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Non è un web per vecchi – I miei dieci minuti con Snapchat

Alla fine, la curiosità ha avuto il sopravvento, ed ho installato Snapchat. Tutti a descriverlo (tentare di) come il nuovo fenomeno sociale del web, a paragonarlo (tentare di) a fenomeni epocali quali l’instant messaging in sé, tutti a definirlo (tentare di) ammettendo però da subito che se non ci sei dentro, non puoi capirlo (e a me venivano in mente i club finto esclusivi e le sette che poi muoiono tutti bruciati vivi).

Che poi qua si aprirebbe un’infinita parentesi sulle recensioni che non recensiscono, ma vabbè.

Questa non è una recensione. Non pretende in esserlo, e non riuscirebbe ad esserlo nemmeno volendo, principalmente per due motivi: l’ho tenuto installato per un paio d’ore – usandolo per i dieci minuti di cui sopra – e non ci ho capito granchè.

Ho avuto qualche impressione sparsa, che qui proverò a trascrivere in bit altrettanto sparsi.

Snapchat è molto popolare tra i giovani (lasciate perdere i media che se ne stanno impadronendo (tentando di), tipo MTV, o il National Geographic, o le grandi news corp americane ed inglesi: cercano solo un ulteriore canale di comunicazione per la stessa roba).
Posso capire piuttosto facilmente il perchè: Snapchat è veloce (molto, forse pure troppo, ma ci torneremo), colorato, divertente, eccessivo, visuale più che testuale. Un’orgia di Emoji che nemmeno gli stickers di Telegram (che personalmente trovo divertentissimi), stabilmente oscillanti tra il kawaii e il cinismo a basso realismo di un Adventure Time.
Potrebbe tranquillamente sostituire il 99% dei selfie da chat ( e probabilmente mira anche a quello, e probabilmente ci riesce pure – almeno per il suo bacino d’utenza privilegiato); adesivi di animaletti a cartoon con frasi fatte buone per tutte le occasioni, appiccicate sui propri autoscatti usati per decidere dove si va quando si esce: la macchina da guerra definitiva.

Considerazioni pseudo tecniche a latere: pur essendo un sistema di messaggistica (ed in questo nemmeno troppo raffinato perchè volutamente vago come modalità d’uso – ma torneremo anche su questo), Snapchat implementa alcune funzioni che vorrei vedere ovunque, indipendentemente dalla piattaforma.
Una velocità di inserimento dei messaggi imbarazzante (guarda caso, la cosa più lenta da fare è scrivere: mandare una foto o un filmato con gli arcobaleni è infinitamente più veloce); una realizzazione tecnica con i fiocchi (il sistema appare stabile nonostante sia un misto di audio, video, foto, GIF, Emoji, testo e via dicendo); la funzione di autocancellazione dei messaggi inviati e letti è semplicemente geniale, finalizzata com’è ad abbattere del tutto ogni inibizione (sotto questo punto di vista Snapchat è la più clamorosa eccezione che io conosca al detto – per il resto sacrosanto – secondo cui “Internet non dimentica” [1]) ed imporre una certa leggerezza di fondo a qualsiasi conversazione (il tutto con un lato oscuro non da poco, ma – indovinate un po’? – anche di questo ne parliamo tra poco).

Meltin’ pot di tutti i mezzi di chat a disposizione (o almeno questa è l’impressione che dà), Snapchat è un blob indefinito che prende la forma che vuole dargli il suo utente, o coloro che quell’utente seguono, determinandone così la popolarità.

Restano i lati oscuri, che potrebbero essere in alternativa solo preoccupazioni da matusa che non ha capito appieno la grandiosità del mezzo. Ma tant’è.

Sulla velocità di Snapchat incombe una pesantissima cappa di frenesia – e quel che è peggio è che sono quasi certo che questa impressione sia voluta da progetto.
Le chat indicano, di solito, se un messaggio è stato inviato, consegnato, letto, al massimo quando è stato inviato. Questo già genera in molti una discreta ansia da notifica (ricordiamoci del delirio seguito all’introduzione della “doppia spunta blu” in WhatsApp, o dei numerosi post di gente che si dichiarava esaurita dall’idea di dover rispondere immediatamente o quasi ad ogni messaggio ricevuto, pena la sanzione sociale di essere considerato un cafone).
Snapchat visualizza gli “snap” (i messaggi) così:

ANSIA
ANSIA

Quanto tempo fa è stato consegnato. Ergo, quanto tempo ci stai mettendo a rispondere.
Perchè non hai ancora risposto? Cosa aspetti? Hai qualcosa da nascondere? Lo so che ti è arrivato. Precisamente 2 minuti fa.
Ansia, amica mia.

Ricordo un post piuttosto impressionante di Ben Rosen che partiva dall’idea che per comprendere davvero Snapchat e l’uso che ne fanno i teenager non ci fosse metodo migliore che farselo spiegare da un’esperta: sua sorella tredicenne.
Il risultato è molto interessante, approfondito ed agghiacciante allo stesso tempo.
Un passaggio in particolare mi aveva colpito, e mi è tornato immediatamente alla memoria appena ho cominciato a “giocare” in prima persona:

ME: How long have you had Snapchat?
BROOKE: My new account? About a month and a half.
ME: New account?
BROOKE: Yeah, I didn’t like my old name, so I made a new account.
ME: So you lost all your friends…?
BROOKE: Not really. I used to have about 215 and now I’m at around 180 or 190.
ME: In a month and a half??
BROOKE: Yeah, my score is already over 103,000.

For those of you who don’t know (I didn’t), your Snapchat score can be found beneath your barcode on your account page. The score is determined by how many snaps you send and receive as well as how often you post and watch Stories.
For context on how big Brooke’s number is, here is my score after about a year of moderate usage. (1729, NdR)
I told Brooke what my score was.

BROOKE: That’s it?? OMG that was like my first day.

Snapchat non è uno strumento per il tempo libero, non per il suo utilizzatore “pro”. Snapchat è IL tempo – libero o no. Sempre dallo stesso post:

ME: How often are you on Snapchat?
BROOKE: On a day without school? There’s not a time when I’m not on it. (enfasi mia, NdR) I do it while I watch Netflix, I do it at dinner, and I do it when people around me are being awkward. That app is my life.

Immagino quale stress possa causare a livello di rapporti “sociali”, specie in ambienti non proprio amichevoli come le scuole americane (ricordiamoci che Brooke ha 13 anni).
Questo porta con sè un altro problema: Snapchat rischia di essere, nelle “giuste” condizioni, lo strumento perfetto per il tipico sistema a caste della scuola americana.
Popular o Loser, vedrai confermata e scolpita nella pietra digitale – per pochissimo tempo, ma ripetuta in continuazione – la tua condizione: ad ulteriore celebrazione dei primi e rovina dei secondi.

ELSBITCH: Don’t reply to weird people. You could reply once, but definitely don’t get a streak.

Ecco, appunto.

La stessa volontà (ferrea e palese, ma magari è un’impressione) di Snapchat di risultare fluido e – oserei dire – amorfo, mischiando in maniera apparentemente caotica ed indiscriminata tutti i mezzi di comunicazione personale di cui ci serviamo di solito, rivela il suo ultimo (?), forse più clamoroso, lato oscuro: l’app mira ad essere onnipresente.

Come e più dei vari WhatsApp simili, Snapchat mira a mio avviso a raggiungere lo status di “app di default” di cui gode WeChat in estremo oriente (sull’argomento esiste una letteratura vastissima è molto interessante, come questo post).

Per quanto l’obiettivo possa sembrare ambizioso, e il suo raggiungimento verificabile solo in maniera empirica con il tempo, bisogna notare due cose:

  • Quasi tutti abbiamo alzato il sopracciglio di default dello scetticismo quando Facebook era in crescita vertiginosa, pensando che prima o poi sarebbe arrivato un nuovo Facebook a far fare a loro la medesima fine di MySpace e affini. Almeno per ora, sembra che ci siamo sbagliati di grosso, e [2] forse potremmo/dovremmo considerare l’ipotesi che Facebook abbia raggiunto una massa critica che ne renderà molto lento e difficoltoso il superamento.
  • Questo successo, per ora innegabile, nel porsi come default (Facebook è per vecchi, Twitter sta morendo, Slack è per team e via dicendo) non fa altro che esacerbare il rischio di settarismo di cui sopra; non sono sicuro sia un bene rispecchiare così fedelmente su internet le dinamiche di altri microcosmi (high school, anyone?), se queste già ci inquietano nella loro incarnazione originale.

Tutto questo, ovviamente, parte dal presupposto che Snapchat sia diretto a chiunque, ma forse proprio qui sta l’errore e il problema: Snapchat non è Facebook. Snapchat vuole i propri utenti, che si autoselezionano, e non sono nemmeno lontanamente la maggioranza di qualunque classe demoscopica (le classiche Alfa istruzione, bassa istruzione, alto reddito, basso reddito, democratici, repubblicani, religiosi, atei, eccetera), tranne una.

Sono giovani.

Crescono con Snapchat, si abituano a considerarlo il mezzo di comunicazione e relazione sociale e forse così facendo accetteranno di buon grado (o con indifferenza) qualunque modifica (qual è il primo esempio che vi viene in mente?) il sistema decida di apportare a se stesso (dopotutto, qualcuno di noi si è accorto di quanta pubblicità ci fosse propinata durante i cartoni all’epoca in cui li guardavamo?).

Sono poi, ovviamente, i consumatori (non di domani, ma di oggi) cui tutti vorrebbero arrivare: quelli che, nei casi in cui non abbiano capacità significativa di spesa propria, orientano comunque in maniera palese e profonda le scelte delle proprie famiglie.

Ma forse, tutto questo è solo sovrastruttura da matusa, che non ha capito che mandare agli amici un selfie che vomita arcobaleni è solo una gran figata.

Postata 3 minuti fa, e nessuno ancora ha risposto.

Dannazione.

Stay Tuned,
Mr.Frost


  1. Lo so che adesso si deve scrivere minuscolo perchè è stato finalmente risonosciuto come nome comune, ma qui ci va la maiuscola. Fa più sentenza definitiva.  ↩

  2. Stante l’ovvia ma necessaria considerazione che nulla è eterno, tanto più quando si parla di tecnologia.  ↩