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I client email – O della reinvenzione della ruota

Despite its archaic nature and stale protocols, email works – it’s the closest thing to a common standard for digital communication we have. Messaging services may rise and grow and fall and shut down, but email will always be there, humbly humming along, hoarding thousands of unread messages in your inbox. You have to believe that, if this planet were to end tomorrow, cockroaches and IMAP would survive it.

Federico Viticci – Macstories.

Felice di sapere che almeno in parte siamo d’accordo, sono molto curioso di provare Airmail.
Solo un paio di cose mi trattengono: le precedenti esperienze con Dispatch (gran bella applicazione, ma non ha – come dire – attecchito) e la ridotta mole di mail con cui ho a che fare.

Entrambe, senza contare il mio stato di lutto informatico permanente da quando è stato sospeso lo sviluppo di Sparrow (che funzionava perfettamente, ma che non avrei definito come dedicato ad un’utenza particolarmente evoluta), mi hanno spinto a pensare che in realtà le mie esigenze in ambito di gestione della posta elettronica non siano niente di più di quelle che possono essere soddisfatte dal client di default fornito da Apple; il quale avrà (ha) i suoi difetti e i suoi momenti di inspiegabile follia, ma dispone dei soliti, evidenti pregi delle applicazioni di serie: è gratis, dotato dello status – per ora esclusivo – di applicazione di default, ed è presente su iOS come su X.

Airmail però è ora disponibile anche per iPad (da pochi giorni), coprendo così lo “strano cross platform” Apple. Grosso punto a favore.

Questo rende molto allettante la prospettiva di adottarlo come client unico, ma il problema resta sempre uno, basilare:

...è che poi mi rompo
…è che poi mi rompo

Stay Tuned,
Mr.Frost

P.S. Ovviamente, Federico copre anche la versione iPad con l’immancabile recensione. La quale, peraltro, mi fa pensare come spesso mi accade: ma non è uno sbattimento atomico cambiare applicazione di default ogni volta? Gh.