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Solo un altro libretto d’istruzioni

Of all the “real” apps I tried in my Apple Watch demo, Maps stood out as the most uniquely useful—as one I’d actually use if I had an Apple Watch. And it, too, is based on quick glances. You start directions, then drop your wrist. It’ll pulse when you need to turn, so you’ll lift up your wrist, see the next step on the map, and keep going. In, out. Quick info, and you’re good.

Maybe one day 3rd party apps can be that good. But for today, for the sake of battery life and our own attention spans and being a device that does something truly unique, I wish there was a bit more you could do with the watch faces and complications. Just a few more options and app integrations and smarts, so you could use the watch face and nothing else, and feel like your device was truly a valuable addition to your life.

Because if it’s just another place for the same apps we’re already using, we already have a Mac and iPhone and iPad to run them on. It’s hard to want another device just for that.

Matthew Guay – What is the Apple Watch? On Complications, Complicated Marketing, and Creating a Better Watch – Techinch

Solo parzialmente d’accordo. È palese che l’Watch non debba ridursi ad uno “schermo secondario” di un iPhone, iPad o qualunque altro gadget. Non se lo può neppure permettere, o dovrebbe costare 20$.

Tuttavia, credo si piuttosto evidente il parallelismo tra il sentiero tracciato a suo tempo con iPhone e quello impostato ora con questo smartwatch.
All’epoca dell’uscita del primo modello, l’iPhone venne criticato per la mancanza di funzioni che molti ritenevano basilari, ed in alcuni casi parevano davvero essere il minimo sindacale che si dovesse offrire: quale terminale avrebbe potuto qualificarsi come smartphone senza avere funzioni quali il copia e incolla o gli mms (specie nella preistoria dell’instant messaging)?

Coloro che muovevano simili critiche avevano gioco facile, perché anche i sostenitori dell’eccezionalità dell’iPhone nutrivano le medesime perplessità.
Le differenza[1] stavano però in quella che potremmo definire come ampiezza di vedute.

L’iPhone aveva potenziale. Chi lo vedeva provava a farlo capire a tutti gli altri. Non che negasse le mancanze, ma aveva la sensazione precisa (e fortunatamente fondata) che il futuro avrebbe portato con sé non solo lacune colmate, ma qualcosa di completamente inimmaginabile all’epoca.

Il discorso si ripete oggi; posso essere d’accordo sul fatto che le limitazioni imposte nell’accesso ad hardware e funzioni dell’Watch suoni come un azzoppamento della piattaforma.
Ma penso anche che la nostra fiducia nella capacità del Watch derivi da un’esperienza falsata: noi crediamo che siccome iPhone e iPad funzionano così bene, allora anche Watch sia da subito all’altezza.
Ma né iPhone né iPad sono stati così da subito: la piattaforma è cresciuta nel tempo, grazie all’inventiva degli sviluppatori ed ad un ferreo controllo da parte di Apple.[2]
Le funzioni sono sempre state aggiunte gradualmente, quando Apple riteneva che l’hardware fosse pronto e che l’utenza fosse pronta. Quando avrebbero aggiunto possibilità invece di caos.

Provate a pensare di passare da un Blackberry del 2007 ad un iPhone. Attuale.

Sì, vivete nel futuro. Ma non ci siete arrivati passo passo, ci siete stati scongelati come Stallone. Non una bella esperienza.
Leggo di persone che masticano abitualmente una dose di tecnologia e gadgets superiore alla media che hanno bisogno di una fase di familiarizzazione con l’Watch: paradigmi nuovi, interfaccia che non somiglia a nient’altro, modi d’uso da esplorare, assimilare ed in una certa misura creare da zero.

Scatenare sin d’ora tutta la potenza di fuoco del dispositivo non aiuterebbe a familiarizzare con esso, né a rendercelo davvero utile; sarebbe solo un altro libretto di istruzioni da studiare, e, siamo sinceri, nessuno legge i libretti d’istruzioni.
Questo Apple non può permetterselo.

Stay Tuned,
Mr.Frost


  1. Succede quasi sempre, in realtà. C’è chi vede arrivare il futuro prima e più chiaramente di altri. Non c’è da farsene un vanto, non è una dote costantemente in esercizio, funziona un po’ come e quando vuole… Ma capita.  ↩
  2. Il caro, vecchio discorso del giardino recintato. Ecco, questo è uno dei (tanti) motivi che me lo fanno preferire al wild & free (apparente) di altre piattaforme.  ↩