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Super Mario RUN – La prima è gratis, se ti piace ritorni

Io odio i freemium. Davvero, con tutto il cuore.
Sono d’accordo con quanti dicono che – in parecchi casi – si tratta di un espediente per aggirare la mancanza di demo sullo Store, specialmente lato iOS.
Ma quelle sono situazioni palesi, che riconosci all’istante e con una facilità ridicola.
Quello che detesto sono gli spillasoldi.

Quei giochi che ti accalappiano con un Gratis (sostituito, durante la dittatura degli imbecilli nella quale viviamo da un Ottieni), grazie al quale tu scarichi fiducioso…il primo livello.
Fin qui saremmo nel suddetto caso demo, di quelle che si sono trasferite dalle cassette ai floppy ai CD ai DVD alla rete1.
Il fatto è che lo spillasoldi lo riconosci subito dopo.

Precisamente nel momento in cui, divertito e soddisfatto dalla demo decidi insensatamente di premiare gli sviluppatori acquistando quello che credi sia il resto del gioco.

E lì inizia l’orrore.

I livelli sono una dozzina.
Costano 0,99€ l’uno.
Non c’è  un acquisto unico per tutti (magari scontato).
Le armi supplementari sono disponibili solo come acquisto in App – direttamente o grazie al fatto che per ottenerle ci vogliono migliardi di monete virtuali, per ottenere a loro volta le quali hai di fronte un’alternativa simile a quelle dei film sui campi di prigionia in Vietnam2: o rigiochi per qualcosa come mille anni il dannatissimo primo livello (magari con restrizioni di tempo minimo tra una partita e l’altra), oppure paghi. Tanto.

Qualche giorno fa, con un prevedibile botto di download iniziale, un altrettanto prevedibile incasso da capogiro in IaP e molta fanfara, Nintendo ha rilasciato su App Store Super Mario RUN.

I più attenti tra voi tre avranno notato che dietro al nome del più famoso idraulico italiano (eccezion fatta forse per quelli interpretati da Rocco Siffredi nei porno) non c’è uno dei soliti suffissi che tanto fanno felici noi videogiocatori d’annata.

Niente “Bros.”, niente “World”, nemmeno uno sfigato (si fa per dire) “Kart”.

Perché questo non è propriamente un platform.
È un – rullo di tamburi – endless runner.

Esatto.

Come questo.
Questo.
Oppure questo.

Come questo, persino.

A questo punto, so perfettamente che faccia avete.
La stessa che ho fatto io, alla presentazione e per le tre ore successive.

Se non vengo fulminato istantaneamente dalla pletora di commentatori entusiasti, Viticci in testa, forse posso spiegare meglio il mio pensiero.

Perché, se da un lato è palese che non è tutto oro quel che luccica, d’altra parte questo gioco è bello.
A tratti molto bello.
Ed il suo significato per Nintendo, per Apple, per il gioco mobile e per l’industria in generale è enorme.

Super Mario RUN è – ad oggi – l’endless runner più appetibile nello Store.
È uno di quelli – se non quello in assoluto – con la grafica migliore (escludo volutamente dal confronto gli “esercizi di stile” come il mio adorato Canabalt qui sopra).
Soprattutto, è dannatamente divertente.
Non avvincente, non profondo, non intenso.
Divertente.
E sa il cielo quanto abbiamo bisogno di giochi divertenti.

Super Mario RUN è un gioco per perfezionisti, perché per raccogliere tutte le monete bisogna rigiocare i livelli più e più volte.
Ma non è frustrante, perché se finite il livello avendo raccolto una sola moneta lo passate esattamente come se aveste fatto la miglior partita del mondo.

È breve, relativamente (6 mondi da 4 quadri l’uno), abbastanza da farvi intravedere la fine ed invogliarvi così ad arrivarci.
Ma non è troppo breve, così da non farci rimpiangere i soldi spesi.

Qui torniamo al freemium, perché 10€ dopo 3 quadri possono sembrare tanti.
A mitigare parzialmente il senso di rischio c’è il nome del produttore e quello del personaggio: potrebbe mai seriamente Nintendo bruciarsi IL suo personaggio rappresentativo (fan di Zelda, Pokémon e Metroid state buoni) in un giochino abbozzato?3

Sia chiaro, dunque, che se siete tra coloro che considerano giusto pagare per un gioco, questo li vale.
Tutti.

Cosa significa per Nintendo far uscire un grande gioco per una piattaforma hardware non Nintendo? Cosa per Apple? Cosa per i concorrenti?

Nintendo si apre, riconoscendo definitivamente che il mondo strettamente mobile è un mercato che non si può più ignorare, per dimensioni, remuneratività, diffusione e demografia.
Nel mondo c’è più di un miliardo di dispositivi iOS attivi, un numero che nessun produttore di console può nemmeno sognare di raggiungere.
La maggior parte di questi è in mano ad utenti che, statisticamente, hanno dimostrato più volte una certa tendenza a spendere per le app che utilizzano.

Tuttavia il fattore più importante è quello demografico.

La maggior parte di utenti iOS non è un videogicatore. A stento sa cosa sia Nintendo. Probabilmente non ha mai avuto una console, e se l’ha avuta e se per caso era prodotta da Nintendo era una Wii e si è limitato ad usare Wii Sports e/o Wii Fit.
Ma gioca con l’iPhone, magari anche solo a Ruzzle (qualcuno lo ricorda?). Indovinate un po’ come ha scoperto Ruzzle? Con la pubblicità ed il passaparola.
Può un personaggio come Mario avere un impatto pubblicitario e “sociale” inferiore ad una versione facilitata del Paroliere?

Apple guadagna ciò che per i concorrenti è impensabile: un gioco ufficiale, originale ed in esclusiva di una delle massime icone del gaming, su una non console che non reca nemmeno il marchio del produttore (fosse stata la Apple dei tempi dell’iPod U24, probabilmente sarebbe uscito almeno un iPod touch Mario Edition – e fossi in Apple io lo farei al volo5).
Una dimostrazione di forza, di abilità commerciale e di attrattiva non indifferente, specie quando si considera per contrasto la fatica immane che sta dimostrando nell’unificare e coordinare i servizi di streaming (vedere alla voce “Netflix che resta fuori dall’app TV”).

I concorrenti restano a guardare. Da un lato questa è, come detto sopra, la prova che Apple ha ancora un vantaggio – fosse anche solo commerciale – su qualsiasi rivale.
D’altra parte, dimostra come nessuno sia immune al fascino delle piattaforme mobili; se Google riuscisse ad ottenere lo spostamento verso la fascia premium che prova a dettare ai produttori di terminali Android (almeno ai maggiori tra essi, teminali incendiari a parte), potrebbe proporsi come valida alternativa per altri grandi nomi in attesa di un hardware su cui sviluppare nuove versioni dei propri cavalli di battaglia6).

Insomma, noi ci godiamo un gioco divertente e ben realizzato, la cui longevità è assolutamente maggiore rispetto a quanto ci si aspetterebbe, nonché a quanto sembri ad una prima, frettolosa occhiata.
Nel frattempo, vecchi equilibri che davamo per scontati nel ramo più remunerativo dell’intrattenimento vengono sconvolti, ed un nuovo assetto – l’ennesimo – si profila all’orizzonte.

Ancora una volta, it’s Mario Time.

Stay Tuned,
Mr.Frost

P.S. Una distopia perfetta per spiegare cosa sarebbe Mario RUN se ricadesse nella categoria degli spillasoldi di cui sopra.


  1. Sono abbastanza vecchio da ricordare tutti questo supporti.
    Ma abbastanza giovane da menarvi se ridete di ciò. 
  2. Più o meno testualmente:”Uccidi tuo compagno prigioniero che conosci da vent’anni e dei cui figli sei padrino, oppure noi uccide lui, te, sua famiglia, tua famiglia e questo piccolo cucciolo di Labrador con occhioni”. 
  3. Cattiveria gratuita: molto meglio devastarsi l’immagine con hardware discutibile. 
  4. O di quello marcato HP, o di quello marcato Harry Potter, o di quello Product RED. 
  5. Livrea dedicata, “colonna sonora originale” precaricata, magari un quadro/mondo in esclusiva, anche solo temporanea. Tim, se lo fate e fate i miliardi ti lascio l’IBAN per la mia percentuale. 
  6. Se SEGA fosse ancora quella dei tempi d’oro, potremmo giurare che un Sonic RUN è già in lavorazione.