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Notizie false, sentimenti reali e processo alle intenzioni.

Deviamo dagli argomenti usuali (ma da un certo punto di vitsa nemmeno poi tanto), grazie ad un post del NiemanLab:

Is it still fake news if it makes you feel good? (Yes, yes it is): Updates from the fake news world
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La domanda è semplice, come spesso accade, e la risposta è assai complessa, come sempre accade.

Prendo a prestito anche la teoria della filter bubble, che pone a mio avviso il problema nei giusti termini. Siamo propensi – naturalmente, ed in questo i social network non ci aiutano, anzi – ad accettare tesi che confermano i nostri pregiudizi: se qualcun’altra ci dà ragione, deve per forza dire la verità.

Rischiamo quindi di trasformarci in veicolo di diffusione di bufale (la terminologia infettiva non è casuale) tanto più quanto questo si avvicinano alle nostre posizioni; ciò dovrebbe spingerci a verificarle con maggiore attenzione.

Tuttavia, credo che il vero discrimine sia nella gestione dell’errore: chiunque prima o poi incorrerà nella bufala presa per buona.
L’onestà intelletti di riconoscerlo, magari pubblicamente, e porvi rimedio sarà allora l’unica cosa che ci distinguerà dal fuffaro professionale.

Stay Tuned,
Mr.Frost