Skip to content

L’uovo indossabile e la gallina connessa

The trouble is that this future world is only better if both essential components – wearables and software-enabled physical objects – are widespread. Having one without the other is much less interesting, but it’s not obvious which should come first: software-enabled objects can interact with the smartphone, but as I noted there is real friction that accumulates over time; wearables by themselves, though, have limited use cases.

Ben Thompson

Condivido l’ottimismo dell’autore riguardo al futuro uso (e alla crescente utilità) dei wearable. Capisco la sua preoccupazione riguardo al fatto che il componente costituito dall’Internet Of Things, attualmente ad un livello di sviluppo e di qualità che definire dilettantistico è generoso, possa dare origine ad un’anatra zoppa della tecnologia.

Proprio quest’ultimo punto, però, mi dà da pensare per un paio di motivi:

  1. In male, le falle nella sicurezza dei dispositivi appartenenti alla categoria dell’Internet delle cose sono diffuse, (più) difficili da tappare (rispetto alle normali falle informatiche) e soprattutto grossolanamente sottovalutate in termini di rischio e diffusione (Router con user e password lasciate come di default, Sistemi di criptazione inesistenti o pateticamente deboli, una generale e pericolosa mancata percezione della natura informatica di questa categoria di oggetti – un frigo connesso ad Internet, non è prima di tutto un frigo, è prima di tutto connesso ad Internet).
  2. In bene, oltre agli esempi portati dallo stesso Thompson di compagnie che cercano di fornire prodotti in grado di coprire l’intera catena formata da wearables e IoT, anche Apple sta perseguendo obiettivi simili: iPhone, iPad, Mac, Watch, TV, iBeacon, Pay mirano a costruire un ecosistema che vada ben oltre l’aspetto tradizionalmente informatico.

Il successo dei vari tasselli che Apple (forse meglio di altri, ma non certo da sola) sta cercando di mettere insieme determinerà dunque il successo o meno (potremmo dire addirittura la sua effettiva realizzazione) del futuro che Thompson pronostica: una sempre maggiore integrazione del digitale (in senso molto lato) nella vita quotidiana, ed una sempre maggiore trasparenza dello stesso. Condizioni, queste, indispensabili affinché wearables, IoT, realtà aumentata o ologrammata, ed in sostanza qualunque next big thing sia davvero big, e non si riduca piuttosto ad un prodotto di nicchia, senza alcun reale impatto o percentuale di adozione degna di nota.

Stay Tuned,
Mr.Frost