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Instagram, Twitter e il rumore di fondo

John Gruber, a commento di un articolo di TechCrunch:

[…] part of Instagram’s success is that their interface is simpler, and the rules for what you see in your feed are like what Twitter’s used to be: a simple chronological list of posts from the people you choose to follow.

Semplicità, certo. Sto rivalutando recentemente quale client Twitter si adatti meglio alle mie esigenze, specialmente su iOS (e pregusto la lettura di questo mastodonte della solita fonte impagabile), anche perché lo sviluppo di Tweetbot (per me finora inavvicinabile da parte di qualsivoglia concorrente) procede eufemisticamente a rilento.

Questo mi ha portato, dopo una breve ricerca sullo Store, a considerare di tornare ad uno dei due grandi classici: l’App ufficiale, e Twitterrific.

Twitter for iOS, immediatamente dopo la svolta autoritaria del servizio, tesa a segare le gambe a client terzi, ha goduto di un vantaggio enorme, almeno sulla carta: se volete usufruire di Twitter come lo pensa ed intende Twitter, non avete altra possibilità (escludiamo chiaramente la masochistica alternativa di utilizzare il sito web).

Qui, però, sorge il problema.

Personalmente, Twitter come lo intende Twitter fa schifo.

Intrusioni nella timeline, post sponsorizzati senza attinenza alcuna o quasi con le proprie scelte, ed in generale un rumore di fondo che rende ulteriormente difficile da gestire un sistema già di per sè non proprio minimalista.

Non uso Instagram da tempo.

Me ne sono allontanato subito dopo l’acquisizione da parte di Facebook, anche se mi pare di aver specificato già all’epoca come questo non fosse l’unico motivo (forse neppure quello preponderante).
In caso mi fossi immaginato di convertire quello specifico delirio in bit, rimedio subito: “certo, Facebook e i problemi di privacy e lo sfruttamento dei diritti delle mie foto e l’abuso di filtri seppia e tutto il resto, ma in fin dei conti, parliamoci chiaro, una community fotografica dove la gente si sente figa e viene riconosciuta come tale postando foto ipereffettate di ciò che sta per mangiare o sequele di bling bling e simili? Andiamo, non è quello che sto cercando”.

Ecco, tanto per capirci.

Eppure, stando a quello che leggo, e parzialmente vedo, le parti si stanno invertendo: tanto rumore su Twitter (perdipiù imposto dall’alto), una feroce opera di perseguimento della pulizia e del focus (lo so, suona ridicolo in queste circostanze) in casa Instagram.

E allora non si tratta forse solo di catturare quella che potremmo definire la vera essenza di un servizio, l’idea che ne sta alla base, poiché non abbiamo idea di quale sia, ammesso che esista e non ne sono per nulla sicuro.

Semplicemente, potrebbe trattarsi di una questione più grande e più terra terra insieme: farsi guidare dai propri utenti, assecondare ciò che essi vogliono fare del servizio, e stare a guardare.

Con meno interferenze e rumore di fondo possibili.

Stay Tuned,
Mr.Frost