Nuove abitudini consolidate

L’altro ieri, mi sono trovato ad usare le mie fidate Jabra Revo mentre le AirPods erano in carica (uno dei rarissimi casi in cui la mia voglia d’usarle ed il loro stato di batteria quasi a zero hanno coinciso).

Sempre ottime, con un suono potente ed una copertura notevole, hanno persino i controlli fisici per la riproduzione (i classici Play/Pausa, Volume Up e Down) sul padiglione sinistro , in una posizione comoda ed intuitiva da raggiungere.
Ad un certo punto, durante l’ascolto di una lunghissima playlist, ho avuto voglia di saltare il brano corrente.

Ed ho, istintivamente ed in maniera assolutamente automatica, effettuato un doppio tap sul padiglione destro.

Ovviamente, senza risultato.

Ora, ho letto per mesi recensioni entusiastiche delle AirPods; ci ho metaforicamente sbavato sopra come non mi succedeva per un prodotto Apple da anni.
Ho letto di come la qualità audio, la portata, la stabilità di connessione fossero incredibili. Di come l’ingombro e soprattutto il peso ridotto ne facessero un’interfaccia totalmente naturale e prossima a scomparire, con l’unico effetto di veicolare la colonna sonora della nostra vita direttamente nelle nostre orecchie.

Quello che non ho letto (l’avranno scritto, per carità, ma devo averlo “bucato”) è come le AirPods modifichino drasticamente non solo le aspettative nei confronti delle cuffie (auricolari o meno, wireless o meno, Apple o no), ma addirittura le abitudini d’uso.

Ciò che mi è successo l’altro giorno ne è forse l’esempio più lampante.
Ho sentito spesso criticare la scarsità di controlli touch consentiti dalle AirPods; sarebbe bello avere un controllo del volume, anche solo minimamente progressivo; sarebbe bello avere la possibilità d’impostare un comando diverso per ogni auricolare, per ogni tap, doppio tap, triplo tap, swipe e chissà cos’altro.
Forse è vero: forse i comandi impartiti tramite AirPods sono davvero pochi, insufficienti a garantire un’interazione completa e priva di intoppi.
Ma le possibilità offerte sono, come spesso accade ad Apple, talmente ben gestite e messe a disposizione dell’utente con un’attenzione così marcata all’esperienza d’uso, che diventano parte del nostro modo naturale d’utilizzo.

Questa rimane una delle differenze più marcate tra Cupertino ed i concorrenti: ove i secondi pensano (apparentemente, ma mi sento di poterlo affermare con una certa sicurezza) ad inserire quante più funzioni possibile nei propri prodotti, per una sorta di “sindrome da check-list”, Apple pare concentrata soprattutto sul come implementare le caratteristiche che ritiene funzionali.
E pare funzionare.

Stay Tuned,
Mr.Frost