Skip to content

Sky’s the limit(ed one)

Esco dal letargo (a proposito, sono vivo, casomai a qualcuno interessasse) solo per segnalare – in ritardo, va da sè – la disponibilità anche per gli iscritti italiani ad Amazon Prime del servizio Prime Video.

Il panorama dello streaming legale guadagna così un altro peso massimo, e noi guadagniamo un altro chiodo sulla bara della TV generalista (cit. @muccapony), ma soprattutto su quella di servizi che pensano di campare di rendita a tempo indeterminato grazie all’ignoranza/pigrizia/inerzia dei propri clienti (vedi titolo, ma ci torneremo in un prossimo post).

Riassunto ultra stringato, ché tanto ne hanno scritto anche su Chiesa&Vita (cit.): l’applicazione (per iOS) è passabile, con qualche incertezza e qualche spunto interessante (per esempio le info su trama, attori e curiosità inerenti al filmato consultabili mentre lo si guarda e che mutano con il progredire della visione).
La qualità dello streaming è – come dire – beh, oscena. Anche non tirando in ballo il peso massimo Netflix (che vince per distacco in maniera imbarazzante su tutti), davvero il livello per ora è sorprendentemente basso: sulla medesima configurazione hardware e di rete, Netflix mi garantisce il FullHD, Amazon squadretta come un DivX degli anni 90.
La scelta è scarsa, ovviamente, così come lo era all’inizio sull’altro piattaforma di streaming di cui sopra; lo è però molto di più se siete in grado di gestire solo l’audio italiano.
Molti titoli, infatti, dispongono di audio solo in inglese o senza comunque la traccia nella nostra lingua.
Chiaramente la situazione migliorerà, ma al momento possiamo considerare come completamente accessibile solo una parte del catalogo.

Mi rendo conto che messa così suoni non troppo entusiasmante, ma è solo perché mi sono tenuto per ultime le note positive; in rigoroso ordine sparso:

  • The Man In The High Castle, in italiano, tratto da Philip K. Dick, era una delle produzioni la cui fruizione più invidiavo agli spettatori statunitensi. Ho iniziato a vederlo e devi dire che potrebbe valere da solo il – ridicolo – costo del biglietto
  • Il suddetto costo del biglietto, come auspicabile, è del tutto in linea con la politica che ha reso famosa Amazon in Italia. Prime Video è disponibile per tutti gli utenti Prime senza costi aggiuntivi, attestandosi così su un notevolissimo 19,90€/anno. Meglio di così non si sarebbe potuto fare, penso.
  • Amazon ha raccolto le ceneri di Top Gear e ne ha tirato fuori The Grand Tour. Vi piaceva Top Gear? Adorerete questo: è sostanzialmente lo stesso programma, ad occhio con un po’ più di soldi da spendere messi in bella mostra (nel senso che secondo me li avevano anche prima, ma qui l’impostazione “british” è stata annacquata visibilmente). Solito humor piacevolmente acido, buon ritmo, fotografia da “playboy con le ruote”.
  • È tutto scaricabile per la visione offline. Il processo è lento, com’è ovvio, ma questa funzionalità è – a mio avviso – un altro chiodo sulla suddetta bara (e un po’ anche su quella di iTunes, per certi contenuti catalogabili come “non è necessariamente un capolavoro, ma se capita me lo rivedo sempre volentieri” – 4 stelle su 5 nel mio personale ranking). Insomma, se come me vi siete costruiti – o lo state ancora facendo – la vostra videoteca digitale, la disponibilità di titoli sui servizi streaming e la possibilità di scaricarli anche solo temporaneamente riduce di molto il numero di pellicole must have.

Dovevano essere due righe ed ovviamente ho divagato, ma d’altronde il sottotitolo del blog non è cambiato.

Speriamo che partano a razzo con le migliorie, cercando di inseguire Netflix, e speriamo che la grande N (fan Nintendo non bruciatemi casa, è una battuta) allunghi se possibile ancora di più il passo per mantenere l’attuale posizione di leader.
Da questo tipo di competizione, siamo noi che abbiamo tutto da guadagnare.

Stay Tuned,
Mr.Frost