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Se cercano più o meno te, hai sbagliato qualcosa

L’argomento è di qualche tempo fa, ma talmente ampio per portata e correzioni necessarie che temo resterà valido ancora per parecchio.

Osservava Marco Arment, tra gli altri, come la ricerca fosse uno degli aspetti più malandati dell’App Store. Non ci credete? Fate questo esperimento (da Ged Maheux):

Cercate “twitter” in AppStore.

Quali sono le tre app più diffuse per usufruire di Twitter su piattaforma iOS?
– Twitter, l’App ufficiale
– Twitterrific di Iconfactory
– Tweetbot di Tapbots

Troverete molte cose interessanti, con una semplice ricerca. Interessanti, se non state veramente cercando un client twitter.

Un clone di Flappy Bird, una tastiera per Emoji (più di una, a dire la verità), una Sveglia GratuitO (“Sono una donna bravo” – cit.).

Twitterrific e Tweetbot sono rispettivamente al quarantesimo e quarantaseiesimo posto (su iPhone)

Ed in effetti, questo è lo stato di inspiegabile desolazione in cui versa la ricerca in AppStore, nonostante alcune acquisizioni compiute nel passato legittimassero speranze decisamente migliori.
La desolazione, tra l’altro, si estende anche agli altri store, pur se in misura diversa (almeno per quanto rigurda la versione italiana – vedi iTunes sezione film).

C’è però un interessante punto di vista alternativo, come spesso succede (è il bello di Internet).

Joe Cieplinsky sostiene, molto pragmaticamente, che se i tuoi potenziali clienti devono ricorrere alla ricerca integrata nello Store per raggiungere la tua App, anziché arrivarci da un link diretto (magari dal tuo sito di presentazione), allora stai sbagliando tutto.

If the majority of your sales come from people generally searching for your type of app, you’re handing your fate over to App Store search, over which you have almost no control.

Relying on Search

Questo certamente non cancella la situazione imbarazzante di cui si parlava sopra, ma certamente offre spunti di riflessione.
Riflessione (e posizione) ulteriormente rinforzata dal caso Fantastical 2. Un’app calendario, in una nuova versione, venduta ad un prezzo che potremmo definire premium (che farebbe venire più di un infarto ai sostenitori del tutto a 0,99€), che ha goduto di un hype pre-lancio incredibile.
Non che non fosse meritato, attenzione: se dovessi installare solo due o tre applicazioni sul mio Mac/iPhone/iPad, Fantastical sarebbe una tra quelle.
Eppure, la cosa incredibile è stata non tanto l’eco mediatica in sè, quanto il marketing che l’ha resa possibile.

Non stiamo parlando di chissà quali tecniche innovative di guerrilla advertising, bensì di buon vecchio mantenimento di relazioni umane; risposta alle mail, lunghe sessioni di chat con chi vuoi recensisca (ovviamente parlandone bene) il tuo software e così via.

Tutte tecniche ovvie, a posteriori, ma in via d’estinzione, almeno a giudicare dalla sorta di piacevole stupore con cui sembrano essere state accolte.
Questo ha contribuito sicuramente a spingere un’applicazione che, al di là dei suoi chiari ed enormi meriti, si colloca per prezzo e politica di aggiornamento decisamente controtendenza rispetto alla scena attuale (minuto di riflessione sulle reazioni scomposte all’update a pagamento – BEN 2$! – di Monument Valley).

Pare insomma che Joe abbia ragione: se sei una cola tra tante, invece di essere la CocaCola, hai dei seri problemi di marketing. A prescindere da quanto sia scrauso il motore di ricerca interno di AppStore.

Stay Tuned,
Mr.Frost