Skip to content

Schermo grande, schermo piccolo.

Ok, la notizia è “vecchia” (ben due mesi fa), ma è rimasta lì a macerare in attesa che mi venisse in mente qualcosa di intelligente da scrivere a commento (…quello in terza fila, penultimo a destra ha sogghignato. Procedete. Con discrezione.)

Pensate agli schermi di cui siamo circondati. I televisori da almeno 50“. Gli schermi dei desktop da 27”, 30" o più. Belli, vero? Avete visto come si vedono bene le rughe della vostra attrice preferita in UltraHD?

Adesso pensate agli schermi di cui siete (siamo) davvero circondati. Il display del termostato. Quello del frigo. Quello del forno. Della lavatrice/asciugatrice/ lavastoviglie. Quello del computer di bordo della macchina [1]. Quello del vostro – presente? futuro? – smartcoso. Quello dell’impianto hi-fi, se ancora ne avete uno in casa (e per certi versi, magari all’acqua di rose, dovreste. O almeno un buon paio di cuffie [2]).

Belli, eh?

No. Fanno schifo.

Mostrilli di pochi centimetri quadrati, dai formati e dalle risoluzioni astruse e spesso ridicole, che stentano persino a visualizzare ciò che devono, affidandosi ad icone arbitrarie o messaggi testuali smozzicati (arriviamo a toccare vette di genio assoluto con i display progettati per visualizzare l’esatto numero di caratteri necessari a comporre il messaggio in una determinata lingua [3]. Che poi ovviamente finiscono in prodotti destinati all’esportazione sui mercati più disparati).

Suscita quindi notevole interesse (per l’effettiva rilevanza vedremo poi [4]) l’iniziativa di Monotype di creare Spark, un software che serve a creare font specifici per i piccoli schermi.

Potrebbe uscirne una cosa di nicchia, destinata a finire solo sui prodotti top di gamma, ma francamente spero che diventi così diffusa da trasformarsi in un miglioramento invisibile della nostra vita. Invisibile perché piccolo, come gli schermi per cui è stato pensato, piccolo come la scintilla da cui prende il nome, eppure in grado di migliorare la nostra esperienza con la tecnologia in molti più frangenti di tante presunte rivoluzioni.

Stay Tuned,
Mr.Frost


  1. Davvero, con che fegato lo chiamino così mi sfugge.  ↩
  2. Che non sono quelle che costano una cifra esagerata, o necessariamente quelle che tutti consigliano. Sono quelle comode, robuste, che suonano la vostra musica preferita come piace a voi.  ↩
  3. Chiunque abbia avuto una Volkswagen con il suddetto “computer di bordo” settato in tedesco lo sa, avendo avuto il piacere di scoprire perché in italiano ci siano abbreviazioni tipo: “Distanz Itiner” o “Km percors” ;-).  ↩
  4. Resta anche da stabilire se un eventuale “insuccesso” – peraltro difficilmente quantificabile, come spiega il post linkato – sarà eventualmente dovuto a difetti dell’idea in sè o ad un suo semplice “precorrere i tempi”.  ↩