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Guarda, mamma, senza mani!

Mantellini sul Post bastona l’AD di Poste, quel Francesco Caio già consulente per l’Agenda Digitale Italiana, nonché estensore del Rapporto che porta il suo nome.

Nonostante sia d’accordo con il 99% di quello che scrive Mante, come spesso accade, mi trovo a considerare la situazione anche da un punto di vista leggermente diverso.

Forse il maggior fastidio (e qui comincia, ovviamente, un lunghissimo ragionamento preceduto dal “secondo me” d’obbligo) nell’annuncio trionfalistico di Caio è dovuto, più che alla sostanza, al tono.

Sarà pur vero che il Wi-Fi gratuito non ci salverà, e con questo diamo per scontati e condivisi tutti i ragionamenti che seguono: il distacco tecnologico dovuto ad un fattore prima di tutto culturale, di forma mentis (oggi Internet sembra essere nella situazione in cui si trovavano i computer negli anni 80; se fai notare che la usi comunemente e ti serve, vieni più o meno etichettato come all’epoca uno che dicesse la stessa cosa dei PC: sei uno che “ci fa i giochini”), che il Wi-Fi ha forse poco peso nello sviluppo di un paese in cui la connessione prevalente è mobile (davvero, e qui sottoscrivo in pieno, chi andrebbe alla Posta – o anche solo lì davanti – per usufruire di una connessione gratuita?), eccetera eccetera.

Eppure.

Eppure ci sono almeno un paio di punti per cui varrebbe la pena plaudire (sommessamente, e qui torniamo al discorso sul “tono” degli annunci) all’iniziativa annunciata da Poste.
Se la cosa dovesse prendere piede, ed in presenza di un management anche solo mediamente alfabetizzato dal punto di vista informatico (non solo il vertice, occorrerebbe che lo fossero almeno tutti i quadri e/o i responsabili di filiale), si potrebbe ipotizzare di affiancare un domani alla connessione Internet gratuita una sorta di “rete locale” wifi, cui accedere con credenziali simili a quelle utilizzabili sul sito delle Poste, per svolgere operazioni di sportello.
Quali sarebbero le differenze tra Poste.it e questa soluzione? Me ne vengono in mente almeno un paio:

  1. la connessione potrebbe costituire parte della “certificazione” se accedo ad una rete locale – anche se wifi – lo posso fare tramite credenziali che certificano a monte la mia identità. Questo consentirebbe di svolgere molte operazioni in autonomia, o quasi. E qui, passiamo al punto
  2. si potrebbe, senza alcun bisogno di utilizzare dongle, chiavette o altri metodi di autenticazione monouso tipo token numerici, autorizzare praticamente qualunque operazione possibile allo sportello. Questo perché la garanzia sull’identità e la conclusiva verifica della stessa sarebbe svolgibili dagli operatori di sportello.

Avete presente quando siete in fila, magari per pagare un bollettino, ed intanto lo compilate? Avete tutti i dati a disposizione, il bollettino stesso, tutto viene fatto in qualche minuto, e…..poi siete in coda. Quelle code tipo “ora serviamo il numero A26”, e voi abbassate lentamente lo sguardo verso il vostro foglietto, scorgendo con orrore la verità: A85.

Ecco, pensate se ogni operazione di sportello, anche la più assurda, si svolgesse al 99% prima che voi raggiungiate persino lo sportello. 60 smartphone presenti? 60 “sportelli” disponibili. E gli sportelli fisici a fungere solo da verifica delle operazioni, ove necessario.
Avete appena ottenuto una riduzione abissale dei tempi di esecuzione, con tutto ciò che ne segue.

Questo sarebbe un progetto. Irrealizzabile, stupido, incompleto. Ma un progetto.
Invece qui abbiamo un proclama.

Architetti dell’Italia digitale.
Leader del processo di avanzamento economico e sociale.
Stiamo lavorando per rendere migliore la vita delle persone – con particolare attenzione alle fasce più deboli.

Questo lo rende insopportabile, non l’idea in sè.
Il fatto – ennesima conferma – che siamo un Paese in cui non si punta a risolvere problemi, piccoli o grandi, non si cercano soluzioni.
Ci si fa belli.

Stay Tuned,
Mr.Frost