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Internet non è un’altra cosa

Dopo lo scandalo di HackingTeam, che abbiamo scoperto (ma per piacere…) essere in affari con governi ed entità non proprio raccomandabili, ecco uno dei casi da manuale della pirlaggine informatica.
È stato violato il sito AshelyMadison.com, che si occupa di…tresche extraconiugali.

Esatto, sono dei facilitatori di corna, peraltro con una numerosa ed eterogenea clientela; tra i dati rubati e resi pubblici, ci sono ovviamente nomi utente, password, nomi e cognomi, indirizzo, nonché gli immancabili (sembra parziali) numeri di carta di credito e tanto altro.

Il problema sembra tranquillamente risolvibile con i soliti metodi a posteriori: scegliere una nuova password, migliore magari (e no, 123123123A non è meglio di 123123123), cambiare carta di credito dopo aver bloccato quella registrata e così via.

Tutto questo supponendo che Internet sia altro dalla realtà.

Errore.

Ogni azione – o quasi – che compiamo o non compiamo su Internet ha riflessi sulla nostra vita.
Chi ha usato una mail aziendale per registrarsi a vogliopiantartiintestaduecornachenonpassidalleporte.com è un pirla; se il dominio dell’ “azienda” è .mil, ancora peggio.
Poi, c’è anche chi, come fa notare giustamente Paolo Attivissimo, rischia ben di più: c’è almeno un caso (chiaramente non verificabile ma sinistramente realistico) di utente saudita, che si era affidato al sito durante la propria permanenza negli USA per trovare partner omosessuali, che ora rischia la condanna a morte essendo rientrato nel proprio paese.

Perché, e non lo ripeteremo mai abbastanza, Internet non è (più?) altro dalla vita reale.
Ne è parte, sempre più preponderante fino a diventare a volte fondamentale.
Un’autentica questione di vita o di morte, in qualche caso.

Stay Tuned,
Mr.Frost

P.S. Come sempre in questi casi, se davvero volete capirci qualcosa, chiedete ad ArsTechnica.