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Il problema dietro il volante

Google initially designed its autonomous cars so that human drivers could take the controls when necessary but abruptly changed course when the company concluded that such a set-up was not safe enough, Teller said. Google’s current self-driving car prototypes eliminate the steering wheel and brake pedal entirely, putting the machine always in control.

The decision to make such a change was not easy, he said, noting that the initial version of the company’s self-driving modified Lexus SUVs had advanced to the point where the vehicles could handle highway driving extremely well.

Astro Teller, citato da Reuters – Google X boss says company should have curbed Glass hype

In riferimento a quanto avevamo detto un po’ di tempo fa, un’ulteriore prova del fatto che la vera incognita nelle self-driving cars, come in molte, troppe altre tecnologie, non è costituita tanto dalla parte informatica (a parte quel solito problemino di Skynet), quanto da quella biologica.
Dilemmi morali insolubili a parte [1], due computer non avrebbero problemi a guidare a 250 km/h sulla stessa strada evitando incidenti [2], per una semplice ragione dovuta al loro stesso essere, per così dire: sono prevedibili [3].

Le persone, invece…beh, sono ovviamente tutt’altro.

Stay Tuned,
Mr.Frost


  1. Anche quel mezzo film di I, Robot (ottime intenzioni, buona realizzazione, ma con quel non so che che manca…) poneva la stessa questione; in sostanza, noi vediamo dilemmi morali insolubili perché abbiamo una morale le macchine, no.  ↩
  2. Guardando il GP di Cina, pensavo: ma perché, oltre al robo-soccer, molto utile dal punto di vista scientifico e di sviluppo ma noiosissimo da vedere, non sperimentiamo una specie di F1 alternativa con veicoli a guida autonoma? Circuiti prestabiliti, alte prestazioni, nessun rischio per le vite umane… non come rimpiazzo, ovviamente, ma come parco giochi.  ↩
  3. Ci sono poi decine di meravigliose storie di Asimov che dimostrano come la prevedibilità robotica risulti totalmente imprevedibile agli umani, almeno in prima battuta. Davvero, leggetevi le storie robotiche di Asimov, fatevi del bene. Soprattutto quelle con Susan Calvin.  ↩