Skip to content

Perché (probabilmente) resterò con Music – Un post che non è mica finito, ma va bene così

Premessa: questo post è in bozza da circa 20 giorni, ossia da una settimana dopo che AppleMusic è stata resa ufficialmente disponibile. Tanto mi ci è voluto per maturare una – all’epoca parziale, ora definitiva – preferenza per il servizio di Cupertino rispetto al suo principale concorrente. Lo pubblico perché poco o nulla cambierà da qua alla fine dei tre mesi di prova, perché molto (troppo, tutto?) è già stato detto e scritto a riguardo, e perché la meravigliosa sintesi di Dave Marks nel QotD qui sotto mi rappresenta in pieno.

Son vecchio, ormai.

Non è un modo di dire, e non è una questione anagrafica. Non mi sento vecchio, ma una cosa mi ha fatto riflettere tra tutte quelle che ho letto in questi giorni su Music.

Lamentele (motivate, almeno in gran parte) sul catalogo, dubbi (a mio avviso meno motivati) sulla complessità dell’applicazione, specialmente lato Mac.

Dichiarazioni d’amore incondizionato e solenni proclami che “non è niente di più e di meglio che Spotify (o Pandora, o Rdio, o…) con una mela sopra” (ditemi se non vi ricorda niente).

Critiche riguardo al fatto che Beats1 trasmette troppo hip hop (il mondo ascolta una quantità impressionante di hip hop o sue – innumerevoli – varianti. Se la quantità è eccessiva, ci sono infinite varianti di radio on demand).

Eppure.

Eppure, nella mia esperienza, le cose sono un po’ diverse:
– I suggerimenti hanno funzionato benissimo dal primo giorno. E migliorano in continuazione. Spotify dopo mesi continuava a suggerirmi Lorenzo Fragola perché avevo ascoltato Lucio Dalla (probabilmente in base a qualche sofisticatissimo algoritmo tipo: “cantano” + “in italiano” = “stessa roba”).
– L’applicazione, più imparo a padroneggiarla, più mi sembra la soluzione migliore per rendere accessibile tutta questa roba anche nello spazio “ristretto” dello schermo di un iPhone. Perchè di roba ce n’è veramente, ma veramente tanta.
– Per quelli che lamentano la mancanza di un abbonamento gratuito: oltre ad essere imprecisa, la cosa è fuorviante a livello di base. Spotify (giusto per considerare il maggiore concorrente) nella versione gratuita è utilizzabile, ma non su smartphone. A meno che non si voglia ottenere una radio monotematica inframezzata da pubblicità. Music, gratuitamente, offre Beats1. Cioè una radio vera [1], con DJ umani e con poca pubblicità.
– La suddetta Beats 1, personalmente, basterebbe da sola a giustificare l’abbonamento. La perfetta radio musicale generalista, nel senso buono dell’espressione, ma con una cura e, soprattutto, con un respiro mondiale che gli altri si sognano [2].

Stay Tuned,
Mr.Frost


  1. Qui traspare la “vecchitudine” cui accennavo all’inizio. Leggo con un misto di stupore, divertimento ed un po’ di rabbia tweet sarcastici quali “Io non sento la radio. Oh! Apple ha inventato la radio! Fico!”, sparati a raffica da chi cerca notorietà sottolineando l’ovvio; chi, per motivi puramente anagrafici, ha vissuto tutta la propria vita in un’epoca in cui la radio è stata ripetutamente data per morta e giudicata ormai condannata all’irrilevanza, non ha idea di quale potenza possa avere un mezo simile. Onore al merito se Betas1 servirà a farglielo (ri)scoprire. E, per favore, smettiamola di far gli snob con l’atteggiamento di chi ha già visto tutto. Il sistematico been there, done that va bene per i rapper tamarri in vena di “spararsi le pose” e per tutti quegli esseri tristi non più in grado di godersi la vita.  ↩
  2. Questa, più di tante altre che negli ultimi anni hanno avuto maggiore risonanza mediatica, è una di quelle cose che solo Apple. Avere l’ambizione di riuscire a creare una radio davvero internazionale, che trasmetta 24 ore al giorno, e riuscire nell’impresa al primo colpo. Ho viaggiato abbastanza da pensare che, con una colonna sonora simile, non mi sentirei stranito da nessuna parte. È un risultato la cui portata secondo me sfugge ancora ai più, e che diventerà chiara solo con il tempo, ma inevitabilmente.  ↩