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Spotify Vs. Rdio Showdown!

Sareste disposti a cedere la proprietà della vostra libreria personale in cambio di un modesto affitto che vi garantisca l’accesso alla Biblioteca di Alessandria?
L’accesso è meglio del possesso, soprattutto in un mondo digitale, oppure è ad esso equivalente, o ancora è una differenza sostanziale, ma in negativo?

Benvenuti nel mondo dello streaming legale.
Benvenuti nel mondo di Rdio e Spotify.

Due dei principali alfieri della “rivoluzione dello streaming” sono finalmente disponibili in Italia; cerchiamo di capire pregi, difetti e differenze di entrambi, e soprattutto se valga la pena non possedere mai più un album nuovo…

Spotify è stato lanciato per primo, in concomitanza con il Festival di Sanremo 2013; l’interfaccia della versione desktop è ricca di dati e opzioni, risultando però poco “pulita” e a tratti confusionaria (e badate bene, non secondo i miei standard di maniaco del minimal, ma secondo standard piuttosto comuni).
Lo streaming è di buona qualità, le pubblicità nel caso usiate la versione “gratuita”, la quale garantisce 10 ore di ascolto al mese, sono assolutamente tollerabili.
I punti di forza? Un catalogo immenso, di una varietà assoluta, e soprattutto la presenza di numerose “applicazioni” o sottopagine, all’interno del programma: per esempio, avremo la possibilità di ascoltare le top 100 e 200 di Billboard, gli album e i singoli selezionati da Rolling Stones (e sono davvero tanti), la storia del jazz grazie alla Blue Note e così via.
Lo streaming su dispositivo mobile e l’ascolto offline (sia da desktop che in mobilità) sono appannaggio dei sottoscrittori di un abbonamento (mensile) il cui importo varia dai 4,99€ dell’Unlimited (solo di nome, visto che mobile e offline sono ancora fuori dal bouquet) ai 9,99€ del Premium
Il sito è decisamente d’effetto, e invoglia a provare, complice l’offerta di un mese di Premium grauito.

Spotify Desktop

Rdio è, per così dire, lo “sfidante”; in ordine temporale, avendo aperto i battenti la prima volta due anni dopo il diretto concorrente, e anche per certi versi nell’impostazione di base.
Un aspetto importante, fondamentale per alcuni (anche se forse coloro veramente interessati a questo tipo di servizi hanno già “bypassato” mentalmente questo possibile “problema”) è costituito dal fatto che Rdio non offre alcun servizio gratuito. Avete capito bene, solo abbonamento da queste parti, il che peraltro spiega i due “piani tariffari” proposti contro i tre di Spotify.
Le cifre sono le stesse, il servizio sostanzialmente equivalente.
Ampia anche qui la varietà, buona la qualità e stabilità dello streaming (ovvia ma doverosa precisazione: stiamo parlando, di fatto, di “radio”, quindi se cercate livelli qualitativi di riproduzione da audiofili o anche solo molto elevati, nessuna delle opzioni qui presentate fa per voi).
A mio avviso, ma mi rendo conto di sfociare nell’opinione, la veste grafica e l’interfaccia utilizzate da Rdio sono decisamente superiori sotto molto aspetti rispetto a quelle di Spotify: meno “rumore“, una apparente maggiore cura (dalla tipografia in giù, o in su, come credete), più chiarezza nei comandi, quando si trovano.
Ho scritto quando si trovano non a caso, ma perchè Spotify e Rdio sono le proverbiali due facce della stessa medaglia: i comandi “esplosi” e molteplici piazzati ovunque dai designer del primo appesantiscono, come detto, l’interfaccia in maniera tangibile, ma sono immediatamente individuabili e riconoscibili.
Rdio persegue un certo minimalismo
, che taluni definiranno come estremo, che porta per esempio a raggruppare molti comandi per agire su tracce e album sotto un unico menù a discesa, indicato da un triangolino alla destra dell’item in questione. non proprio il massimo della chiarezza, soprattutto la prima volta.

Rdio Desktop

Insomma, ognuno ha come prevedibile i propri punti di forza e debolezza, e pur somigliandosi parecchio, chi si trova bene e si “adatta” con facilità ad uno dei due servizi difficilmente passerà all’altro.
Ma questo è decisamente un caso in cui maggiore è l’offerta, migliore sarà la qualità.

Pensieri sparsi di fine test:
– Il catalogo, specialmente quello di Rdio, nei primi giorni presentava delle lacune imbarazzanti; sonon state tuttavia riempite con una precisione ed una velocità ammirevoli, segno a mio avviso di una volontà di offrire il servizio al suo meglio, non di piazzare un semplice “segnaposto” in un mercato da queste parti ancora relativamente vergine.
– Entrambi i servizi offrono obiettivamente più musica di quanta chiunque riesca ad assimilare, e sono dunque in grado di “sostituire” l’acquisto di musica digitale per una grande fascia di consumatori: questa fetta di mercato si espanderà ulteriormente quando le tariffe dati mobili diventeranno **veramente** adatte al mutamento radicale che gli smartphone hanno portato (iPhone in primis). Insomma, niente più LTE a 10€/mese come supplemento e niente più offerte con “soglie” ridicole tipo 2GB al mese, e tariffazione esosa per chi sfora.
– Personalmente non so se manterrò l’abbonamento, poichè l’accoppiata iTunes radio e acquisto degli album che mi interessano davvero (o dei singoli brani, per quel che vale) mi soddisfa in pieno. Tuttavia, specie nel caso di Spotify e della sua opzione gratuita, questi restano mezzi eccllenti per scoprire nuova musica e per “lanciarsi” in esplorazioni non importa quanto azzardate, poichè a costo zero.
– Forse una forma ridotta di streaming mobile (magari ad-based come quello per computer) gioverebbe alla quota di mercato: Spotify pare ci stia pensando, vedremo…
– L’elemento social avrà ancora una volta un peso fondamentale, e per il momento entrambi lo sfruttano in modi e dosi che, nel 2013, mi sento di definire patetici: se tutto o quasi quello che si può fare è condividere cosa si sta ascoltando su Twitter o Facebook, davvero stanno sottovalutando la forza dei social network. Da sempre, la musica che mai si sarebbe ascoltata entra tra le più amate nel momento esatto in cui “ce la presenta” un amico (in forma di cassetta registrata, di CD masterizzato o altro. Quante compilation avete fatto/ricevuto in vita vostra, specialmente se avete un numero di anni in cui le decine cominciano ad essere importanti?).

Stay Tuned,
Mr.Frost