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Potenzialità inespresse

Storia vera di come Facebook sia in grado di suggerire (e nel mondo di FB, “essere in grado” vuol dire “fare”) ai propri iscritti contatti e amicizie con cui i malcapitati hanno rapporti che la grande F non dovrebbe conoscere.

Tutte situazioni del tipo:

  • pazienti di uno psicologo ad altri pazienti del medesimo
  • rapinati ai propri rapinatori e viceversa
  • ex fiamme (o peggio, relazioni extraconiugali) al partner

e via dicendo con questo genere di piacevolezze.

Abbondano le ipotesi e le speculazioni sul come e sul perché, anche se qualcuno (tra i commentatori di Attivissimo) fa notare come il livello di intrusione di Google sia già spaventosamente alto, regolato com’è perdipiù da un algoritmo di cui nulla sappiamo.

Il fatto è che siamo, da tempo ormai, portatori sani di dati quantificabili.

Tablet, smartwatch, fitness band, l’onnipresente smartphone, raccolgono (nella stragrande maggioranza dei casi con il nostro consenso non troppo informato e troppo superficialmente concesso) una miriade di dati su di noi, le nostre abitudini, i nostri spostamenti e simili.

Pur se inquietante, pensando soprattutto ad usi distorti che sarebbe possibile farne, di cui la pubblicità assillante sembra all’improvviso il meno problematico, non posso non considerare il fenomeno affascinante.

Mi vengono in mente svariate opere che aveva – in maniera più o meno “fantascientifica” – ipotizzato uno sviluppo simile. Penso a Matrix, la cui simulazione arriva a sostituire il mondo fisico; a Nemico pubblico, che dimostrava già all’epoca (1998) come potesse essere sfruttata pressoché ogni tecnologia ai fini della sorveglianza.

Ma anche Person Of Interest, Mr.Robot (per quel che ne ho letto), Watchdog (noiosissimo, ma questo era uno dei pilastri).

Non sono convinto che l’uso distopico sia l’unico possibile, ma certamente è uno dei primi a venire sperimentato: come spesso accade per la tecnologia, gli armamenti (in senso anche molto lato) sono insieme motore di sviluppo e test field.

Tuttavia pensate al potenziale di un uso corretto di tali dati e tecnologie: soccorsi e raccolta dati in zone di disastri naturali (Facebook Check), ricerca diffusa su malattie rare o meno (Apple Healtkit), disvelamento di rapporti poco trasparenti tra persone, governi, organizzazioni (WikiLeaks), frodi finanziarie e non (Panama Papers).

Per questo trovo importante, più di ogni altra cosa, che le tecnologie ed il loro funzionamento sia per quanto possibile [1] pubbliche e soprattutto utilizzabili dal più ampio numero di persone; certo non avremo mai l’algoritmo di Google, ma sapere che esista e – a grandi linee – come funziona e come potrebbe essere “pilotato” può servire già a molto.

Magari anche solo a farci decidere di usare un altro motore di ricerca

Stay Tuned,
Mr.Frost


  1. Qualche limite sono anche disposto a concepirlo in ottica di semplice “vantaggio competitivo”: senza i soldi degli iPhone difficilmente Apple avrebbe potuto permettersi di sviluppare HealthKit, impegnata a sopravvivere in un mercato altamente competitivo con la tendenza al ribasso estremo dei prezzi.  ↩