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Follow Up – La situazione è grave, ma non è seria

Piccola precisazione dovuta ad alcune modifiche portate da Paolo Attivissimo al suo post su Apple.
Voglio precisare che ho avuto con lui un fitto e piacevole scambio di tweet a riguardo di quanto aveva scritto.
Alla fine direi che ognuno è rimasto della propria opinione, ma è sempre piacevole avere a che fare con persone educate e disposte al dialogo; su Internet, poi, è merce (ancor più) rara.

Detto ciò, sotto con la disamina (è un commento di Paolo al suo stesso post, per le modifiche vi rimando al medesimo):

Per tutti quelli che mi stanno dicendo che forse sono diventato complottista, ho aggiunto un po’ di chiarimenti e correzioni al post, ma aggiungo un paio di note qui.

Per chi chiede prove di questa progressione anti-utente:
– La musica sui dispositivi iOS si installa passando solo da iTunes. Perché non la posso semplicemente copiare come negli altri lettori MP3?

Per scelta di design di Apple. Hanno reputato che la semplicità derivante dal lasciare la gestione della libreria (intesa come cartelle, sotto cartelle e metadati) ad iTunes superasse la convenienza del poter usare un lettore mp3 come una chiavetta.

– iPhone, iPad nascono con la batteria sigillata. Poi arrivano gli Air: batteria sigillata, ma è necessario per ridurre gli ingombri. Poi la batteria sigillata arriva sui Macbook Pro. Poi anche Nokia e Samsung iniziano a sigillare le batterie. Messaggio di fondo: disincentivare l’utente a intervenire. A fine vita batteria, conviene comperare un dispositivo nuovo, perché togliere i sigilli costa ed è complicato. E noi (me compreso) accettiamo e compriamo.

Per ciò che riguarda gli smartphone: la batteria non sostituibile dall’utente (ma da un qualsiasi tecnico, anche non Apple sì – e pure dall’utente se ha voglia di sbattersi e guardare un tutorial su Internet) consente di produrre dispositivi più sottili e leggeri, o di ridurre lo spazio tra le componenti interne per montare batterie più capienti o più chip e sensori, e così via. In altri casi, la non rimovibilità della batteria è strumentale a caratteristiche quali l’impermeabilità del dispositivo.
Peso ed ingombro ridotti, e batterie più capienti, sono i motivi che hanno spinto in favore del medesimo processo sui portatili di Cupertino (vedi batteria del MacBook 12").
Ultima nota: cambiare dispositivo non conviene mai di per sè rispetto a cambiare la batteria; diverso discorso va fatto se nel calcolo si inserisce anche l’invecchiamento del terminale stesso in termini di prestazioni e software supportati (Apple però è maestra nel supportare devices molto vecchi a livello di OS).

– iOS, da sempre, accetta solo app approvate da Apple. Se voglio metterci qualcosa di non approvato, devo jailbreakare. Ho ceduto il controllo del mio dispositivo a terzi, e questo a molti sta bene (a me no). Perché Apple non offre l’opzione “installa da sorgenti sconosciute” come fa Android? In nome della sicurezza o in nome del controllo?

Se voglio mettere dei coltelli al posto delle fruste nel mio sbattitore elettrico per farne un’arma segreta ninja (in attesa di brevetto), devo usare del nastro adesivo: perché Moulinex non mi fa fare quello che voglio con il mio sbattitore?
Il paragone, volutamente forzato, serve ad introdurre un concetto che sembra difficile da capire, o facile da dimenticare all’occorrenza: la decisione se supportare o no un produttore che opta per scelte progettuali non gradite spetta sempre all’utente/consumatore. Per dirla all’americana, votiamo con il nostro portafogli, su queste cose. Il peccato mortale si sta diffondendo a tutti i produttori? Succede perché il mercato – noi – dimostriamo di apprezzare più un peso ridotto di una micro SD rimovibile.
Quanto alla dicotomia sicurezza/controllo, occorre a mio avviso notare una differenza: su OSX, l’utente può installare software proveniente da qualsiasi fonte. Questo perché la cultura informatica, e di conseguenza l’attenzione alla sicurezza di un utente di PC viene considerata mediamente più alta di quella di un utilizzatore di smartphone o tablet. Possiamo essere d’accordo o meno con Apple su questo, ma alcuni elementi – per esempio la demografia degli utenti delle due piattaforme – suggerisce che nella maggior parte dei casi possa aver ragione. O vogliamo davvero che nonna/zia/vicinochehaproblemiconilblotòt debba preoccuparsi di untrusted sources sull’unico dispositivo che sa usare – quasi – da sè?

– Questo genere di aspirazione al controllo non è prerogativa di Apple. Ce l’hanno un po’ tutti: Lenovo con app taroccate nel firmware, Samsung con DRM nei media player e bloatware non rimovibile nei cellulari, tutti i produttori che stanno progressivamente abituandoci a usare solo i loro store per il software.

Qui, mi spiace, non ci siamo proprio: Lenovo è il peggiore esempio possibile, ed il perché è evidente a chiunque abbia letto la storia con attenzione; quanto al bloatware, il libero e meraviglioso PC ne è sempre stato la patria (il Mac, stranamente, no. Bizzarro, per chi mira al controllo totale, no?), ed il fatto che, tanto per citare,

[…] Samsung continues to insist on having two browsers, two photo gallery apps and its own app store—not to mention filling the phone with extra widgets and apps.

è significativo di parecchie differenze di base. Quanto all’usare solo gli store proprietari, ritorna la questione della comodità. Comodità talmente legata alla natura e al tipo di utenza media dei dispositivi che lo stesso concetto, portato su Mac, ha molto meno successo ed è già stato dichiarato più e più volte in crisi.

In sintesi, man mano ci stiamo abituando all’idea che i dispositivi che usiamo non siano manutenibili liberamente da noi anche quando potrebbero benissimo esserlo. Ci stiamo abituando all’idea di non avere controllo su quello che facciamo, leggiamo o consumiamo sui nostri dispositivi.

La manutenzione (quanto sia benissimo possibile, e a quale “costo” non lo darei così per assodato) è una cosa. Il “non avere controllo su quello che facciamo, leggiamo o consumiamo sui nostri dispositivi” è tutt’altro. Oltre ad una palese e grossolana confusione tra hardware e software (il fatto che non “possa” – ma non è del tutto vero neppure questo – operare sulla centralina della mia auto non vuol dire che non possa decidere dove andare, o quante persone caricare, o se far fumare qualcuno all’interno dell’abitacolo o meno), questa mi sembra proprio una di quelle affermazioni categoriche cha fanno crollare l’assunto di partenza di ogni post: se mi metto un cartello al collo con scritto “Pentitevi, la Fine è vicina”, non posso pensare di essere trattato come chi avanzi argomenti scientifici a supporto della tesi del riscaldamento globale.

Non sto dicendo che il controllo totale sia realisticamente fattibile e che ci sia un malefico piano per implementarlo: è semplicemente una tendenza, una convergenza d’interessi comuni a danno di noi utenti, che osservo e che francamente vorrei tentare di prevenire.

Ah, no?

temo che l’iPad Pro sia un nuovo passo in avanti nella strategia a lungo termine di Apple per eliminare definitivamente il computer

Circolazione di documenti scottanti? Non sarà più un rischio, se sull’iCoso gireranno soltanto le applicazioni di lettura documenti benedette da Apple (che magari chiameranno Cupertino per informare su chi ha letto cosa e quando e dove l’ha fatto).

Sostituire il computer aperto, dove l’utente installa quello che vuole lui, con un dispositivo digitale chiuso, sul quale si possa esercitare un controllo ferreo

Però per arrivare a proporre il controllo totale senza che ci sia opposizione bisogna prima togliere di mezzo il personal computer, troppo libero, troppo aperto, troppo flessibile e riprogrammabile. Per eliminarlo non servono leggi o sequestri: basta disabituare gli utenti a usarlo. Pian piano e con il sorriso.

Ricordate Cory Doctorow e il suo monito sulla guerra in atto contro il computer universale? Provate a rileggere le sue parole di qualche anno fa e chiedetevi, senza inutili complottismi, se per caso aveva ragione.

Bizzarro. Avrei detto che la tesi fosse proprio quella.

Stay Tuned,
Mr.Frost

P.S. Lucio Bragagnolo ci va giù pesante. Anche se qualcosa mi suona un po’ esagerato, condivido la demoralizzazione…