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Perché il design Samsung fa schifo

Steve Jobs Syndrome doesn’t work until it does. When argodesign founder Mark Rolston was chief creative officer at Frog, he developed a somewhat successful strategy for dealing with bureaucratic companies.

“It’s embarrassing to say…but we called it the Cowboy Method,” he says. “We never said that out loud, but in reality, we’d pull a cowboy. We realized, these Korean or Japanese organizations had hired an American company to produce a design because they specifically wanted that Western attitude in the design. But when we pitched them in the headquarters, we’d be polite, go and bow, be understanding of their need for consensus. And that’s where we were failing.”

Why Samsung Design Stinks | Co.Design | business + design

Ritratto di una compagnia, Samsung, che non solo prospera (pensate alla compagnia nel suo complesso, al di là di smartphone, smartwatch e smartcosi vari – questi producono televisori, lettori DVD, audio, decoder satellitari, lavatrici, forni a microonde e non, navi, aerei è così via) nella aurea mediocritas dei propri prodotti, ma pare essere proprio costruita per supportare al meglio questo modo di operare.

Altamente gerarchizzata, con un legame profondissimo con i valori culturali nazionali (ed orientali in genere), restìa al rischio quanto portata all’occupazione per puro volume di fuoco di ogni mercato cui s’interessi.

Tuttavia, proprio perché cosciente di queste sue caratteristiche (che in un mercato globale si trasformano velocemente e quasi automaticamente in limiti), Samsung cerca con costanza di assumere designer e studi che rappresentino ai suoi occhi quello spirito Occidentale che manca internamente alla società (anche se il nuovo capo del design ha origini che fanno ben sperare, pur se ingabbiato nella gerarchia di cui sopra).

Un tentativo di de-koreanizzarsi, almeno sul mercato internazionale, che però non ha sortito effetti apprezzabili finché i designer stessi non hanno cominciato ad assumere un atteggiamento meno politicamente corretto e più prendere o lasciare.
À la Steve Jobs, appunto.

It was risky. The first time we did it—we handed Sharp a project plan, and they said ‘Could we get this or that as well?’—we realized that sort of thing would be compromising quality for quantity. We say no. And we’re sitting there in that moment. They’re all quiet, talking amongst themselves in Japanese. And you think they’re going to say, ‘Go home.’ But then they say, ‘Okay.’"

Stay Tuned,
Mr.Frost