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iPad è morto. Viva iPad.

Ci risiamo.

Siamo in quel periodo dell’anno in cui iPad muore. Ciclicamente. In maniera apparentemente inevitabile.

Sembra che gli “analisti” si siano ormai specializzati nel non capire le differenze tra i vari prodotti.
O meglio, tra qualsiasi prodotto e l’iPhone.

L’iPhone è stato quanto di più vicino possiamo dire di aver osservato ad una singolarità tecnologica.

Dopo lo spartiacque del primo iPhone, tutti si sono (in più o meno tempo) abituati a considerare un touch screen come un elemento fondamentale di un telefono, e non solo. I tablet come li conosciamo ora (non i convertibili urendi che Microsoft tirò fuori anni prima) non esisterebbero senza il concetto base dell’iPhone (lastra di vetro, multitouch come unico input o quasi); probabilmente anche sistemi di controllo come il Magic Trackpad non avrebbero il successo che hanno (e no, il Magic Trackpad non è stato sdoganato dai portatili: quelli esistevano da ere geologiche, in termini di tempo informatico, e nessuno aveva mai chiesto un touchpad per un desktop).

Ancora sconvolti da questa autentica rivoluzione, gli analisti sono passati all’immediato sillogismo: l’iPhone è stato IL successo – commerciale e tecnologico – per antonomasia, ergo qualunque cosa abbia meno successo dell’iPhone è un flop.

È così abbiamo avuto, in sequenza, svariati casi di prodotti che hanno incenerito in termini di vendite la concorrenza , ma che sono destinati ad una fine terribile “perché l’iPhone”.

L’Watch (che, ricordiamolo, secondo stime abbastanza condivise ha venduto in un giorno più di quanto gli altri abbiano venduto in un anno) è l’ultimo esponente di questa categoria – suo malgrado – ma nessuno può competere con l’iPad.

Vi ricordate gli “smartphone” prima dell’iPhone? Nokia, SonyEricsson, Siemens, Palm…
E i tablet prima dell’iPad? No?

Perché in questa forma, semplicemente, non esistevano.
Il “grosso iPod Touch” (che a sua volta era stato definito “l’iPhone che non telefona” – mentre oggi siamo arrivati al punto che le nuove generazioni non distinguono quasi tra questo e l’iPhone) non ha ridefinito un mercato; non lo ha reso popolare; lo ha – in termini commerciali e di pubblico raggiunto- creato.
Ma non è l’iPhone.

Questo ha portato, da quando esiste, ad un ciclo come minimo annuale di dissertazioni infinite sul perché iPad sia condannato all’estinzione, nonché ad altrettante perle di saggezza su cosa si dovrebbe fare per impedirlo (dare consigli ad Apple, si sa, è uno degli sport preferiti del giornalismo tech).

iPad dovrebbe essere più piccolo.
iPad dovrebbe essere più grosso.
iPad dovrebbe montare OSX.
iPad dovrebbe avere uno stilo.
E via delirando.

Ovviamente, spesso si tratta di poco più che sparate a zero, nella speranza nemmeno troppo nascosta che un giorno Apple adotti una di queste soluzioni (ed è successo, con la creazione dell’iPad Mini), abbia piuttosto prevedibilmente successo, e l’esperto di turno possa così prorompere in un tonante “ve l’avevo detto, io”.
Un po’ come Gene Munster con la televisione Made in Cupertino.

Anche quest’anno, quindi, sono partite le celebrazioni del prematuro funerale di un dispositivo che – pur segnando percentuali negative nelle vendite ormai da un po’- continua a vendere qualcosa come 65 milioni circa di unità.
Il tutto nonostante il fatto che – per alcuni utilizzi – un iPad di prima generazione sia ancora perfettamente adatto; non parliamo poi dell’Highlander iPad 2.
O forse – ed è cosa che sempre sfugge ai famosi analisti – le vendite di iPad continuano ad essere imponenti proprio perché il ciclo di aggiornamento può essere così lento: perché nel mondo reale, un investimento viene valutato anche (soprattutto?) in base alle prospettive che offre.
O, per dirlo meglio:

Nel creare iPad, Apple ha dato vita a una categoria di apparecchi estremamente surdimensionata rispetto alla durata nel tempo. Alla faccia dell’obsolescenza programmata.

Lucio Bragagnolo

Stay Tuned,
Mr.Frost