemica facilmente evitabile (vedi 1Password for Teams and Family).

Stay Tuned,
Mr.Frost

P.S. Più chiaro di così, come al solito, non è possibile: “This switch to service feels forced, feels more like renting an app than paying for the kind of availability and convenience deployed on a large scale that’s provided by an entity like Spotify, if you know what I mean.” Riccardo centra nel segno, individuando questa sensazione di “disagio latente” nel concepire un software “da residenza permanente” sul sistema in un servizio disdicibile quando non più interessati. Come mettere in abbonamento il Finder.