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Il lusso di poter attendere la perfezione

I expect the new MacBook to follow the same path as the Air. Over the next few years, it will improve, and become an affordable, indispensable tool for life in the future. But here, now, in the present day, there are more practical slim, everyday laptop choices.

Un po’ come il primo MacBook Air, il nuovo MacBook mostra qual è il futuro dei MacBook — ma per il momento è meglio restare nel passato. A meno che quello che vogliate sia più un tablet, che un portatile.

Il laptop del futuro non è pronto per il presente | Bicycle Mind

Filippo Corti cita Joanna Stern, e pur comprendendo motivi e origine delle perplessità di entrambi, mi viene in mente una domanda: da quando diamo per scontato di poterci concedere il lusso di attendere la perfezione?
Mi spiego: il nuovo MacBook segue un pattern piuttosto chiaro, familiare a chi si occupi anche solo con modica attenzione di Apple e tecnologia; prestazioni medie se non mediocri, scelte hardware che al momento (e nell’immediato futuro) appaiono come estreme, funzionalità che presuppongono una situazione ambientale che quasi sicuramente si realizzerà (già se ne vedono le avvisaglie), ma che al momento è ben lungi dall’essere comune.
Tutto sa di già visto, con l’iPhone, con l’iPad, con il primo Air.
Ed ogni volta il commento è stato quello: precorre i tempi, è meraviglioso, geniale, uno sguardo sul futuro, ma ora come ora è limitato.

Bello, ma non ci vivrei.

Io sono sicuro (ed è una certezza che mi pare condivisa anche da altri blogger, inclusi i due di cui sopra) che Apple abbia i mezzi economici e soprattutto la costanza (testardaggine) di proseguire per la propria strada anche se Watch e MacBook non dovessero rivelarsi immediatamente degli straordinari successi commerciali [1].

Questo ci porterà, history repeating, nel giro di un paio di iterazioni ad avere altri due prodotti tipici di Apple: quelli che ridefiniscono un mercato, spingono avanti l’uso di tecnologie fino a quel momento poco più che abbozzate e di nessun impiego nel mercato consumer, quelli che a posteriori sembra ovvio e così via.

Ma se non ci fosse Apple dietro questi prodotti?
Samsung ripudia tutte o quasi le proprie scelte hardware (plastica, batteria rimovibile eccetera) al primo (pur se sostanziale) crollo delle vendite.
Hp ha comprato Palm per poi chiuderla senza nemmeno provare a competere.
Microsoft, di fronte agli schiamazzi di chi non capisce Windows 8 e come sia un tentativo di rimanere importanti in un mercato che si svincola sempre più dallo schema singolo computer sulla scrivania, reagisce riportando indietro l’orologio con Windows 10, che pare assomigliare pericolosamente a Windows 7 e a tutti quelli che l’hanno preceduto.

Cosa impedirebbe ad Apple di liquidare, non tanto il Watch, quanto il MacBook, come un esperimento non troppo riuscito e tornare alla dicotomia Pro-Air?
Nessuno potrebbe fargliene realmente una colpa: sono un’azienda, puntano al profitto,ciò che non rende si abbandona.
In questo scenario, chi si accollerebbe gli oneri (a questo punto ancor di più senza onori a fare da contraltare) di spingere un passo più in là la nostra definizione di standard?

Stay Tuned,
Mr.Frost


  1. Almeno parte di questo pericolo, nel momento in cui scrivo, pare scongiurato, visti i dati dei preordini dell’Watch. E non stiamo a questionare se sia ampia domanda, scarsa disponibilità o qualunque percentuale combinazione dei due fattori: c’è chi ha venduto 300.000 esemplari di smartwatch in un anno pur avendo probabilmente i magazzini strapieni ed in grado di esaudire un numero di richieste di gran lunga superiore.  ↩