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L’età che uno si sente

Il nostro approccio generale nei confronti dell’innovazione è nella migliore delle ipotesi minimizzante e guardingo, nella peggiore di aperta e netta contrapposizione in nome di un presunto interesse generale da buon padre di famiglia.

Massimo Mantellini – Internet è bella ma non ci vivrei – Il Post

Un altro problema? Non ci si pone minimamente il problema se valga la pena forzare un po’ la mano nel far adottare una tecnologia, indipendentemente da quale e quanto vantaggio possa creare.
Vi è una minima (e spesso, ahinoi, tutt’altro che minima) resistenza? Allora non ne vale la pena.
Il 730 precompilato? Dice: “Ma gli anziani non hanno Internet o non lo sanno usare” (e se magari, magari, non lo volessero usare? Così, per partito preso. Sembra così assurdo?)
I movimenti di denaro sopra una certa soglia solo in formato elettronico? Idem con patate (Tralascio per umana pietà “l’argomento” dello “Stato di polizia fiscale”, tanto odioso nei toni quanto inconsistente negli argomenti).

Gente con diritto di Facebook, che non ha la minima intenzione di imparare ad usare Internet per qualsivoglia altro scopo.

E se questo è dovuto, come dice Mantellini, ad una precisa scelta operata da un’intera classe dirigente (in senso lato, politica, culturale, religiosa e via pontificando), d’altra parte mi cadono le braccia (per non dire altro) quando sento persone della mia età giustificare tutto questo.

Per gli umbertiechi, i titoli terrorizzanti, gli psicologi da strapazzo che sapevano tutto fin da prima, ci sarà tempo e modo: c’è sempre tempo del resto per spiegare con un giro di parole di leggera superiorità e senza nemmeno accorgercene quanto siamo vecchi e stanchi e senza speranza.

Vecchi, qualcuno non solo anagraficamente.

Stay Tuned,
Mr.Frost